Pubblicato il: 30 aprile 2019 alle 7:00 am

Maggio dei monumenti a Napoli, tra illuminismo e cultura dell’antico/1 Vi accompagneremo lungo i percorsi della manifestazione, iniziando con alcuni eventi culturali che puntano soprattutto sulla figura di Gaetano Filangieri, che Franklyn e Goethe ammiravano come un maestro

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 30 Aprile 2019 – Quest’anno, in occasione del 220° anniversario dei moti rivoluzionari del 1799, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli dedica la 25esima edizione a Gaetano Filangieri con il tema “Il diritto alla felicità. Filangieri e il ‘700 dei Lumi”. Dal 1° maggio al 15 giugno si susseguiranno una serie di prestigiosi ed imperdibili eventi, alla realizzazione dei quali hanno collaborato le Università napoletane Federico II, “L’Orientale”, “Suor Orsola Benincasa”, l’Accademia di Belle Arti, l’Istituto di cultura francese Grenoble, la Biblioteca Nazionale, l’orchestra Scarlatti Junior, il Teatro San Carlo e tanti altri ancora.

Alla figura di Gaetano Filangieri sono dedicate due mostre, una alla Biblioteca Nazionale (Sala Esposizioni-Ingresso libero) Il diritto alla felicità. La stagione delle riforme nel Regno di Napoli, un insieme di testi e iconografie che illustra il movimento di opinione che si sviluppa, intorno alla figura del pensatore napoletano, l’altra al Maschio Angioino: Gaetano Filangieri. Lo Stato secondo ragione, che riproduce documenti e opere d’arte che ripercorrono le tappe della sua vita, mentre alla grande napoletana d’adozione Eleonora Pimentel Fonseca è intitolato lo spettacolo teatrale di sabato 4 maggio alle ore 20.00 alla Sala degli Specchi dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici (via Monte di Dio, 14): Eleonora Pimentel Fonseca, con civica espansione di cuorescritto e diretto da Riccardo De Luca.

L’illuminismo, movimento culturale del XVIII secolo, ebbe discreto successo in Italia, specie nel regno di Napoli, dove ancor più la ragione, considerata quale strumento di progresso, era intesa come mezzo per “rischiarare” l’uomo dall’ignoranza e per liberarlo dai pregiudizi. L’obiettivo era di cambiare le mentalità oltre che la concezione del mondo, e riguardò la filosofia e le scienze, ma anche la politica, l’economia e la società.

Nel regno di Napoli i protagonisti furono Ferdinando Galiani, Antonio Genovesi, Francesco Mario Pagano, Gaetano Filangieri, che ambivano a concrete proposte di riforme economiche e civili.

Giurista e allievo di Genovesi, Filangieri è il primo pensatore italiano che si pone il problema di stabilire una scienza del diritto e di conseguenza di dotare la dottrina giuridica di una forma sistematica.

Terzogenito del principe di Arianiello, Gaetano Filangieri (Cercola 1752 – Vico Equense 1788) a soli 19 anni scrisse Pubblica e privata educazione. Diventò avvocato per volere dei suoi, ma si dedicò poi allo studio della legislazione: la sua Scienza della legislazione (la sua opera maggiore) è concepita come una “nuova” scienza. L’opera fu messa all’Indice dei libri proibiti, ma Franklin gli chiese più volte consiglio per la Costituzione americana, e Goethe lo ammirò e da lui apprese il pensiero di Giambattista Vico. In una Napoli sfinita dal lusso e dall’ozio degli aristocratici e straziata dalla povertà e dallo sfruttamento del popolo, Gaetano Filangieri rappresentò la voce riformatrice dell’Illuminismo.

Il suo ideale era la monarchia illuminata, anche se poi molti suoi discepoli (Pagano per primo) saranno tra i rivoluzionari repubblicani durante il “Triennio giacobino”. Secondo lui una buona legislazione doveva avere per fondamento la Ragione e doveva corrispondere alla realtà socio-economica in cui nasce. Lo Stato era prima di tutto Pubblica felicità, benessere, materiale e spirituale, garantito dallo Stato attraverso buone leggi, finalizzate in primo luogo ad abbattere il sistema feudale fondato sui privilegi e insieme garante di essi. I mali storici del Regno di Napoli erano gli abusi feudali, la ripartizione non equa delle proprietà terriere, l’eccessiva ricchezza del clero e la triste condizione di vita delle classi meno abbienti. Lo Stato Borbonico doveva diventare Illuminato, con un sovrano forte, tanti piccoli proprietari terrieri, l’uguaglianza civile, la libertà commerciale, un’imposta unica sul prodotto netto e l’affermazione del principio dell’educazione pubblica per tutti i cittadini del regno. Un sogno!

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