Pubblicato il: 8 maggio 2019 alle 7:00 am

Storie di donne che aiutano altre donne e di un copricapo colorato per le malate di cancro Il progetto “Sulla testa”, nato dalla sinergia tra Comune di Ancona e le associazioni di volontariato Free Woman e Auser, diventerà una start up per creare nuove occasioni di lavoro

di Arcangela Saverino.

Ancona, 8 Maggio 2019 – Annabel, Loveth e Happy (nomi di fantasia) sono tre giovanissime donne, la più anziana ha 24 anni, provenienti dal Mozambico e arrivate in Italia come schiave. Sono state salvate dalla tratta e affidate all’associazione Free Woman che promuove la tutela della salute e l’informazione sui diritti tra le persone e, in particolare, opera in favore delle persone straniere che si sottraggono allo sfruttamento di qualsiasi genere esso sia.

Oggi fanno parte del progetto “Sulla testa”, nato dall’impegno dell’Assessore ai servizi sociali del Comune di Ancona, Emma Capogrossi e delle associazioni di volontariato Free Woman e Auser. Un progetto che assume una doppia valenza come ci spiega la Presidente di Auser Collemarino, Rosalba Magnaterra: «L’idea è stata quella di inserire le giovani donne del Mozambico nella sartoria sociale della nostra sede. Ci è venuto in mente di formarle grazie alla esperienza delle nostre volontarie, sarte di professione, per realizzare i tradizionali copricapi colorati e donarli alle donne colpite dal cancro. La scelta del nome “Sulla testa” ha un chiaro riferimento non solo alla volontà di tenere la testa alta dopo i soprusi subiti, ma anche a tali copricapi».

Marta, Clara, Rossella, Egle, Concetta. Lidia, Rosanna, sarte esperte alcune con più di 80 anni, si sono messe a disposizione delle ragazze del Mozambico per aiutarle a confezionare questi bellissimi copricapi colorati. «Sono donne sotto protezione perché sono state sottratte alla criminalità che le ha ridotte in schiavitù e, per tale motivo, rischiano la vita– racconta Sergio Gradara, Presidente di Auser Ancona -. Tutte le istituzioni coinvolte nel progetto hanno lo scopo di riportarle ad una vita il più possibile normale, anche se è difficile. I traumi che hanno subito sono davvero forti e, ancora adesso, alcune abbassano gli occhi se qualcuno si rivolge a loro». Una storia di donne che aiutano altre donne che sposa e coniuga culture e tradizioni differenti. «Le nostre sarte non si sono tirate indietro quando abbiamo proposto il progetto – prosegue Gradara –  E’ davvero emozionante l’integrazione che si è creata tra donne che, anche se in modi e per motivi differenti, sono accomunati dalla sofferenza».

Annabel, Loveth e Happy insieme alle volontarie della sartoria della solidarietà  confezionano e aiutano a cucire cappelli speciali  anche all’interno della Pink Room del reparto di oncologia dell’ospedale di Torrette, in provincia di Ancona, un luogo dedicato alla salute femminile. Donne che aiutano altre donne al di là dell’età e delle differenze culturali, unite per dare sostegno ad altre donne che stanno lottando per la propria vita. Una vera e propria catena di solidarietà tutta al femminile, dall’Assessore a cui è venuta l’idea, alle sarte volontarie che si prodigano con  il loro tempo e la volontà, fino alle donne del Mozambico in cerca di un riscatto sociale. «La cosa straordinaria è che i copricapi, che nella cultura africana hanno un grande valore simbolico e rituale, hanno riscosso un grande successo al punto che in tanti ci chiedono di acquistarli per aiutare non solo le donne malate di tumore, ma le giovani donne salvate dalla tratta – conclude Magnaterra -. Ad ottobre, infatti, vogliamo trasformare il progetto in un laboratorio continuo o una start-up per creare, se possibile, una vera e propria attività lavorativa». Un successo che è stato premiato dal sindaco di Ancona che ha accolto nella casa comunale tutte le donne coinvolte. Il successo più grande, però, resta il sorriso che è tornato a splendere sulla bocca di Annabel, Loveth e Happy.

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