Pubblicato il: 10 marzo 2019 alle 8:00 am

Napoli e l’Aspirina, un connubio che non ti aspetti Cosa c’entra l’aspirina, probabilmente uno dei farmaci più famosi del mondo, rimedio universale per mali di ogni tipo, con Napoli e con uno dei suoi santi protettori?

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 10 Marzo 2019 – Aspirina è un nome formato da A – prefisso che sta ad indicare il gruppo acetile e spir che indica il fiore della Spiraea, da cui si estrae l’acido spiretico o salicilico. Questa l’etimologia ufficiale. E Napoli?

La questione è complicata, partiamo dall’inizio. La promiscuità, il sovraffollamento, il mancato rispetto delle più elementari regole dell’igiene erano allora le cause primarie del diffondersi in città di disastrose epidemie, tra cui il colera, per cui si progettò una grandiosa opera di “risanamento”: migliaia di case abbattute,  ma anche chiese e strade. A farne le spese doveva essere pure la piccola cappella di Sant’Aspreno al Porto, al cui posto doveva essere costruito il nuovo palazzo della Borsa. Fu solo grazie all’interessamento di Ferdinando Colonna di Stigliano che nel 1892 il consiglio comunale deliberò sulla questione, stabilendo che la nuova strada venisse ristretta per preservare la cappella e che quest’ultima venisse inglobata nel palazzo.

Per capire l’importanza di questa piccola (e nascosta) chiesa, bisogna scendere nell’ipogeo di questa cappella, la “grotta”, che la tradizione riporta come la casa del Santo.

Le storie dei santi sono molto interessanti e alcune più delle altre per la stranezza degli strumenti del martirio, per i miracoli o per le malattie per cui vengono invocati. A volte per altri motivi come ad esempio nel nostro caso.

La città di Napoli ha visto dai primi anni del Seicento un aumento esponenziale di santi co-patroni, giungendo al numero record di 52: da Santa Maria Assunta, ufficialmente la prima patrona della città e “titolare” del Duomo, al famoso e popolare san Gennaro. Ma tra i 52 c’è anche sant’Aspreno. La cosiddetta “casa” in origine doveva essere parte di un ben più ampio e ricco stabilimento termale. Ma chi è questo santo così poco noto oggi eppure così importante in passato tanto da impedire che durante il risanamento la sua chiesa venisse distrutta per far posto al nuovo programma urbanistico previsto per l’area del porto?

Di certo si sa che visse a Napoli tra la fine del I e l’inizio del II sec. d.c.al tempo degli imperatori Traiano ed Adriano, e che fu probabilmente il primo vescovo della chiesa di Napoli. Una tradizione vuole che lo stesso San Pietro, in viaggio verso Roma, promise di guarirlo se si fosse convertito al cristianesimo: Aspreno, da tempo ammalato, si convertì e si fece battezzare, ottenendo da San Pietro il vescovato napoletano. A conferma di questa storia nel Tesoro di San Gennaro si conserverebbe addirittura il bastone con cui Pietro guarì Aspreno. L’abitudine di questo santo di mettersi sulla testa una pietra molto pesante per fare penitenza o la morte per decapitazione gli regalarono la fama di guaritore delle emicranie e dei dolori osteoarticolari: nella sua chiesa gli ammalati infilavano la testa in un foro sotto l’altare maggiore per stare a contatto con le reliquie del santo ed essere così guariti.

Era talmente venerato che a Napoli due chiese furono costruite in suo onore, la chiesa di Sant’Aspreno al Porto (nota anche come Sant’Aspreno ai Tintori), inglobata nel Palazzo della Borsa, e Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cosiddetto “Borgo dei Vergini”.

Una leggenda vuole che, quando sul finire del 1800 alla Bayer si lavorava a un nuovo farmaco contro l’emicrania e i dolori osteoarticolari (Bayer sostiene che l’aspirina è stata scoperta da Felix Hoffmann per aiutare suo padre, che aveva l’artrite; Arthur Eichengrün, un chimico di Bayer, ha sempre sostenuto di essere stato il primo a scoprire una formulazione di aspirina che non aveva gli spiacevoli effetti collaterali di nausea e dolore gastrico) a qualcuno venne in mente S. Aspreno.

Così, sempre secondo la leggenda, il Santo diventa un brand con l’aspirina; ma Napoli, con l’aspirina in qualche modo c’entra. La documentazione, infatti, ci dice che fu Raffaele Piria, luminare nato a Scilla ma che con Napoli aveva un legame molto forte (qui si laurea in Medicina e Chirurgia e in città torna dopo vari studi in Francia) a isolare l’acido salicilico, principio attivo del nuovo farmaco.

Tra verità e leggenda, una passeggiata alla cappella di Sant’Aspreno, soprattutto se soffriamo di improvvise e dolorose emicranie, non potrà far male e chissà che il Santo non ripeta uno dei suoi miracoli. E se proprio non dovesse accadere nulla resta sempre l‘Aspirina!

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