Pubblicato il: 8 marzo 2019 alle 7:00 am

Festa della donna/1 Ricordiamo Ipazia d’Alessandria, una grande astronoma uccisa dal fanatismo religioso

di Caterina Slovak.

Roma, 8 Marzo 2019 – Più che festa della donna, l’8 marzo dovrebbe essere dedicato interamente alla retorica, dove il web si presta come unico grande palcoscenico. Compaiono, infatti, sui social continui messaggi in difesa della donna, in quanto creatura superiore all’uomo, a cui bisognerebbe prima chiedere scusa e dopo fare gli auguri.

Auguri.

L’8 marzo è una giornata come un’altra e ce lo dimostrano ogni anno i fatti di cronaca al cui centro ci sono ancora una volta donne ammazzate in famiglia dai propri compagni, mentre l’Italia distribuisce mimose a destra e a manca.

Ci sono voluti anni per passare dal chiamarla semplicemente “Festa” a “ricorrenza”, una di quelle ricorrenze che dal ricordo di una strage si è trasformata nel giorno che molte aspettano per uscire insieme alle amiche e strapazzare il povero cameriere/spogliarellista di turno.

Sarebbe più utile, invece, rendere omaggio a donne che con la loro determinazione, passione e forza hanno lottato per il raggiungimento di importanti conquiste sociali, donne coraggiose che hanno combattuto contro i pregiudizi e le imposizioni di epoche storiche.

Nel corso della storia le donne che si sono fatte valere per il loro coraggio, la loro bravura, la loro intelligenza e le loro opinioni non hanno sempre avuto vita semplice. Anzi, per niente. Spesso sono state abusate e uccise per la loro indipendenza e la volontà ad autodeterminarsi senza appoggiarsi a nessuno, tantomeno a una figura maschile, da Artemisia Gentileschi a Anna Bolena, a Mata Hari, Indira Gandhi…

Vi raccontiamo oggi una figura femminile dalla grande personalità e intelligenza, forse la prima della storia che si ricordi, vissuta con forza e determinazione: Ipazia di Alessandria.

Il suo nome è tornato famoso durante l’Illuminismo, quando molti autori hanno iniziato a ricordarne la sua libertà di pensiero e l’alto livello a cui erano giunti i suoi studi. Da allora viene ricordata come un simbolo della libertà di pensiero e dell’indipendenza della donna, oltre che come martire del paganesimo e in generale del dogmatismo fondamentalista

Scienziata e filosofa greca, è ancora oggi un simbolo della libertà di pensiero, a 1600 anni dalla sua uccisione per mano di fanatici religiosi.

Nata fra il 355 e il 370 (c’è incertezza sulla data esatta) nei pressi Alessandria d’Egitto, fu una importantissima matematica, filosofa ed astronoma. Le notizie sulla sua vita sono alquanto scarse: le due principali fonti antiche sono la Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico, avvocato presso la corte di Costantinopoli e contemporaneo di Ipazia, e gli scritti di Damascio, filosofo neoplatonico vissuto un secolo più tardi. A ciò si aggiunge il fatto che gli scritti di Ipazia sono andati perduti o incorporati in pubblicazioni di altri autori. Nacque intorno al 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto e venne avviata dal padre, Teone di Alessandria, allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. Egli stesso nell’intestazione del III libro del Commento al Sistema matematico di Tolomeo scrive: “Commento di Teone di Alessandria al III libro del sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia”. Nulla si sa della madre.

Alessandria all’epoca era una città straordinaria, pulsante di cultura, dove fin dalla fondazione gli ingegneri e gli astronomi avevano messo in pratica le loro elevatissime competenze per orientare l’asse della città in modo da segnare, ogni anno, il giorno del compleanno di Alessandro Magno.La sua biblioteca conservava la più vasta collezione di libri del mondo antico e aveva l’ambizione di radunare tutte le opere scritte dall’umanità sino ad allora.

La principale attività di Ipazia fu la divulgazione del sapere matematico, geometrico e astronomico. Oltre a questi ambiti del sapere scientifico si dedicò, a quanto pare diversamente dal padre, anche alla filosofia vera e propria, interessandosi a pensatori come Platone, Plotino (fondatore del Neoplatonismo) e Aristotele.

