Pubblicato il: 18 marzo 2019 alle 7:00 am

«Il nostro compito è mantenere al sicuro il popolo americano» Intervista al Segretario di Stato degli Usa, Michael R. Pompeo. Ottimismo sui rapporti con Kim e la Corea del Nord. Sul Venezuela: «Siamo impegnati a ripristinare il rispetto dei diritti umani ma Maduro deve andarsene»

da Houston, Stanley Ruggiero Tucci.

18 Marzo 2019 – I destini energetici del pianeta sono stati al centro di CERAWeek di IHS Markit, l’incontro annuale di dirigenti e innovatori nel campo dell’energia, che si è svolto a Houston in Texas. Un tavolo di confronto significativo, volto a risolvere le varie sfide del settore energetico: dalla geopolitica e dal commercio ai costi, dalla politica ambientale alle tecnologie dirompenti, passando per la competizione tra carburanti, e la battaglia per attirare i lavoratori più giovani prima di impegnarsi in altre industrie.

Alla sessione inaugurale è intervenuto Michael R. Pompeo, Segretario di Stato degli Stati Uniti, il quale ha rilasciato una lunga intervista all’emittente televisiva KPRC 2 Houston.

Qual è il suo messaggio per tutti, qui, oggi?

Pompeo: «Innanzitutto che è bello essere a Houston. Sono venuto per evidenziare la nostra capacità di fornire energia in tutto il mondo e di avere meno domanda qui; il fatto di essere meno dipendenti dagli altri per l’energia, ci consente di impegnarci di più per fare del bene in tutto il mondo e di mantenere l’America al sicuro.

La seconda cosa di cui volevo parlare è il reclutamento. Siamo sempre alla ricerca di persone di talento. È un compito meraviglioso essere un diplomatico americano. Voglio condividere con le persone le reali opportunità che ci sono per servire l’America lavorando con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti».

Può parlarci della rivoluzione energetica? Ha detto che da essa deriva la capacità di mantenere l’America al sicuro. Può parlarci anche di questo?

«Saremo il maggior esportatore mondiale di petrolio grezzo in un numero relativamente breve di mesi. Questa è una svolta incredibile se pensiamo al punto in cui eravamo 10 anni fa, quando stavamo consumando prodotti da tutto il mondo e dipendevamo dal Medio Oriente e da altri paesi per quelle risorse energetiche. Questa rivoluzione, la straordinaria innovazione che ha avuto luogo negli Stati Uniti d’America, ha trasformato radicalmente i mercati dell’energia, non solo per il petrolio greggio ma anche per il gas naturale, e questi hanno reali implicazioni per la sicurezza nazionale americana.

Quando viaggio, ovunque vada – sono stato nelle Filippine la scorsa settimana e in Vietnam; sarò in Medio Oriente la prossima settimana, e poi in Europa – vedo questi problemi di sicurezza energetica. I paesi preferirebbero prendere le loro energie da un posto come gli Stati Uniti, dove garantiamo lo stato di diritto e trattiamo bene i partner, piuttosto che dover fare affidamento sulla Russia o su altri paesi. Ciò mi dà le migliori opportunità per sviluppare diplomazie americane e, a sua volta, mantenere al sicuro il popolo americano».

Qual è la sua opinione sulla Corea del Nord? I satelliti ci stanno dicendo che forse è ripresa la realizzazione del razzo a lungo raggio?

«Stiamo lavorando diligentemente su questo fronte sin da quando l’amministrazione è entrata in carica. Abbiamo interrotto i test missilistici; neanche i test nucleari hanno avuto luogo per un po’ di tempo. Pensiamo di poter continuare in questa direzione. Il presidente Kim si è impegnato con noi. Il presidente Trump si è seduto con il presidente Kim ottenendo il suo impegno a denuclearizzare. Queste armi nucleari rappresentano una minaccia per il mondo, per i nostri partner del Giappone e della Corea del Sud e negli Stati Uniti. E siamo determinati a seguire gli impegni presi a Singapore. Se riusciremo a farlo bene, ci sarà un futuro più luminoso per il popolo della Corea del Nord e meno rischi in tutto il mondo.

Naturalmente siamo consapevoli delle sfide. Sappiamo che sarà una strada lunga e accidentata. Ma continuiamo ad essere ottimisti sul fatto che il presidente Kim voglia denuclearizzare e che intenda seguire questa strada».

Le vorremmo chiedere del Venezuela. Può dirci il perché della decisione di ritirare molti diplomatici americani dal paese?

«Si, certo, abbiamo preso la decisione di rimuovere i restanti diplomatici che avevamo a Caracas, in Venezuela. La situazione sul terreno si sta tragicamente deteriorando. Le condizioni umanitarie sono semplicemente orribili. Con persone che muoiono di fame, assenza di medicine. Il popolo americano è stato incredibilmente generoso: un paio di centinaia di tonnellate di cibo e kit per l’igiene e la medicina attendono in Colombia di essere portati in Venezuela, ma il regime di Maduro ci ha negato questa possibilità. È orribile. Maduro deve andarsene. Il presidente ad interim Juan Guaido sta lavorando diligentemente a fianco dei colombiani, i brasiliani, l’OAS, un gruppo chiamato “Lima”, per costruire una coalizione che – quando le voci del popolo venezuelano saranno finalmente ascoltate e Maduro se ne andrà – potrà riportare in Venezuela quella potenza economica che ha sempre avuto, ripristinando il rispetto dei diritti umani fondamentali».

Affari esteri. L’interesse del Presidente Trump nei confronti dei paesi esteri viene definito “unilaterale”. Lei direbbe che è così? E sempre secondo lei, è una buona o una cattiva cosa per l’immagine degli Stati Uniti?

«Il nostro primo “cliente” è il popolo americano, e penso che il presidente Trump pensi sempre a questo. Quando viaggio per il mondo, quando incontro le mie controparti straniere, capiscono che siamo presenti e siamo al loro fianco. La coalizione che abbiamo costruito per mettere sotto pressione la Corea del Nord è stata mondiale. Oggi ci sono oltre 50 paesi che stanno riconoscendo che dobbiamo fare qualcosa di fondamentalmente diverso in Venezuela. Abbiamo costruito una coalizione di più di 80 paesi per sconfiggere l’ISIS e abbattere il califfato. Quelle sono vere partnership. L’America ha guidato molti di questi sforzi, e siamo molto orgogliosi del lavoro che svolgiamo insieme a quelli di altri paesi, essendo consapevoli ogni giorno che il nostro compito è di mantenere il popolo americano al sicuro».

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