Pubblicato il: 6 aprile 2019 alle 8:00 am

L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera Come può la leggerezza dell'essere, essere insostenibile? Rileggiamo un capolavoro di rara bellezza, i cui interrogativi destabilizzano il lettore. Anche per questo, forse, non è piaciuto a tutti

di Monica Longo.

Roma, 6 Aprile 2019 – Kundera è uno scrittore non convenzionale, portato alla fama dall’inconfutabile successo de L’insostenibile leggerezza dell’essere, un classico della letteratura contemporanea. Se cerchiamo personaggi completamente plasmati, definiti, strutturati e una trama armoniosa, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” non è quel genere di romanzo.

Protetto da un titolo enigmatico, che si imprime nella memoria come una frase musicale, racconta delle condizioni degli intellettuali durante la Primavera di Praga e la successiva occupazione sovietica. Si concentra su quattro personaggi: Tomáš, chirurgo di fama e successo che perde il lavoro a causa di un suo articolo su Edipo, articolo che risulta molto critico nei confronti dei comunisti cechi; Tereza, una giovane ragazza che scappa dalla sua vita destinata alla mediocrità, per raggiungere Tomáš, il suo amore, rimanendo però intrappolata a causa dell’infedeltà e dell’insicurezza di lui; Sabina, fascinosa pittrice dallo spirito libero e amante di Tomáš; Franz, intelligente professore universitario, innamorato di Sabina. Le storie e i pensieri di questi quattro individui, noti come il Quartetto di Kundera, si intrecciano raccontando una storia designata a capire l’essenza della vita e dell’animo umano.

Kundera usa semplicemente la trama e i personaggi come strumenti o esempi per spiegare la sua filosofia sulla vita.

Ciò che più colpisce è l’opposizione, più apparente che effettiva, di pesantezza e leggerezza.

Il romanzo incide a fuoco, nella mente del lettore, germi di riflessione, verità nude e dirette che destabilizzano, che fanno barcollare i pensieri e portano la riflessione su un gradino più alto.

Kundera solleva molti interrogativi: se abbiamo solo una vita da vivere e ogni scelta è irreversibile, è meglio sopportarne il peso e cercarne un significato, o è meglio essere leggeri e vivere come se nulla avesse un senso? E con una sola vita, come possiamo sapere se le decisioni che prendiamo sono quelle giuste? E che dire del ruolo del destino rispetto alla scelta? L’amore è basato su circostanze casuali o conta la nostra scelta personale? Facciamo le nostre scelte pensando al presente ma poi, col tempo, continueranno ad essere giuste? E se avessimo sbagliato? Com’è possibile, infatti, giudicare una scelta se mai si potrà effettuare una controprova? Leggerezza o pesantezza? Cosa è il bene e cosa il male? Ci sono infiniti conflitti, interiori e non, che hanno come profonda ragione quella di diversi sguardi sul mondo che si confrontano tra loro.

Non a tutti è piaciuto, non a tutti piacerà (perché qualcuno che non l’ha ancora letto, pure c’è). È enigmatico, provocatorio, filosofico e talvolta un po’ confuso. È un po’ romantico, un po’ storico, un po’ politico.

Amare questo libro significa respirarlo, comprenderlo, capirne tutte le sfumature, i colori, i dolori, le gioie.

E’ stata per me una lettura unica e stupenda. Fantastico Kundera che mi ha aperto le porte del suo mondo di lucido e raffinato prosatore. Ho seguito le vite dei quattro personaggi e sono stata inghiottita nel loro turbinio: la storia è leggera al pari delle singole vite umane, insostenibilmente leggera, leggera come una piuma, come la polvere che turbina nell’aria, come qualcosa che domani non ci sarà più.

Alcune delle riflessioni tratte dal libro che preferisco:

“Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione”.

“La grandezza di un uomo risiede per noi nel fatto che egli porta il suo destino come Atlante portava sulle spalle la volta celeste”.

“Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio

che si applica ad una infinità di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che

si applica ad un’unica donna)”.

“È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.

“Sì, se si cerca l’infinito, basta chiudere gli occhi!”.

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