Pubblicato il: 20 maggio 2019 alle 8:00 am

A Napoli si spara tutti i giorni «Derive scissionistiche interne ai gruppi, scaturiti dall’arresto di esponenti di vertice e dal conseguente deficit di leadership», scrive la Dia. Ecco la mappa aggiornata dei Clan, tra scorribande armate e missioni di morte

di Gianmaria Roberti.

Napoli, 20 Maggio 2019 – Solo il dramma della piccola Noemi ha riportato a galla la realtà: a Napoli si spara tutti i giorni, a tutte le ore. E non ci sono quasi zone franche. Un trauma collettivo rimosso. Sibilano le pallottole nella rassegnazione della città, e nella colpevole sottovalutazione della politica. I fragili equilibri di camorra armano le stese, le ronde del terrore. Scorribande armate che aprono faglie nel tessuto instabile della malavita, alla conquista del potere di intimidazione. Il primo segnale dell’assalto al controllo degli affari illeciti. Scariche di piombo, in attesa del salto di qualità: le missioni di morte per eliminare i nemici. I sismografi degli investigatori oscillano tra l’area est e il centro antico, con un occhio alla periferia nord, ancora marchiata a fuoco dalle faide di Scampia. “A Napoli, in particolare nei quartieri orientali e del centro – afferma l’ultima relazione semestrale della Dia -, si sono registrate tensioni e derive scissionistiche interne ai gruppi, scaturiti dall’arresto di esponenti di vertice e dal conseguente deficit di leadership che hanno alimentato la conflittualità tra i capi emergenti, in competizione per il controllo delle piazze di spaccio e del racket estorsivo”. L’allarme stese si situa, adesso, nel quadrante del centro storico. È allerta rossa tra Forcella, i Decumani, la Pignasecca e i Quartieri Spagnoli. Resta alta l’attenzione sulla Sanità, il quartiere laboratorio del modello di prevenzione degli ultimi anni. Un’area ad alto rischio, indicata dal questore De Iesu come “esempio virtuoso di integrazione tra indagini, controllo del territorio e riscatto sociale”. Nel vicino rione Materdei, a febbraio, una sparatoria ha ferito un’ignara ragazza dominicana. Nell’area orientale, gli episodi sembrano più rarefatti negli ultimi mesi. Gli ultimi raid rilevati in gennaio a Barra (via Mastellone) e febbraio a Ponticelli (via Vera Lombardi). Ma il dato è interlocutorio. Napoli Est è una polveriera, come testimonia l’agguato mortale di aprile, davanti ad un asilo di San Giovanni a Teduccio, sotto gli occhi dei bambini.

Il Centro Storico

La Dia parla di “fermento” in atto tra Forcella, Maddalena e Duchesca. Un territorio “storicamente sotto l’egemonia del clan Mazzarella, originario del quartiere San Giovanni a Teduccio”. I primi squilli di guerra si ascoltano 6 anni fa. Contro i Mazzarella, c’è il cartello delle famiglie Giuliano-Sibillo-Amirante-Brunetti, meglio noto come la paranza dei bambini. È appoggiato dal clan Rinaldi, di Napoli Est come i Mazzarella. Tra i Quartieri Spagnoli e il Cavone, lo storico clan Mariano si contrappone agli emergenti gruppi dei Saltalamacchia, Ricci ed Esposito. Sul lato Decumani, permangono le ostilità tra i Sibillo e i Buonerba.

