Pubblicato il: 21 aprile 2019 alle 7:00 am

Ritornare bambini per vivere con leggerezza il presente, ecco il segreto della terza età Nei comportamenti delle persone anziane si leggono le stesse immaturità di una volta. Evocano i giorni di quando si intestardivano in certe richieste e si entusiasmavano nelle piccole cose

di Giosuè Battaglia.

Roma, 21 Aprile 2019 – Attraversando per lo più le piccole cittadine o i paesi più suggestivi della nostra penisola, si notano nelle piccole piazze, gruppetti di anziani intenti a giocare a carte o a parlottare tra loro, dando una immagine di vita riposante e fuori da ogni stress di vita quotidiana. Ognuno di essi è depositario di una storia personale, che custodisce e che rappresenterebbe una buona esperienza da trasmettere alla nuova generazione, anche se non in linea con i modelli sociali e tecnologici attuali. E’ vero, hanno vissuto un’altra vita nella quale si teneva conto di altri valori, costituenti la base per ogni futuro; “erano altri tempi“, frase che conclude ogni discorso e che con concede in modo signorile, l’interlocutore anziano.

Ogni “canuto” trascorre questo periodo di riposo con una certa tranquillità, anche se nel proprio “Io” si agitano spettri non solo di un passato vissuto tra mille vicissitudini, ma anche di un presente nel quale tutto ciò che gli ruota intorno si presta alla totale indifferenza, in quanto sarebbe difficile intervenire in un contesto non più rispondente i canoni passati. Allora gli anziani si rituffano nella loro fanciullezza e riprendono a vivere un periodo allegro, gaio, lo stesso di quando si dedicavano ai giochi d’assieme in compagnia di altri coetanei che, pur appartenenti a famiglie con diversi problemi, condividevano gli stessi momenti di spiensieratezza. Ovviamente adesso lo fanno con una certa angolatura, più aguzza e responsabile. Osservando però i loro comportamenti, si leggono le stesse immaturità nei gesti come una volta.

In generale tornano bambini e sembra che evocano i giorni di quando si intestardivano in certe richieste e si entusiasmavano nelle piccole cose. Adesso vivono una fase che li porta a un certo egocentrismo in seguito alla perdita dei vari stimoli, quali il lavoro, la perdita del coniuge e la posizione in una società in continuo cambiamento. Diventano così “rimbambiti” (tornare bambino), perché si rifugiano nei ricordi e quindi i comportano come nel ricordo più felice, cioè l’età della fanciullezza, quella fanciullezza intrisa di tenerezza; la stessa che si mostrava agli adulti del loro tempo. Ora che riassaporano il tempo trascorso in piena spensieratezza, in loro subentra quella libera manifestazione in cui si sentivano avvolti da tutto il calore della famiglia e che adesso ritorna solo come calore di un ricordo interno.

Anche il raccontare la vita vissuta, è un momento della ricerca di una tenerezza lontana con la quale si cerca un certo interessamento alla sua persona. Insomma, tutto questo, non è altro che il ciclo della vita di ogni essere, che si perpetua tracciando un moto variabile, che inizia con la nascita e si chiude su se stesso con la fine dell’esistenza.

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