Pubblicato il: 16 aprile 2019 alle 7:00 am

L’Italia ha bisogno di una legge sul lobbying: le 5 raccomandazioni da Transparency Italia a Governo e Parlamento La trasparenza dei rapporti tra lobbisti e decisori pubblici è fondamentale per sapere quali interessi vengono fatti prevalere. Carnevale: «Bisogna stabilire cosa è lecito e cosa non è lecito fare e ridimensionare il ruolo dei poteri forti»

di Massimo Saccone.

Roma, 16 Aprile 2019 – Transparency International Italia, da anni impegnata per promuovere una maggiore trasparenza del processo decisionale attraverso una regolamentazione delle attività di lobbying, ha pubblica oggi cinque raccomandazioni che rivolge a Governo e Parlamento, affinché finalmente decidano di fare una legge per disciplinare un’attività così delicata per gli equilibri democratici del nostro Paese.
La trasparenza dei rapporti tra lobbisti e decisori pubblici è infatti fondamentale per sapere come vengono prese le decisioni e quali interessi vengono fatti prevalere.
«Bisogna distinguere tra lobbisti veri e faccendieri – dichiara Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia – questi ultimi sfruttano relazioni personali e un sistema senza regole per gli interessi personali o dei propri rappresentati. Serve perciò una legge per mettere un freno a questi comportamenti, stabilendo una volta per tutte cosa è lecito e cosa non è lecito fare e ridimensionando il ruolo dei poteri forti».
Le cinque raccomandazioni proposte da Transparency International Italia per disciplinare i rapporti tra lobbisti e decisori pubblici sono: l’istituzione di un registro unico pubblico e obbligatorio dei rappresentanti di interessi, superando i tentativi sparsi e a partecipazione volontaria fatti fino ad oggi; la pubblicazione delle agende degli incontri da parte dei decisori pubblici, come già avviene per alcune istituzioni anche se non sempre sono aggiornate e in formati aperti e riutilizzabili; la regolazione del fenomeno delle “porte girevoli” impedendo a chi ha lavorato all’interno delle istituzioni di andare subito a fare attività di lobbying per conto di soggetti privati, con indebiti vantaggi dati dalla posizione ricoperta precedentemente; il divieto di finanziamento alla politica da parte di società di consulenza e professionisti che fanno lobbying; la previsione di un organo indipendente che supervisioni e sanzioni i comportamenti illeciti. In Italia non si è mai arrivati all’approvazione di una legge sul lobbying. Qualche tentativo di rendere più trasparente questi meccanismi è stato fatto da alcune regioni o ministeri, ma sempre con scarsi risultati. Sono state presentate oltre 50 proposte in Parlamento dall’inizio della Repubblica ad oggi, nessuna andata a buon fine. Al momento sono sei le proposte depositate tra Camera e Senato, ma nessuna ha ancora incominciato il suo iter d’esame.
In Europa la situazione è migliore, anche se non ottimale. Dal 2011 è in vigore un registro volontario per la trasparenza dei rappresentanti di interessi comune a Commissione e Parlamento e i commissari europei pubblicano periodicamente l’agenda dei propri incontri. A gennaio il Parlamento europeo ha approvato l’obbligo di pubblicazione degli incontri tra lobbisti e parlamentari. Un segnale importante a sostegno delle molte spinte che ci sono affinché il registro sia anch’esso reso obbligatorio, considerato che i lobbisti che affollano le istituzioni europee sono tantissimi, anche da parte italiana: 841 delle 11.892 organizzazioni registrate sono infatti italiane.

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