Pubblicato il: 14 aprile 2019 alle 8:00 am

A Napoli, il gioiello barocco dei Decumani restituito A quasi 40 anni dal sisma che la rese inagibile e dopo 20 anni di abbandono, riapre la Chiesa di santa Luciella ai Librai grazie al volontariato

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 14 Aprile 2019 – Nel cuore del centro storico di Napoli, lungo il decumano inferiore, numerose chiese, cappelle e basiliche fanno inaspettatamente capolino nei vicoli oscuri; scrigni meravigliosi di capolavori dell’arte italiana e del barocco napoletano, spesso caduti in stato di abbandono, ci raccontano di un passato glorioso.

Due anni fa era partita la raccolta fondi #savesantaluciella che l’associazione Respiriamo Arte aveva indetto per poter riaprire la chiesa di Santa Luciella ai Librai un piccolo gioiello nel centro storico di Napoli, inagibile dal sisma del 1980. Il progetto di recupero dell’associazione, composta da un team di cinque giovani professionisti tra architetti e storici dell’arte, ha lavorato attivamente per la messa in sicurezza del sito e per la riapertura al pubblico. E il miracolo è avvenuto: da qualche giorno la chiesa è riaperta ai turisti che potranno visitarla al costo di soli 4 euro, devoluti per la raccolta fondi, sempre attiva, e guidati dai volontari dell’associazione.

Santa Luciellaè una piccola chiesa nel cuore del centro antico di Napoli, situata nel vicolo che nella Napoli romana si chiamava “vicus Cornelianus” (oggi vico Santa Luciella), che collega San Biagio dei Librai a San Gregorio Armeno, alle spalle della chiesa di San Gregorio Armeno. E’ la zona dei Decumani, il reticolo geometrico disegnato dai Greci più di venticinque secoli fa, tuttora conservato nella sua forma originale, che rappresenta il cuore più antico della città.

Il nome Via San Biagio dei Librai si deve alla Corporazione dei Librai: qui sorgevano botteghe degli artigiani esperti nell’arte della rilegatura e cura dei libri -al numero 31 c’era anche quella di Antonio Vico, padre del filosofo napoletano Giambattista Vico. Nella strada c’è la piccola Chiesa di San Biagio Maggiore, che competa il toponimo.

Le notizie riguardanti l’origine della chiesa sono davvero scarse, ma si ritiene attendibile l’edificazione intorno al periodo medioevale, per opera di Bartolomeo di Capua, consigliere dei re Carlo II d’Angiò e Roberto I, che la fece edificare verso il 1327 col nome di Cappella dell’Arte dei Molinari o Mulinari (mugnai); sarà poi presa in custodia dai pipernieri, i “mastri” intagliatori esperti nella lavorazione del piperno e delle pietre dure. A Napoli la loro corporazione era molto potente e realizzava le opere più maestose – un esempio è la facciata della chiesa del Gesù Nuovo. Erano molto devoti a Santa Lucia, protettrice della vista e degli occhi, a cui si affidavano per avere protezione dalle schegge di piperno.

Per gli abitanti più anziani del centro storico invece, la chiesa di Santa Luciella era la chiesa del “teschio con le orecchie”, un teschio con intatte le parti cartilaginee – le orecchie appunto – evento raro e perciò interpretato dai napoletani, attenti e fedeli alle anime dei morti, come un’“anima” a cui rivolgere le proprie preghiere, e il cranio fu ritenuto oggetto di devozione popolare e intermediario dell’aldilà.

Nel 1724 la struttura fu oggetto di un importante rimaneggiamento barocco ed è diventata un piccolo gioiello, custodita proprio dai maestri Pipernieri, come indicherebbe un antico stemma allegorico situato all’interno della lunetta del portale esterno.

L’Associazione Respiriamo Arte ha in mente di continuare nella valorizzazione del sito, sia con visite guidate sia proponendo momenti aggregativi per le persone del quartiere, come scuola di canto, lezioni gratuite per i bambini su temi come legalità e impegno sociale. L’impegno dell’associazione – sua è anche la messa in sicurezza della non lontana chiesa dell’Arte della Seta (rif.) – è stato immenso, considerando che due anni sono stati davvero pochi per ripulire e rendere accessibile la chiesa, che versava in uno stato di degrado e di abbandono immaginabili.

Importantissimo è stato anche il contributo del Pio Monte della Misericordia, istituzione fondata agli inizi del 1600 da sette nobili napoletani, che ancora oggi continua nella sua attività caritatevole offrendo assistenza alla popolazione bisognosa e sostenendo le attività di Associazioni assistenziali ma anche culturali napoletane.

Il prossimo obiettivo è quello di riparare le infiltrazioni d’acqua che stanno danneggiando le maioliche, gli altari e i dipinti, e preservare il prezioso Coro ligneo a rischio crollo. La somma necessaria ammonta a 25 mila euro e chiunque può partecipare alle donazioni informandosi sul portale Meridonare alla voce «Chi ha orecchio… intenda».

Per le visite prenotazione obbligatoria: 3314209045 – respiriamoarte@gmail.com

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