Pubblicato il: 11 marzo 2019 alle 7:00 am

«Adeguare il riparto dei fondi sanitari per la Campania e le regioni meridionali» Il calcolo viene fatto su una “popolazione pesata” che penalizza fortemente le regioni del Sud. A fronte di un finanziamento più basso rispetto alle regioni settentrionali, vi sono più malati cronici ed oncologici, ad alto impatto economico

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 11 Marzo 2019 – Il sottofinanziamento delle regioni meridionali iniziato nel 1998 è dovuto ad un criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni basato sul “calcolo di una popolazione pesata” che penalizza fortemente le regioni dove ci sono più residenti in giovane età.

In particolare questo calcolo prevede per un giovane un finanziamento pro capite di 0,226 euro mentre per un anziano di oltre 74 anni di 2,906 euro, se consideriamo ora che al Sud ed in Campania ci sono molti più malati con patologie croniche ed oncologiche ad alto impatto economico si capisce bene che a fronte di un finanziamento sottodimensionato rispetto alle esigenze assistenziali corrisponde una necessità di spesa sanitaria molto più elevata, però visto che nelle regioni del Nord ci sono molti più anziani rispetto al Sud, vi è di conseguenza un sottofinanziamento delle regioni meridionali.

In aggiunta al sottofinanziamento in questi anni si è aggiunta la beffa da parte dei governi e dei Ministri della Salute dell’imposizione di piani di rientro e commissariamenti che hanno imposto ai cittadini del Sud ulteriori restrizioni e tagli in sanità, obbligando spesso alla migrazione sanitaria e spendendo milioni euro di rimborsi a favore delle regioni settentrionali, ma soprattutto determinando una rinuncia alle cure, basti pensare che “le liste di attesa” inducono a rinunciare alle citate prestazioni per quasi il 5% di coloro che hanno un’età compresa tra i 45 e i 64 anni e il 4,4% degli ultrasessantacinquenni, creando diseguaglianze in termini di assistenza e facendo sì che l’aspettativa di vita sia di circa 2 anni inferiore alla media nazionale.

A ciò ha contribuito una politica di spesa  finalizzata alla copertura dei disavanzi pregressi. 

Oggi le fonti pubbliche coprono circa il 95% della spesa ospedaliera, ma solo circa il 60% della spesa per prestazioni ambulatoriali e circa il 65% delle spese di assistenza di lungo termine (Long Term Care-LTC) nelle strutture residenziali, per il resto una piccola parte è mediata dai fondi assicurativi, mentre la gran parte è a carico diretto delle famiglie.

A fronte di ciò però i consumi “out of pocket” della Campania sono più bassi che nel resto d’Italia, infatti la quota di persone che dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure è elevata, si tratta ben di una persona su cinque, quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali.

In Conferenza Stato-Regioni, viene deciso il riparto dei fondi sanitari alle regioni e vale la regola che per modificare i criteri vi deve essere l’unanimità di consenso, visto che molte regioni del Nord possono contare su una spesa pro capite più alta della Campania e delle regioni meridionali in genere, diventa difficile accettare una diversa ripartizione dei fondi.

Concludendo delle proposte possono essere:modificare la regola della unanimità alla Conferenza Stato-Regioni  e finanziare le sanità regionali in base all’impatto epidemiologico delle patologie e non sul calcolo della popolazione pesata, superando il concetto di bisogno demografico a favore del reale bisogno di salute.

Fonti: Istat, Parlamento con gli annuali “Rapporti Sanità”, Agenas, Ministero della Salute Conferenza Stato-Regioni, piattaforma nazionale Simg medici di famiglia, Health Search, Fnomceo, DemoskopiKa.

* Medico del Sud

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