Pubblicato il: 11 marzo 2019 alle 8:00 am

Pino Caruso, la città di Palermo piange per la sua scomparsa Artista, pensatore e simbolo della città. I palermitani chiedono di intitolargli uno spazio alla Vucciria

di Arcangelo Saverino.

Palermo, 11 Marzo 2018 – Sui social è stata una profusione di elogi e attestazioni di stima, ma non sono mancati messaggi di cordoglio come quello del sindaco Orlando che sulla sua pagina facebook ha scritto: «Ciao Pino. Lasci in tutti noi un grande dolore, ma certamente anche l’orgoglio di averti conosciuto e di avere condiviso un pezzo importante della nostra strada. Palermo perde un concittadino straordinario, un uomo, un artista che ha contribuito alla rinascita della città, con la sua cultura, la sua ironia, la sua sagacia».

Il Presidente della Regione Nello Musumeci ha commentato con le seguenti parole: “La scomparsa di Pino Caruso rappresenta un grave lutto per la Sicilia e per il mondo della cultura italiano. La sua comicità è stata al tempo stesso denuncia sociale implacabile, senza cortigianeria e senza sconti a nessuno. Caruso ha saputo interpretare il sentimento a volte ambiguo e contraddittorio che ispira la quotidianità del siciliano. A nome personale, del governo regionale e dell’intera comunità siciliana esprimo il più sincero cordoglio“.

Pino Caruso, scomparso all’età di 84 anni lo scorso 7 marzo, non era solo un artista, ma un pensatore e simbolo della città che ha fatto da palcoscenico al suo debutto, avvenuto al Piccolo Teatro di Palermo il 16 marzo 1957 con un breve ruolo in Il giuoco della parti di Luigi Pirandello. Da lì una carriera in ascesa non solo nel mondo del teatro, ma del cinema e della televisione vantando all’attivo circa 30 film, tra i più significativi il don Cirillo di “Malizia”, il commissario De Palma di “La Donna della domenica”. L’ecletticità lo ha portato a scrivere, a partire dal 1969, numerosi libri, spaziando tra i vari generi: memorabile la raccolta di poesie “Il silenzio dell’ultima notte” e la raccolta di aforismi, storie e ragionamento “Appartengo a una generazione che deve ancora nascere”,  fino ai recenti (2017) “Se si scopre che sono onesto, nessuno si fiderà di me” e “Il senso dell’umorismo è l’espressione più alta della serietà”.

Con la penna sapeva farci, tanto che, a partire dal 1976, importanti testate giornalistiche (Il Mattino, Il Messaggero, L’Avanti, L’Unità, La Sicilia) gli hanno affidato rubriche fisse. Una vita divisa tra il teatro, il cinema e la tv, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80 che gli valse l’appellativo di maschera della comicità palermitana. La città lo ricorda specialmente per il “Festino della svolta”: nel 1995 fu direttore della festa più importante per i palermitani, quella della Santa Patrona, dando il via alle edizioni kolossal della festa di Santa Rosalia; diresse anche le prime due edizioni di “Palermo di scena”, festival estivo che rilanciò culturalmente la città dopo la pensante stagione delle strage mafiosi e rianimò il centro storico. Grazie anche al suo impegno, i palermitani per bene tornarono a respirare, tanto che c’è chi vorrebbe dedicargli una strada o una piazza alla Vucciria, il mercato storico di cui era originario.

Massimo Lorello su Repubblica Palermo dell’8 marzo ha scritto “la legge prevede che per intitolare una strada a un personaggio illustre bisogna aspettare un certo numero di anni. Ma se i palermitani chiamano piazza Vittorio Veneto “la statua” e per loro piazza Ruggero Settimo è piazza Politeama, si può tranquillamente scegliere uno spazio della Vucciria e dedicarlo sic et simpliciter a Pino Caruso. Il Comune, le associazioni del centro storico, gli artisti pensino qualcosa per lui. Qualcosa di permanente come permanente è rimasto il rilancio della città, cominciato da quell’indimenticabile Palermo di scena dell’estate 1995″. Lascia un grande vuoto non solo nei cuori dei palermitani, ma nella cultura italiana che non dimenticherà la sua comicità mai volgare e i suoi modi gentili. Ciao Pino!

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