Succedette al padre nell’insegnamento presso il Museo di Alessandria d’Egitto già dal 393.

Ma la donna era nota era anche per la sua bellezza, tanto che uno dei suoi allievi si innamorò di lei, ma non volle mai sposarsi e all’età di 31 anni assunse la direzione della Scuola neoplatonica di Alessandria, diventando un’autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell’epoca.

Per la sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale, ma era amata anche dal popolo poiché non fu mai gelosa del proprio sapere, ma sempre disposta a condividerlo con gli altri, e al contempo era rispettata da molte autorità cittadine.

Filosofa e scienziata, scopritrice e studiosa, Ipazia riuscì a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di distinguersi nella scienza.

Donna di enorme cultura, di lei non sono rimasti scritti probabilmente a causa di uno dei tanti incendi che distrusse la biblioteca. Nonostante l’assenza di suoi scritti, altri filosofi del tempo ne parlano come una delle menti più avanzate esistenti allora. Arrivò a formulare anche ipotesi sul movimento della Terra, ed è molto probabile che cercò di superare la teoria tolemaica secondo la quale la Terra era al centro dell’universo.

Ipazia viene ricordata anche come inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, strumento con il quale si può misurare il diverso peso specifico dei liquidi. In filosofia aderì alla scuola neoplatonica, anche se secondo le fonti storiche lo fece in modo originale ed eclettico, e non si convertì mai al cristianesimo (uno degli elementi che la condannò a morte). Oltre a tradurre e divulgare molti classici greci (è grazie a lei ed al padre se le opere di Euclide ed Archimede presero la via dell’Oriente tornado poi in Occidente moltissimi secoli dopo), insegnò e divulgò fra i suoi discepoli le conoscenze matematiche, astronomiche e filosofiche all’interno del Museo di Alessandria, che a quel tempo era la più importante istituzione culturale esistente.

In un clima di fanatismo, di ripudio della cultura e della scienza in nome della crescente religione cristiana, Ipazia venne trucidata nel marzo del 415, lapidata in una chiesa da una folla di fanatici. Ci racconta tutta la violenza assurda dell’episodio

Silvia Ronchey nel suo libro Ipazia. La vera storia: “Nella primavera di sedici secoli fa, ad Alessandria d’Egitto, una donna fu assassinata. Fu aggredita per strada, spogliata nuda, trascinata nella chiesa «che prendeva il nome dal cesare imperatore», il Cesareo. Qui fu dilaniata con cocci aguzzi. Mentre ancora respirava le furono cavati gli occhi. Poi i resti del suo corpo smembrato vennero dati alle fiamme”.

Cirillo, vescovo di Alessandria che ordinò l’assassinio di Ipazia, è stato fatto santo ed è ancora celebrato della chiesa, mentre i suoi crimini sono in gran parte dimenticati.

A lei è dedicato oggi il Centro Internazionale Donne e Scienza, creato nel 2004 dall’UNESCO a Torino per sostenere lo studio, la ricerca e la formazione in particolare delle donne scienziate del Mediterraneo. Il suo essere donna infatti, in un clima di fanatismo religioso, fu un aggravante per la sua posizione di persona di libero pensiero. La religione cristiana in espansione non accettava che la donna potesse avere ruoli importanti nella società, men che meno una posizione libera come quella sua, capace di aprire le menti e di non inchinarsi a nessun dogma. Inoltre in un clima in cui si imponeva alle donne di girare con velo e di restare chiuse in casa in posizione di subordinazione all’uomo, non si poteva accettare che una donna formulasse ipotesi sul funzionamento del cosmo intero.

Su Ipazia sono stati scritti molti libri e nel 2009 è stato girato un film-colossal del regista spagnolo Alejandro Amenábar, Agorà, uscito nel 2010 anche in Italia.

La sua è una storia che fa riflettere su come i dogmi religiosi ma anche ideologici, siano stati troppe volte nella storia nemici della libertà di pensiero e della sete di conoscenza del genere umano, oltre che fonte di assurde discriminazioni del genere femminile.

“Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera” (dal libro Ipazia Vita e sogni di una scienziata del IV secolo).

neifatti.it ©