Pubblicato il: 11 aprile 2019 alle 7:00 am

Uomini che odiano le donne Esistono convinzioni che agiscono nell'ombra, dentro di noi, senza apparire, ma in grado di condizionare i nostri comportamenti da secoli

di Caterina Slovak.

Roma, 11 Aprile 2019 – Abbiamo spesso trattato di donne, di ieri e di oggi, di come ancora siano oggetto di discriminazioni sia nei paesi islamici sia negli ambienti occidentali e colti. E’ curioso notare come per alcuni uomini 2000 e più anni siano passati invano, poiché le tristi notizie di ogni giorno ci dimostra quanto le donne siano ancora vessate, psicologicamente e fisicamente.

Il pregiudizio contro le donne ha origini lontanissime, ha influenzato in modo determinante il pensiero di filosofi, scienziati, letterati, riflettendosi sull’etica, la morale, la religione, permeando di sé, di generazione in generazione, la famiglia, l’assetto sociale, lo Stato… Ad esempio, per buona parte dei filosofi considerati degni di nota, e quindi degni di avere il loro posto nei libri di scuola (tutti uomini), le donne rappresentavano, nel migliore dei casi, un accessorio pressoché inutile, qualche volta un male necessario, più spesso e volentieri un pericolo da arginare. Anche se agli antipodi su molte altre questioni, vissuti prima o dopo Cristo, religiosi o laici, appaiono compatti sull’ inferiorità delle donne.

Per Aristotele la donna è “materia fecondabile”, un maschio mancato o menomato, la sua sottomissione all’uomo è perfettamente naturale poiché se facessero di testa loro vivrebbero senza freni abbandonandosi a lussuria e dissolutezze.

Per San Paolo, ideologo della Chiesa delle origini, “La donna impari in silenzio con piena sottomissione. Non sia permesso ad alcuna di insegnare o dominare sull’uomo, stia in silenzio […] Così come la Chiesa è sottomessa a Cristo così anche le mogli ai mariti in tutto”.

Il grande Ovidio, poeta dell’amore, doveva condividere la popolare massima secondo cui “una donna se dice no vuol dire sì” poiché scriveva “anche quando potresti credere che ella non voglia, poi cede. La violenza è gradita alle fanciulle (!) poiché ciò che a loro piace spesso vogliono farlo contro la loro volontà”. Suggerimenti destinati a fare scuola per lungo tempo: lo denunciava nel ‘400 la scrittrice Christine de Pizan, demolendo il diffuso luogo comune per cui, proprio come affermava Ovidio, la donna apprezza la violenza sul suo corpo.

Lusinghiero il giudizio di Oddone di Cluny, monaco teologo dichiarato poi santo, “Se gli uomini vedessero cosa si nasconde sotto la pelle e l’apparente bellezza delle donne, resterebbero disgustati. Se noi soffriamo solo nel toccare con la punta delle dita il vomito e lo sterco, in quale modo possiamo mai pensare di abbracciare questo sacco di sterco?”.

Il generoso Schopenhauer riteneva che le donne fossero adatte “a curarci ed educarci dall’ infanzia, appunto perché esse stesse sono puerili, sciocche e miopi, in una parola tutto il tempo della loro vita rimangono grandi bambine: esse occupano una specie di gradino intermedio fra il bambino e l’uomo, che è il vero essere umano”.

Secondo Nietzsche («Se vai dalle donne, prendi la frusta»), la donna è una grande bugiarda, e può occuparsi al massimo di apparenza e bellezza.

Machiavelli illustra con un meraviglioso paragone quanto la donna sia come la fortuna: se la si vuole conservare, bisogna batterla e urtarla. L’idea doveva essere all’epoca ancora ben radicata, poiché anche il filosofo francese Montaigne sosteneva che “non è opportuno chiedere troppa scienza alle donne…una donna è già abbastanza istruita quando sa distinguere tra la camicia e la giubba di suo marito”.

Utilissimo il consiglio dell’illuminista Rousseau, padre della pedagogia moderna, secondo cui tutta l’educazione delle femmine deve compiersi in funzione degli uomini: piacere, essergli utili, farsi amare, crescerli da giovani, curarli da adulti, consolarli, consigliarli e rendere piacevole la loro vita.

Il complicatissimo Hegel dei nostri ricordi di liceo è straordinariamente semplice e chiaro quando si tratta di parlare del ruolo femminile: “Le donne possono essere ben colte, ma non sono fatte per la filosofia e per certe produzioni dell’arte…e se le poi stanno al governo, lo stato è in pericolo”.

Lo studioso Cesare Lombroso, esponente di spicco della fisiognomica, la disciplina che pretendeva di dedurre i caratteri psicologici di una persona attraverso l’aspetto fisico (e lo stesso che sosteneva che “i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori”), alla fine del XIX secolo scriveva che la donna è fisiologicamente “umile schiava dell’uomo”.

Il risultato di secoli di indottrinamento? Il 35% della popolazione mondiale femminile ha subito violenze fisiche e/o sessuali da parte del partner o di estranei (Fonte 2016: Nazioni Unite). Tutto questo accade proprio in quella parte del mondo dove si predica la parità. Poco lontano, i combattenti dell’Isis praticano una vera e propria «teologia dello stupro», mentre in Italia il femminicidio ha i connotati di una mattanza quotidiana.

Le donne nel mondo sono ancora oggetto di discriminazione diretta e indiretta a causa di leggi, politiche, stereotipi e pratiche sociali. Nessun Paese al mondo ha raggiunto la parità di genere, e i 5 Paesi più evoluti in questo senso, Islanda Norvegia, Finlandia Svezia sono arrivati a colmare l’80% del divario.

La sensibilizzazione alle questioni di genere è un fatto importante, sia perché è doveroso ricordare il lavoro fatto dalle generazioni femminili venute prima di noi per permetterci, oggi, di godere di libertà e diritti che fino a un secolo fa non esistevano, che abbiamo e spesso ignoriamo, sia per continuare il cammino che porti a farle rispettare, quelle leggi.

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