Pubblicato il: 14 maggio 2019 alle 7:00 am

Cosa sappiamo del Venezuela? Dati allarmanti quelli emersi da un incontro pubblico organizzato nel napoletano dalla comunità italo-venezuelana. Fame nera e alta mortalità anche per carenza di medicinali. L’appello: non lasciamoli soli

di Giuseppe Allocca.

Napoli, 14 Maggio 2019 – Un popolo dimagrito e ridotto allo stremo sta chiedendo aiuto per superare la crisi. I lati oscuri nella vicenda del Venezuela e l’effetto drammatico sulla popolazione.  Una crisi umanitaria per la quale la comunità internazionale deve intervenire. Tali i punti dell’analisi e della denuncia della comunità italo-venezuelana all’incontro “Venezuela: per saperne di più”, a cura delle testate giornalistiche neifatti.it,  Provinciaonline e VideoNola,  tenutosi a Saviano, dove all’anagrafe dei residenti italiani all’estero (ARIE) risultano circa mille gli iscritti residenti in Venezuela.

I lavori sono stati introdotti da Mari Carmen Russillo, di Caracas e residente a Nola. «Il ventennio della grande illusione chavista, dal 1998 ad oggi, ha impoverito l’economia del Paese ricco di risorse, oltre al greggio, di oro, ferro, bauxite, uranio, coltan, diamanti ed altro ancora. Il PIL – ha evidenziato l’attivista –  è precipitato da 480 miliardi di dollari a poco meno di 93. L’iperinflazione è arrivata a un milione per cento con proiezioni di 10 milioni per cento nel 2019. A seguito dell’ultima super svalutazione del bolivar il salario minimo mensile non garantisce la sopravvivenza. E’ arrivata la fame nera – ha messo in luce Russillo –  con i supermercati vuoti e il 90% della popolazione in povertà». Della profonda crisi economica venezuelana, neifatti.it si era occupato già un anno fa il nostro giornale, riportando il dato dell’inflazione al 2.616% nel 2017, in rapida ascesa, e della carenza di cibo e medicina.

«Perfino l’industria del greggio – ha continuato – fonte primaria di ricchezza del Venezuela, ha frenato con una estrazione passata da 2,4 milioni di barile al giorno a 1,4 odierni; in tilt la rete elettrica e quella per le telecomunicazioni». Si moltiplicano, infatti, i black out in varie zone del Paese.

«Una situazione politica poi di palese illegittimità da parte del regime di Nicolás Maduro – ha proseguito – violando tra l’altro l’art 233 della Costituzione venezuelana che attribuisce a Juan Guaidò, Presidente del Parlamento, regolarmente eletto nel 2015, le funzioni di presidente ad interim in caso di impedimento o di assenza del Presidente della Repubblica. Perciò va rigettato – ha sostenuto –  l’appellativo di usurpatore attribuito a Guaidò. Siamo in una crisi umanitaria senza precedenti – ha concluso Russillo – con l’emigrazione di tanti giovani, e con titoli, di studio, e fra loro migliaia di italo-venezuelani, in un Paese dove ancora resistono oltre un milione di oriundi e 160 mila iscritti all’Aire, questi ultimi purtroppo ignorati dalle autorità nazionali e regionali della nostra casa italiana».

Particolarmente coinvolgente la testimonianza da Caracas, in diretta video, di Julio Castro, medico infettivologo, consulente per la sanità dell’Assemblea parlamentare venezuelana. «Denutrizione, carenza di medici e di medicine – ha affermato Castro – hanno accresciuto la mortalità infantile e rinvigorito malattie debellate da decenni. I malati di cancro non possono ricevere i trattamenti ed i pazienti con Hiv non dispongono di retrovirali. Mancano medicine necessarie per i casi di Parkinson ed antibiotici. Ad aggravare la situazione – ha infine segnalato il sanitario venezuelano –la impossibilita a far funzionare le sale operatorie. Chi può, ma ora è molto difficile, tenta di andare all’estero». Tale situazione è stata oggetto di denuncia nella relazione di José Manuel Olivares, medico oncologo, deputato oppositore in esilio, intervenuto alla Conferenza mondiale per la crisi umanitaria in Venezuela, tenutasi il 14 febbraio scorso a Washington nella sede dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA).

Successivamente Mireya Betancourt e Leonardo Furino dell’Associazione LatinoAmericana in Italia (A.L.I. Onlus), costituita nel 2014 su iniziativa di un gruppo di italo-venezuelani hanno presentato le iniziative curate ed in corso per favorire azioni di solidarietà a favore dei propri connazionali.  Dal 2016 l’Associazione ha promosso il Progetto “ALI per Venezuela” (INFO +39.347.864.6666; alipervenezuela@ali-italia.org) per fare fronte alla grave emergenza sanitaria che ha colpito il Paese, dedicandosi alla raccolta e spedizione di medicinali e presidi sanitari avvalendosi della solidarietà e degli aiuti della Caritas nazionale e di quelle diocesane e delle donazioni di privati cittadini. Agli italo venezuelani intervenuti sono pervenuti i messaggi di saluto e di adesione alla riunione dell’europarlamentare Nicola Caputo e dei Consiglieri regionali Carmine Mocerino e Gianpiero Zinzi rispettivamente Presidente della Commissione speciale Anticamorra e della Commissione speciale Terra dei Fuochi. Lucia Liguori, Assessora del Comune di Saviano, ha raccolto l’invito ad un incontro con l’Amministrazione comunale per accompagnare l’integrazione locale dei “nuovi residenti”.  I rappresentati della comunità italo-venezuelana hanno quindi sollecitato il rifinanziamento della legge regionale n. 2/96, che risulta di fatto disapplicata perché priva di copertura finanziaria per le previste finalità a favore dei cittadini campani residenti all’estero; la programmazione di apposite azioni a valere sui Fondi UE essendo i potenziali beneficiari cittadini italiani. Al termine dei lavori i partecipanti hanno espresso la loro vicinanza ai sette deputati dell’Assemblea nazionale venezuelana perseguitati dal regime, tra i quali Marianella Magallanes, sposata con un italiano e in attesa di cittadinanza, ospitata dell’Ambasciata italiana a Caracas; preoccupazioni per le sorti di Edgar Zambrano e di Rodriguez Torres, ex ministro della giustizia, detenuti arbitrariamente, e di Leopoldo Lopez altro leader dell’opposizione, rifugiatosi nell’Ambasciata di Spagna.

“No hay mal que dure cien años, ni cuerpo que lo resista” dice un proverbio venezuelano (non c’è un male che duri cent’anni, né un corpo che possa resistergli) ripetuto in questi anni come un inno da chi auspica un cambiamento democratico che veda la fine del regime post chavista di Nicolás Maduro.

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