Pubblicato il: 17 marzo 2019 alle 8:00 am

Escursioni primaverili: misteri e simbologie massoniche al Goleto Una passeggiata in Irpinia per gustarsi il lento ritorno della bella stagione ma anche per decifrare misteriose rappresentazioni

di Vittoria Maddaloni.

Avellino, 17 Marzo 2019 – Chi si è innamorato dell’esoterismo leggendo i celebri romanzi di Dan Brown, può approfittare di qualche giorno di vacanza per visitare il complesso del Goleto. Non lontano da Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, il monastero del Goleto, così chiamato dal luogo, denominato Gullitu, venne fondato da San Guglielmo da Vercelli nel 1133 pochi anni dopo la fondazione del ben più noto monastero di Montevergine.

Dopo circa due secoli di grande splendore l’abbazia del Goleto iniziò un lento declino che terminò con la sua chiusura nel 1515, dopo la morte dell’ultima badessa, Maria. Rimasero alcuni monaci, che tennero in vita il monastero addirittura restaurandolo e costruendo una nuova chiesa. Nel 1807, con la soppressione degli ordini monastici, il Goleto venne definitivamente abbandonato.

Il Goleto offre al turista il fascino di un complesso senza tempo. La struttura del monastero è particolare e insolita: all’interno, oltre al consueto chiostro, c’è un raro esempio di costruzione fortificata, la Torre Febronia, al nome della badessa che nel 1152 la fece erigere. C’è poi un piccolo cimitero, una Chiesa “Inferiore” ed una Chiesa “Superiore” dedicata a San Luca, un piccolo gioiello architettonico tra i monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale, costruita per ospitare le spoglie del Santo.

Oggi, passeggiando all’interno del Goleto, è ancora possibile osservare decorazioni, blocchi e bassorilievi di epoca romana, ma anche due leoni rampanti dello stemma gentilizio della famiglia Caracciolo e numerose simbologie di epoca medioevale.

Già all’ingresso al è possibile notare sul lato destro del portale di accesso un esemplare di “centro sacro”, mentre su quello sinistro una “Croce del Tau”.

Il “Centro Sacro” è un quadrato nel quale sono inscritti otto raggi che, partendo dal suo interno, formano due croci greche. È un simbolo antichissimo, presente già in varie epoche il cui significato è legato all’origine delle cose: rappresenta il Principio, l’origine dal quale ogni cosa trova un inizio ed una fine. Proprio per la sua mistica simbologia, il Centro Sacro veniva inciso sulle soglie delle Chiese o al suo interno, ma anche in determinati punti di particolare interesse religioso.

Il simbolo era usato anche dai Cavalieri Templari: è inciso infatti anche all’interno della Torre del Castello di Chinon in Francia, dove vennero rinchiusi i Cavalieri Templari prima di essere processati ed inviati al rogo per eresia.

La Croce del Tau, già esistente prima di San Francesco, serviva anche a contraddistinguere alcuni ordini monastico-cavallereschi dell’epoca come i Templari.

Rappresenta il compimento della Creazione, il Principio che conclude la Sintesi.

Accanto all’effige di due leoni rampanti, stemma gentilizio della famiglia Caracciolo, ci sono due figure dalle fattezze animali: hanno funzione apotropaica, cioè servivano ad allontanare gli influssi negativi. Figure animali come queste furono tra le cause dell’accusa di eresia verso i Cavalieri Templari.

Nell’ultima arcata del chiostro notiamo, inciso in verticale, un bellissimo esemplare di “Triplice Cinta”: anche l’origine di questo simbolo è molto antica e si perde nella notte dei tempi. Il simbolo attraversa il druidismo, l’esperienza mistica della scuola pitagorica, la cultura delle popolazioni italiche, e la civiltà romana fino al Medioevo.

Ma anche Platone parlava della Triplice Cinta, raccontando della mitica Atlantide e della sua capitale, descrivendone la pianta come a forma di triplice cinta circolare.

E a forma di Triplice Cinta era anche la pianta del Tempio di Salomone a Gerusalemme.

