Pubblicato il: 30 marzo 2019 alle 7:00 am

A ritmo di Samba dalle colline al mare “Se volete conoscere un popolo, dovete ascoltare la sua musica”, ed è verissimo in Brasile

di Danilo Gervaso.

Rio de Janeiro, 30 Marzo 2019 – Se pensiamo al Brasile, non possiamo fare a meno di ricordare il calcio, le spiagge bianche, la saudade e ovviamente anche la musica. Qui, forse più che altrove, valgono le parole di Platone secondo il quale: “Se volete conoscere un popolo, dovete ascoltare la sua musica”. E probabilmente il samba brasiliano (o la samba) a identificare meglio il Paese, talmente è un vero e proprio evento collettivo e coinvolgente.

Questa danza, nota in tutto il mondo, trova il momento di sua massima espressione nel Carnevale di Rio de Janeiro, durante il quale i quartieri cittadini si sfidano a colpi di samba con costumi sgargianti fino al momento culminante della festa, cioè quello in cui nel Sambodromo hanno luogo le parate conclusive.

Quando e dove è nata questa danza? Si sviluppa nel XIX secolo a Salvador de Bahia da un ritmo religioso originario dell’Africa. E’ proprio agli schiavi, giunti dall’Africa Occidentale per lavorare nelle piantagioni di caffè, che si deve l’affermazione del samba originato da musiche tribali: nel samba originario (bahiano), ad esempio, sono miscelati i ritmi delle liturgie di varie divinità appartenenti alle religioni di vari popoli africani: jongo, catereté, batuque, baião e altri. L’origine del samba è legato alla formazione del candomblé, la religione afro-brasiliana che si formò in Bahia dall’incontro delle varie etnie che, sottoposte alla cristianizzazione forzata, furono costrette a nascondere le loro credenze nei simboli del cattolicesimo.

Il termine samba sembra derivi da due parole africane: sam (“paga!”) e ba (“ricevi!”). Il samba fu coltivato sui morros (“colli”) dove gli emarginati costruivano le favelas in cui vivevano, ma divenne termine ufficiale per definire questo tipo di musica (con i suoi vari generi) nel 1917

Questi primi samba ballati dagli schiavi sui morros, cioè sulle colline, non erano altro, come tutti i balli popolari, che un tentativo di relazionarsi tra uomini e donne, un corteggiamento: ci si sfiorava con le gambe per dare inizio alla danza. Gli strumenti utilizzati erano il pandeiro, simile al tamburello basco, il tamborim, piccolo tamburo suonato con una bacchetta e il surdo, che equivale alla grancasse delle nostre bande musicali, senza dimenticare l’agogò, due campanacci accordati su due note di altezza diversa, l’apito, cioè il classico fischietto, il chocalho o shaker e il cavaquinho, una chitarra piccola a quattro corde dal suono stridulo e caratteristico.



Nel 1917 Donga (Ernesto Dos Santos) e Mauro Almeida incidono la prima registrazione di samba brasiliano, con il disco Pelo Telofone. Presto si diffondono scuole di samba, specialmente a Bahia e Rio, anche se la più famosa “escola” rimane quella di Mangueira, frequentata anche, tra gli altri, da Antonio Carlos Jobim. Tra i massimi esponenti del samba di Bahia ricordiamo Joao Gilberto che esplorerà anche la bossa nova.Ogni scuola interpreta una storia, dalla politica, allo sport e all’arte con una spettacolare esibizione di costumi colorati, coreografia e canzoni carnevalesche e costituiscono una parte importante del patrimonio culturale brasiliano. Incredibile il numero di persone che ogni scuola vanta, che può arrivare a circa 3000 tra percussionisti, ballerini, sovrintendenti, musicisti e artisti vari, più un migliaio dietro le quinte!

Il ritmo entrò così’ tanto nelle vene dei musicisti sambisti che Noel Rosa che in Fita Amarela cantava: “quando eu morrer….não quero flores, nem coroa de espinho, só quero choro de flauta, violão e cavaquinho” (“quando morirò…non voglio fiori nè corona di spine, voglio solo il pianto del flauto, della chitarra e del cavaquinho”).

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