Pubblicato il: 25 marzo 2019 alle 8:00 am

L’archeologia in mostra al centro commerciale, lato gabinetti… La Galleria “Porta di Roma” ospita, in uno spazio attiguo ai servizi igienici, i reperti rinvenuti nell’area tra via delle Vigne Nuove e il viadotto dei Presidenti. Che dire? Va bene la cultura, basta che non intralci troppo lo shopping

di Silvestro Giannantonio.

Roma, 25 Marzo 2019 – Da quest’anno, la Capitale ha un nuovo spazio dedicato all’archeologia, “Fidenae alla Porta di Roma”. In mostra, all’interno dell’omonimo centro commerciale di via della Bufalotta, i reperti rinvenuti nel corso di diverse campagne di scavo condotte nell’arco di oltre vent’anni nell’area tra via delle Vigne Nuove, il raccordo anulare, il quartiere di Colle Salario e il viadotto dei Presidenti.

Questo territorio fu osservato e studiato, già negli anni Settanta, da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli che nel volume “Fidenae” (1986), segnalarono circa sessanta aree archeologiche. Partendo da questo lavoro di ricognizione la allora Soprintendenza Archeologica di Roma condusse una serie di campagne di scavo e successivamente, a partire dal 1998, coordinò le indagini preventive alla trasformazione urbanistica dell’area per Porta di Roma, ricerche che hanno incrementato i dati archeologici riguardanti il popolamento antico di questo territorio.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra la Galleria Commerciale Porta di Roma, che lo ha promosso, e la società H501, che lo ha sviluppato, è finalizzato a creare un nuovo luogo di aggregazione. Peccato che sia fruibile sono nei fine settimana, e per giunta solo di pomeriggio, dalle ore 15 alle ore 20. Ma quello che più disorienta è la collocazione della mostra, con i suoi splendidi mosaici, circondati da coppe, lucerne e sonagli e modellini in miniatura con funziona simbolica: in fondo a destra, una volta entrati nella Galleria commerciale.

Sì, proprio come si usa dire per i servizi igienici e, coincidenza delle coincidenze, lo spazio dedicato all’archeologica si trova in effetti proprio accanto alla postazione dedicata a bagni e fasciatoi. Risulta quindi inevitabile, per arrivare ad ammirare i mosaici, passare per tutt’altro tipo di piastrelle e decorazioni, prima di essere accolti in un grande ambiente davvero ben concepito. Il che però aumenta lo stridore con il maleodorante esterno.

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A voler essere buoni, si può pensare che questa infelice collocazione non farà che bene all’esposizione, visto che almeno una volta al giorno ci passano tutti, ma proprio tutti, per il locale dei bagni.

A voler essere realistici, probabilmente quella era l’unica area che si prestava a un tipo di installazione così imponente.

A voler pensar male, l’idea di fondo sembra la solita: va bene la cultura, basta che non intralci troppo lo shopping e tutto il resto. In ordine di tempo, si tratterebbe del secondo “sgarro” subito dall’archeologia a Porta di Roma.

Già nel 2005, in quella che dieci anni fa era ancora piena periferia romana, durante l’avvio dei lavori, venivano trovati dagli archeologi reperti e strutture talmente importanti per la ricostruzione della storia suburbana di Roma da farne esposizione nel nascente centro commerciale Porta di Roma.

La scoperta fu grandiosa: una rete di strade romane suburbane che portavano verso Sabina e Castelli, con il ritrovamento di un basolato lungo oltre cento metri, una serie di ville romane, con la presenza di un acquedotto locale sotterraneo, lungo un chilometro. Un’eccezionale “mansio”, ovvero un’osteria, che fungeva anche da lupanare, con tre mosaici policromi e uno bianco; un complesso idraulico, probabilmente un santuario, con resti di vasche e tubature, più alcune statue di età imperiale. Come dichiararono gli allora funzionari di zona alla stampa nazionale, venne data “molta attenzione alla «mansio», in quanto nella struttura s’imponevano i tre mosaici policromi”. E fu proprio un mosaico ad essere posto all’ingresso del centro commerciale, chiuso da panchine. Tempo un anno, però, e nel gennaio 2006, il mosaico fu rimosso. Alcuni pensarono fosse inevitabile il suo spostamento, dato che non veniva valorizzato per nulla, vista anche la totale assenza di un pannello esplicativo, con i visitatori che si sedevano sulle vicine panchine senza prestare attenzione. Altri, invece, volevano subito indietro quel pezzo di storia che in qualche modo giustificava la nascita del nuovo. Nulla di fatto, fino all’inaugurazione di “Fidenae alla Porta di Roma”, con tutti i pregi e i difetti dell’operazione. (foto di Silvestro Giannantonio).

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