Pubblicato il: 29 marzo 2019 alle 8:01 am

Ricordate il film The Terminal? In Italia è successo qualcosa di simile La disavventura di Hanyi, bloccata per 5 giorni a Malpensa e respinta illegittimamente fa venire in mente il capolavoro di Steven Spielberg

di Arcangela Saverino.

Roma, 29 Marzo 2019 – Hanyi Figueras Pelaez è una donna cubana che, nel novembre dello scorso anno, è stata protagonista di una brutta disavventura. Di ritorno da una vacanza nel suo Paese d’origine, viene bloccata all’aeroporto di Malpensa per cinque giorni perché il suo permesso di soggiorno era stato revocato, ma ne viene a conoscenza nel momento in cui il documento è controllato dalla Polizia di frontiera. Sebbene avesse già ottenuto la cittadinanza italiana (era in attesa di prestare il giuramento), la revoca è stata fondata sul presupposto di non essere più convivente con il marito dal quale si era separata. Inizia il suo calvario. Arrivata in Italia con un volo diretto dall’Avana il 26 novembre, è stata rimpatriata il primo dicembre a spese dello Stato italiano, dopo aver trascorso cinque giorni chiusa in una stanza senza finestre.

E’ la stanza in cui vengono rinchiusi gli stranieri in attesa del primo volo di ritorno disponibile Non è sola: con lei ci sono altri uomini e donne che attendono di essere rimpatriati. La Polizia le concede di utilizzare il cellulare per fare due telefonate, poi lo sequestra. «Il motivo? Per evitare che facessi foto delle condizioni in cui eravamo rinchiusi», ha dichiarato. Ma non è tutto: le è stato impedito di cambiare gli indumenti e di fare una doccia; il bagaglio in stiva le è stato riconsegnato una volta fatto ritorno a Cuba. Haryi ha il supporto di due avvocati, Giulia Vicini e Federico Micheli dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e del compagno che chiedono invano di poterla incontrare. L’illegittimità del rimpatrio sta nel fatto che le notifiche del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno sono state effettuate all’indirizzo dell’ex marito e il fatto di esserne venuta a conoscenza solo nel momento dell’arrivo a Malpensa le ha impedito di presentare tempestivamente ricorso. «La revoca del permesso di soggiorno è stata notificata nel momento in cui la signora si è presentata al controllo documenti. E la revoca ha effetto dal momento in cui viene notificata. Quindi, quando è sbarcata dall’aereo era regolare. L’aeroporto è già Italia e aveva tutto il diritto di impugnare i rispettivi provvedimenti di rigetto e di revoca davanti all’autorità giudiziaria competente», hanno spiegato i due avvocati che hanno presentato due ricorsi, uno contro la revoca del permesso di soggiorno e l’altro per il rimpatrio illegittimo con un aggravio di spese, costi e tempi visto che non è stato consentito loro di incontrare Haryi durante il fermo a Malpensa e hanno potuto ricevere mandato solo dal Paese di origine tramite il consolato.

Oltre al diniego dell’assistenza legale (il diritto all’assistenza legale spetta anche al cittadino straniero trattenuto alla frontiera), secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo il trattenimento di un cittadino straniero nelle zone di transito aeroportuale equivale a una restrizione della libertà che non può violare i diritti fondamentali del cittadino straniero. Il 18 marzo il Tribunale di Brescia ha accolto in via cautelativa il ricorso urgente della donna cubana, ritenendo sussistenti fondati motivi per ritenere illegittima la revoca del permesso di soggiorno e di conseguenza anche il respingimento. Hanyi, pertanto, può tornare in Italia e riprendere il suo lavoro di commessa.

Secondo il giudice “il matrimonio (di Hanyi, ndr) non appare essere stato un matrimonio fittizio o comunque contratto al solo scopo di permettere alla straniera il soggiorno in territorio nazionale” e “ciò si può desumere in particolare dalle condizioni economiche disciplinate in sede di separazione personale, in tal modo dandosi atto di una pregressa comunione di vita che non appare essere stata non genuina”. In altre parole, la separazione dal marito non era motivo legittimo di revoca del permesso di soggiorno.

Adesso si attende che il Tribunale entri nel merito della vicenda, ma nel frattempo Hanyi potrà prendere un volo per l’Italia senza dover aspettare brutte sorprese al suo arrivo. Una storia che a molti ha ricordato The Terminal, pellicola del 2004, in cui Viktor Navorski interpretato da uno straordinario Tom Hanks, è costretto a vivere per diverso tempo nell’Aeroporto Internazionale “John Fitzgerald Kennedy” perché gli negato il visto d’entrata per gli Stati Uniti e anche la possibilità di tornare in patria. Film ispirato alla storia vera del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri.

neifatti.it ©