Pubblicato il: 12 aprile 2019 alle 7:00 am

Quei libri che è meglio non leggere Cataloghi e scaffali offrono una varietà di “consigli di lettura”. Ma chi ci mette in guardia dai libri che è… meglio evitare? Eccone tre, per cominciare…

di Rosa Aghilar.

Roma, 12 Aprile 2019 – “Non esiste programma di vacanza più bello che proporsi di non leggere neppure un rigo e, dopo, niente di più piacevole che, al momento opportuno e con un libro veramente attraente, tradire il bel programma”.

Herman Hesse descrive così quel momento vissuto da ogni lettore almeno una volta nella vita.

Ne sfiori le pagine, le accarezzi, ma quell’amplesso tanto atteso non arriva. Capita nella vita di un amante della lettura che almeno una volta, inciampi nelle pagine di quel libro che tradisce, nell’attesa che la passione si scateni, invece nulla, resti delusa da quella storia che dovrebbe farti volare in un mondo tutto nuovo, ricchezza e rifugio dal vivere quotidiano. Succede, non sempre per colpa dell’autore, vero, ma a volte ci aspettiamo cose diverse da quella trama letta in quarta di copertina, un coinvolgimento che non accenna a sbrogliarsi e così, adieu! Ci si potrebbe avvalere del terzo diritto del lettore di Pennac, “Il diritto di non finire un libro”, ma purtroppo non è nelle mie corde abbandonarlo e così resta sul mio comodino, fino al raggiungimento stentato della sua ultima pagina, quasi a non voler smentire la fiducia che ripongo nella carta stampata. A volte arriva l’inaspettato tradimento, attese deluse e manca il godimento: succede quando tra le mani si hanno dei libri così brutti che non riusciresti a consigliare nemmeno al tuo peggior nemico.

Come dice Aldous Huxley, scrittore britannico conosciuto ai più per la sua propensione alla realtà distopica: “A scrivere un libro brutto si fa la stessa fatica che a scriverne uno bello; e il libro brutto viene con la stessa sincerità dell’anima dell’autore”.

Sul gradino più alto del podio della mia personalissima classifica di quelli da evitare, c’è il primo della trilogia che precede Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso: il libro di E.L. James ‘Cinquanta sfumature di grigio’.

La scrittrice inglese Erika Leonard ha portato il romanzo erotico, ricco di riferimenti alla pratica del bondage, in alto nelle classifiche di vendita inglesi, americane ed è approdato in Italia raggiungendo un notevole successo.

La trama è molto semplice: una ragazza di ventuno anni, Anastasia, incontra l’imprenditore miliardario Christian Grey, uomo affascinante e misterioso. La ragazza, convinta di non poter avere nessun futuro con Mr. Grey, decide di non pensare più a lui. Improvvisamente Grey ricompare nella sua vita e la invita a uscire con lui. Scatta la passione tra i due protagonisti del romanzo.

Anastasia, dopo poco, si rende conto di avere a che fare con un uomo tormentato con preferenze erotiche molto particolari. Che cosa dire di più? Nulla! Forse l’Italia resta divisa da questo libro che alcuni hanno amato e altri detestato. I due protagonisti sono poi troppo stereotipati, la trama superficiale e se per caso voleste approfondire quello che è un romanzo erotico, leggetevi Michel Faber nel suo “il petalo cremisi e il bianco”, un altro mondo.

Il secondo posto lo detiene “La scuola cattolica” di Albinati: un saggio (romanzato) lungo più di 1000 pagine in cui l’Autore, pur avendo fatto del tristemente celebre Delitto del Circeo il fulcro del discorso, affronta tantissimi temi sociali, trattandoli con estrema lucidità… e un tantino di prolissità, evidentemente, per lui, inevitabile. In questo libro la storia principale quasi non si vede: ed è cresciuta intorno alla foresta dei dove, dei quando, dei come se, degli intanto, e i suoi protagonisti sono diventati non più i ragazzi al centro della triste vicenda, ma molti altri ragazzi non meno protagonisti.

Il terzo posto è occupato da “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro, uno dei più straordinari casi letterari degli anni Novanta, che ha emozionato lettrici e lettori di ogni età, racconta una storia forte e umanissima in forma di lunga lettera – scandita come un diario – di una donna anziana alla giovane nipote lontana. Un romanzo certamente sentimentale, spesso sdolcinato, e in alcuni tratti stucchevole: una nonna che preferisce affidare alla penna cose che avrebbe, forse, dovuto dire a voce. Sicuramente è più facile scrivere guardando un foglio di carta che parlare guardando negli occhi una persona.

Un viaggio con le parole lungo una vita.

E’ uno dei libri più controversi degli anni ’90. Difficile trovare una persona che sia rimasta mediamente colpita da queste parole. O piace follemente o si resta annoiati da tanto mieloso buonismo.

Chiaramente quanto detto è semplicemente il frutto del gusto unico di un’appassionata lettrice che ama perdersi tra le righe di questa o quell’altra storia che mi porti lontana, mi permetta di vivere una o cento vite, certa del fatto che non ne basti una sola per leggere tutto ciò che vorrei. La passione per i libri è passione per l’amore e per le relazioni, per le idee e per la libertà, per il pensiero e per i sentimenti: in una parola, per la vita perché come scriveva Stéphane Mallarmé: “Il mondo, alla fine, è fatto per finire in un bel libro”.

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