Pubblicato il: 19 marzo 2019 alle 8:00 am

Le tre bracciate da medaglia d’oro Manuel Bortuzzo ha reagito come un vero campione: «Se dovessi incontrare i due che mi hanno sparato riderei». Di nuovo in piscina per continuare ad accarezzare un sogno

di Andrea D’Orta.

Roma, 19 Marzo 2019 – Manuel ha scelto di reagire da vero campione, malgrado le prime diagnosi dei dottori non attestino una ripresa dell’attività motoria. Nonostante la forte battuta d’arresto alle sue ambizioni di partecipare alle Olimpiadi. L’unica via percorribile, quella del sorriso, per disinnescare i balordi, proiettarsi al futuro e lanciare di riflesso un messaggio non importante, di più.

«Se dovessi incontrare i due che mi hanno sparato riderei»

Le prime parole di Manuel indirizzate ai due delinquenti sono state tanto sorprendenti quanto toccanti. Ha scelto l’indifferenza per chi, difatti, lo ha indotto su una sedia a rotelle. Non li ha apostrofati con “maledetti”, né con “disgraziati”. Se pur l’avesse fatto – pleonastico tergiversare – sarebbe stato leggero come una piuma. Ma non se l’è sentita. Ha scelto di sorridere, accantonando ogni esternazione intrisa di acredine che l’istinto avrebbe suggerito. D’altronde si sa, in certe situazioni la rabbia è una sorta di uscio che appare – di primo acchito – come unica soluzione, dove il buon senso viene scheggiato da frecce di odio e sassi di rancore, ancorandosi al passato e logorando il nostro animo. Il diciannovenne trevigiano invece ha avuto la lungimiranza, mista ad una pacatezza fuori dal normale, di guardare oltre e resistere alla prima tempesta emotiva. Il tutto, con un sorriso sincero, disincantato, di chi sa di essere speciale e diverso, ma solo e soltanto per le proprie qualità umane. Tant’è che il giovanotto veneto riserverà persino una carezza  ai due incoscienti, autori del vile sparo, affermando che: “Non serve prenderli di mira, il problema è il contesto sociale”. Già, perché stride il sol pensiero che due padri di famiglia possano vagare per le vie di Roma armati di pistola.

“ Sono fortunato ad essermi ripreso al centodieci percento. Non ho più l’uso delle gambe ma sopra sono perfetto”

Sentirsi fortunati dopo le diagnosi dei medici che certificavano la paralisi degli arti inferiori, non maledire il momento della sparatoria, non avere nessun rimpianto, ma pensare positivo perché potevano esserci conseguenze peggiori: sono questi i tratti caratteristici di un supereroe. Stavolta il confine tra fantasia e realtà si riduce man mano fino a convertirsi in azione quotidiane, in piccoli gesti, semplicemente in lezioni di vita. Parolina magica che rievoca altri due campioni azzurri,  Bebe Vio e Alex Zanardi; altri esempi di determinazione e coraggio infiniti. Bortuzzo e l’Italia, pertanto, sono in ottima compagnia. Modelli di cui abbiamo davvero e sempre più bisogno, in primo luogo per chi ogni giorno si lamenta di microscopiche sfortune o alza bandiera bianca – prematuramente- al cospetto di insidie e ripide salite. Uno sprone per tutti, soprattutto per giovani e per chi vive esperienze di disabilità.

“Come mi vedo tra 10 anni? Spero in piedi”

Una spia accesa per tutti gli amanti e praticanti dello sport, dai campioni ai dilettanti. Quella di credere sempre in sé stessi e di non adagiarsi sul leitmotiv “era destino”, al termine di un incidente di percorso, di una sconfitta, di una fatalità. Perché nulla è più grande della nostra forza di volontà. Nulla prevale sulla voglia di vivere nutrendosi di sentimenti puri, lasciando in dote un bagaglio di lealtà, coraggio e resilienza elevati all’ennesima potenza. Probabilmente è questo uno dei mantra di Manuel.

Unico neo – si fa per dire – nella storia di questo splendido ragazzo, uomo, guerriero: ringraziare più volte tutti coloro che avevano mostrato vicinanza e sostegno nel periodo di convalescenza in ospedale. Siamo noi ad essere grati per il tuo esempio positivo. Un inno alla vita, al non piangersi addosso, a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e saper tramutare le difficoltà in opportunità. Che tu possa proseguire al meglio questo cammino di riabilitazione nella tua amata piscina e, tra una bracciata e l’altra, ritrovare e provare almeno la metà delle emozioni che fin qui c’hai dato. Grazie, Manuel.

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