Pubblicato il: 3 maggio 2019 alle 7:00 am

Cultura, ancora tagli. Colpito il bonus per i 18enni Gli studenti lanciano una petizione online e l’hashtag #18Appnonsitocca. Per gli editori: «Grave pensare un decreto crescita penalizzando proprio i giovani». Vespa (Anddl e Uil Scuola Precari): «Il problema è strutturale. Prima si potenzi la scuola»

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 3 Maggio 2019 – La storia si ripete. Da decenni. Ogni volta che la mannaia dei tagli deve colpire qualche settore «perché bisogna necessariamente ridurre la spesa», chissà perché tra le prime teste che incontra c’è quella della cultura. Diamo uno sguardo agli ultimi esecutivi.

Renzi? Nel 2015 afferma di aver stanziato per la scuola 3,5 miliardi di euro che, a ben vedere, si riducono a 2,3 effettivi. Alla cosiddetta “buona scuola” vengono sottratti proprio i fondi necessari a farla funzionare.

Gentiloni? Il suo programma sulla scuola e sulla formazione contenuto nell’ultimo Contratto di governo prevedeva di fare a meno di 160 milioni di euro nel triennio 2018-2020. Le nozze con i fichi secchi.

Conte? Con il Decreto Crescita approvato dal Governo, firmato dal Presidente della Repubblica e già pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, ai 18enni toccheranno 100 milioni di euro in meno.

Certo, dal governo attuale, ci si aspettavano tagli a destra e a manca perché altrimenti dove si trovano le risorse per coprire “quota 100” e RdC? L’Iva, d’accordo, ma quella tra un po’.

Meglio racimolare subito qualche spicciolo togliendolo ai più giovani. Immaginiamo che riguardi i nati nel 2001, parte dei quali non potranno votare ancora il 26 maggio prossimo. Non è possibile pensare che il taglio debba interessare già i nati nel 2000, come si legge sul sito 18.app.italia: sarebbe un errore grossolano dal punto di vista elettorale.

Che, comunque, non manca di generare malcontento.

«Siamo increduli – commenta presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi -, in una notte sono scomparsi cento milioni per la cultura. Si pensa a un decreto crescita tagliando proprio sulla cultura e quindi sul futuro dei giovani: il bonus cultura 18app ha aiutato le famiglie italiane dimostrandosi un investimento utile, che ha contribuito in modo rilevante alla crescita del Paese e, in particolare, al settore librario – prosegue -. Tra l’altro è stato largamente utilizzato dalle famiglie per acquistare i libri di testo per l’università, svolgendo un ruolo simile ai fondi destinati all’acquisto dei testi scolastici in favore degli alunni delle scuole dell’obbligo. Per questo – conclude Levi – è più che mai necessario per sostenere la domanda di cultura degli italiani. Siamo certi che il Ministro Bonisoli in primis, l’intero Governo e il Parlamento sapranno trovare la modalità per ricostituire il fondo nella sua interezza».

E’ previsto che il provvedimento la prima settimana di Giugno arriverà alle Camere per la sua conversione in legge. Un Bonus che diventa sempre più magro e a cui già l’ultima legge di Bilancio aveva sottratto 50 milioni. In sostanza, il finanziamento di 290 milioni al Bonus Cultura approvato dal governo precedente viene così decurtato di oltre la metà.

«Un grave errore che vorremmo fosse immediatamente corretto: l’ulteriore riduzione Bonus Cultura per i ragazzi italiani è un intervento che colpisce lo sviluppo culturale del Paese», dichiara il direttore di Confindustria Cultura Italia, Fabio Del Giudice.

«Non riusciamo a comprendere – aggiunge – come il Governo possa mettere in atto una politica che riduca gli interventi per la cultura a favore dei giovani facendo sparire in una notte 100milioni di euro, dopo che con un precedente provvedimento il bonus era già stato ridotto di 40milioni. È palesemente contraddittorio che lo faccia con un provvedimento chiamato decreto Crescita. Il bonus cultura 18app si è largamente dimostrato uno strumento e un investimento utile, che ha aiutato le famiglie italiane nei consumi culturali, contribuendo in modo rilevante ad avvicinare i ragazzi a film, teatro, musica e libri: esattamente quello che il Ministro Bonisoli aveva dichiarato essere il suo obiettivo al momento dell’insediamento. Come industria comprendiamo la necessità di recuperare risorse per la finanza pubblica: è un grave errore che ciò avvenga a discapito della cultura».

Tutelare scuola e cultura? Allora perché non portare a soluzione la questione dei precari?

Pasquale Vespa, Presidente AnDDL (Associazione nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori) e coordinatore Uil Scuola Precari, parla di problema strutturale: «I bonus si chiamano così perché legati all’occasionalità, non sono per sempre. E ogni tanto ne spunta uno. Mentre invece – spiega Pasquale Vespa – dovrebbero essere messe in atto riforme strutturali. Per non tagliare la cultura dobbiamo andare alla radice della questione: se non stabilizziamo il precariato, quale predisposizione alla cultura e all’apprendimento vogliamo perseguire? Forse – suggerisce Vespa – il taglio del bonus è il male minore in questo momento. I ragazzi, se vogliono apprendere e approfondire, possono farlo nella scuola. Allora potenziamo la scuola, eliminando la poltiglia di progetti inutili e favorendo l’integrazione degli studenti dentro e fuori la scuola».

Il mondo degli studenti, intanto, si è mosso con una petizione online e con l’hashtag #18Appnonsitocca. «Un Paese che si spegne, che si imbarbarisce, che si chiude in se stesso – si legge nella petizione -. Noi invece il futuro lo immaginiamo in un modo molto diverso, per questo ti chiediamo una mano: firma questa petizione e aiutaci a dire ad alta voce che #18Appnonsitocca!».

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