Area Orientale

In periferia est “sin dall’inizio del 2018 – scrive la Dia -, si è registrata una preoccupante escalation di omicidi, scorribande armate, esplosioni di colpi d’arma da fuoco, agguati e ferimenti. Le tensioni si sono intensificate a seguito dei numerosi arresti che, evidentemente, hanno destabilizzato i gruppi criminali, mutandone gli equilibri e gli assetti interni”. A San Giovanni a Teduccio si sta sempre sul chi va là. Il quartiere è teatro di uno “storico scontro tra la famiglia Mazzarella ed il clan Rinaldi, egemone nel rione Villa e con mire espansionistiche nelle zone limitrofe”. Un colpo al cartello Rinaldi-Reale-Formicola è stato assestato a gennaio, con la cattura del boss Ciro Rinaldi “my way”. Nel confinante quartiere Ponticelli, l’area del Lotto 0 vede i De Luca Bossa-Minichini, coalizzati al gruppo Schisa, composto dai reduci dello vecchio clan Sarno. Fanno fronte comune con gli Aprea di Barra e i Rinaldi. “Il quartiere Ponticelli – spiega la relazione della Direzione investigativa antimafia – è stato teatro di reiterati e violenti episodi di scontri armati. Il tracollo dei De Micco ha comportato il susseguirsi di azioni intimidatorie nell’intera area, consentendo la risalita del clan Cuccaro, presente nel vicino quartiere Barra. Un altro sodalizio operativo a Barra, il gruppo Aprea, decimato dai numerosi arresti, per non perdere autorevolezza si sarebbe coalizzato con il cartello De Luca Bossa-Minichini-Rinaldi In tale contesto, il nipote di un elemento di spicco del clan Celeste (nei primi anni 2000, contrapposta, con gli alleati sodalizi Guarino e Alberto, al clan Aprea) si è inserito con un autonomo gruppo nelle attività di usura, ricettazione e dello spaccio di droga”.

Area Nord

Le antenne dell’anticamorra sono sempre puntate sulla periferia nord, scenario di una delle più cruente guerre della malavita organizzata, nei primi anni 2000. “A Secondigliano – si legge nel documento Dia – continua ad esercitare la propria influenza, anche su altri clan presenti sul territorio, il gruppo Di Lauro, sodalizio locale dotato di una solida struttura operativa e di notevoli disponibilità economiche accumulate in anni di gestione, in regime quasi monopolistico, dei traffici di stupefacenti”. Un rebus sono gli assetti della cosca di Cupa dell’arco, il cui patriarca Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo ‘o milionario, è al carcere duro dal 2005. Il suo nome incute ancora rispetto, ma il clan potrebbe essere indebolito dalla cattura del reggente Marco Di Lauro. Latitante da 14 anni, era il numero due nella lista dei ricercati più pericolosi d’Italia, quando a marzo lo hanno scovato in un anonimo appartamento di Chiaiano. Da decifrare anche il clan della Vanella Grassi, riconducibile alle famiglie Petriccione-Mennetta-Magnetti-Accurso. Attorno a loro ruotano molte delle ultime dinamiche criminali. “Il citato cartello – sostengono gli analisti-, in assenza di un saldo elemento apicale di riferimento, appare segmentato in tronconi, ognuno con una propria autonomia e struttura militare”. Nella piazza di spaccio delle Case Celesti, in via Limitone d’Arzano, regna sempre il clan Marino, legato alla Vanella Grassi. E stanno “vivendo una situazione di indebolimento della struttura operativa”, a causa di alcuni pentimenti, le famiglie Abete, Notturno e Abbinante. Un tempo erano alleate della Vanella Grassi, prima di staccarsene. “Ciò, nonostante – aggiunge la Dia – gestiscono alcune tra le piazze più redditizie dell’intera area: case dei Puffi, Sette Palazzi e lo Chalet Bakù”. Alte piazze sono in mano agli Amato-Pagano, i primi scissionisti di Scampia. Hanno però spostato il baricentro nell’hinterland, dopo la faida con la Vanella Grassi di alcuni anni fa. Di questo gruppo emerge l’accordo con i Lo Russo, il clan dei Capitoni di Miano, decimato dalle collaborazioni. Il patto serviva ad eliminare “affiliati ritenuti ‘scomodi’ dai rispettivi gruppi di appartenenza, con un reciproco scambio di killer”. A Miano il quadro appare magmatico. “Al momento – scrive la Dia-, il sodalizio Perfetto avrebbe assunto tra tutti una posizione di vantaggio, con l’inserimento anche di fedelissimi dei Lo Russo. In tal modo i Perfetto avrebbero soppiantato il gruppo Nappello che, in un primo momento, aveva preso l’eredità dei Capitoni (famiglia Lo Russo), per poi perdere terreno a seguito dell’uccisione del capo clan e del nipote (maggio 2017), e dell’arresto del nuovo leader (novembre 2017)”. Peraltro, “sull’area in esame potrebbe nutrire mire espansionistiche il clan Licciardi della Masseria Cardone, storico rivale dei Lo Russo, rafforzato dalla scarcerazione di alcuni elementi di vertice”. E quindi l’allerta non può cessare.

neifatti.it ©