Esemplari di Triplici Cinte sono stati rinvenuti presso Chiese e luoghi in cui la presenza Templare è stata ampiamente documentata, come tra i famosi graffiti della Torre di Chinon, il Castello di Campolattaro a Benevento, laddove oltre ad alcune croci patenti incise è stato anche rinvenuto il simbolo della Triplice Cinta, ma anche in alcune Chiese di Roma e del Basso Lazio dove la presenza Templare è stata ampiamente documentata ed accertata, così come in Umbria ed in Toscana.

Ma alla base della Torre Febronia è possibile scorgere una delle simbologie più intriganti di questo luogo, molto rara, forse unica o anche un crittogramma: una lettera “U” con una virgola sul lato sinistro, una lettera “T” o “Croce del Tau” ed una lettera “P” con il verso tondo rivolto a sinistra con una croce sottostante.

Secondo alcuni ricercatori questo simbolo potrebbe essere ricondotto al “quatre de chiffre” un simbolo molto raro che rappresenta l’ultima manifestazione geometrizzata dei saperi segreti di alcune corporazioni. In Italia è presente presso luoghi di particolare interesse mistico ed esoterico come nel caso della Basilica di Collemaggio a L’Aquila, la basilica voluta da Pietro del Morrone, il frate eremita diventato poi Papa Celestino V, e che il Sommo Poeta Dante Alighieri descrisse come il “Papa del gran rifiuto”.

Il “quatre de chiffre” è un misterioso segno attribuito ai costruttori di numerose cattedrali medievali. Questo termine, in italiano, è indecifrabile e potrebbe essere tradotto con “quattro di cifra”, o un quattro cifrato. Il numero 4 rappresenterebbe un segno distintivo del grado di “maestro” appartenente ad una qualche organizzazione: trovarlo inciso potrebbe quindi rappresentare il passaggio, in quel luogo, di un “maestro” appartenente ad una importante organizzazione e/o ordine.

Le interpretazioni su questo monogramma sono ancora oggi diverse e tutte particolarmente affascinanti e la sua presenza presso l’Abbazia del Goleto rende questo luogo ancor più unico e mistico, ma in ogni caso è un messaggio cifrato o in codice, scritto per essere letto da una persona o da alcune specifiche persone.

Nella Chiesa inferiore vediamo incisa una Croce del Verbo, un simbolo formato da quattro squadre, i cui vertici sono rivolti verso il centro, forseespressione dei quattro Vangeli, ma proprio la Squadra, insieme con il Compasso e la lettera “G”, venne utilizzato come simbolo della Massoneria.

Davanti alla Chiesa di san Luca ci sono i resti di due grifoni, animale mitologico metà uomo e metà aquila, usato nel Medio Evo veniva come simbolo di Gesù Cristo, essere umano e divino. All’interno della Chiesa c’è una teca nella quale era custodita la Reliquia di San Luca ed in particolare il braccio sinistro. Le colonne sono a base ottagonale, elemento che richiama il misterioso Castel del Monte di Bari, un luogo misterioso del quale ancora non si comprende la funzione, probabilmente roccaforte templare e residenza esoterica di Federico II di Svevia. Anzi, storicamente è certo che la badessa Marina conoscesse Federico II.

Le simbologie al Goleto sono moltissime, e per spiegarle nel dettaglio ci vorrebbe un intero libro; non vi roviniamo il piacere della scoperta, ricordando che di misteri non ne troverete invece se deciderete di fermarvi a pranzo o a cena, poiché la cucina locale, di assoluta semplicità, è fatta con materie prime eccellenti: pasta fatta a mano, agnello, la tipica cianfotta (una ratatouille di zucchine, patate, peperoni e melanzane), ragù di salsiccia, le zuppe di legumi…tutto innaffiato dagli ottimi vini bianchi e rossi, la cui produzione costituisce una voce importante nell’economia provinciale: Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, sono i più importanti Docg della Campania, che da tempo hanno varcato i confini nazionali esportando nel mondo i sapori e i profumi della provincia irpina.

neifatti.it ©