Pubblicato il: 29 maggio 2019 alle 8:00 am

Lo spread è un problema? Come si forma? Come funzionano le aste? Perché l’Italia utilizza il meccanismo dell’asta marginale? Breve guida allo spauracchio dell’economia italiana

di Antonio Aghilar.

Roma, 29 Maggio 2019 – L’argomento spread è entrato prepotentemente da anni nel dibattito politico.

Se lo spread è alto allora il Governo sta facendo bene, se è basso sta facendo male.

Ma cos’è lo spread? Lo spread è il differenziale tra i tassi d’interesse pagati sui Buoni del Tesoro (Btp) pluriennali con scadenza decennale emessi dal Ministero del Tesoro italiano rispetto ai corrispondenti titoli Tedeschi (Bund a 10 anni).

Lo spread è un problema?

Si. E la ragione è semplice. Fatta 1000 la spesa pubblica, se lo Stato spende meno per indebitarsi pagando meno interessi, sarà più “libero” di allocare la spesa pubblica – che deve, nella concezione del patto di stabilità, essere pari alle Entrate, per investimenti. Anziché pagare interessi alle Banche private, nazionali ed estere. Elementare, Watson.

Uno spread di 266,90 (quotazione di sabato 25 maggio ore 17:29) significa che l’Italia, per prendere a prestito soldi dalle Banche private (tra cui Unicredit, BNP ed Intesa San Paolo) paga il 2,67% c.ca di “interessi in più” rispetto ai cugini tedeschi. E’ poco o è tanto? Sono circa 3 miliardi di interessi in più per ogni 100 miliardi di spesa pubblica in più.

Per capire in che misura lo spread è un problema e come risolverlo, bisogna innanzitutto cercare di capire cos’è, come si forma, qual è la sua origine. Quindi partiamo dalla fine: lo “spread” è la differenza tra i tassi d’interesse che l’Italia paga per i suoi Buoni del Tesoro pluriennali, ed i corrispondenti titoli emessi dalla Germania. Uno spread di 266,90 (quotazione di sabato 25 maggio ore 17:29) significa che l’Italia, per prendere a prestito soldi dai “mercati” per dieci anni, paga il 2,67% c.ca di “interessi in più” rispetto ai cugini tedeschi. Parliamo di quasi 2,7 mld di interessi in più per ogni 100 miliardi di debiti. Non una cifra esorbitante ma significativa in quanto nel mondo finanziario, il tasso d’interesse è considerato “prezzo per il rischio”. Più rischi, più lucri sul tuo investimento. I titoli di Stato sono infatti titoli di Stato “a reddito fisso” ed in quanto tali, sono idealmente “risk free” (cioè privi di rischio). I titoli di Stato vengono infatti acquistati da Banche e assicurazioni anche al fine di garantire il valore dei propri assets.

Uno spread elevato, aumenta il rischio percepito. “I mercati” chiederanno quindi più interessi. Con aumento ulteriore del rischio default e così via in una perversa spirale che si autoalimenta.

Come si forma davvero lo spread?

Schematizzando, i Btp sono titoli a reddito fisso: fatto 100 il valore rimborsato alla scadenza, vengono venduti (nelle c.d. “aste primarie”) ad un prezzo “sotto la pari”: la differenza tra il prezzo di vendita (l’incasso per lo Stato) ed il valore a scadenza del titolo (sempre 100) fornisce la misura del costo per lo Stato ovvero degli interessi da pagare.

Intuitivamente, minore è il prezzo a cui il Ministero del Tesoro piazza i propri titoli e maggiori sono gli interessi da pagare (quindi “lo spread”). Se un titolo è “rischioso” gli acquirenti lo vogliono pagare di meno. Vogliono cioè “maggiori premio per il rischio”. Questo è intuitivo. Ed infatti è proprio quel che accade: gli investitori nelle aste dei Btp offrono un prezzo più basso: questo fa aumentare lo spread. Già, le aste dei titoli di Stato.

Come funzionano le aste?

Innanzitutto non sono aperte a tutti ma sono ad alcuni soggetti abilitati, detti “specialisti” il cui elenco completo si trova sul sito del Ministero del Tesoro: 17 Banche. “I mercati” sono un elenco di 17 Banche, italiane (tra cui Unicredit ed Mps) ed estere (la tedesca Deutsche Bank, le francesi BNP Paribas e Crédit Agricole, l’inglese Barclays Bank etc.).

Le aste possono funzionare secondo diversi meccanismi. Quelle con cui il Ministero piazza i titoli BOT sono aste competitive. L’asta competitiva funziona proprio come ciascuno di noi immagina funzioni un’asta: ogni richiesta degli operatori abilitati viene aggiudicata al rendimento proposto dagli stessi. Ogni operatore che partecipa all’asta può immettere nel sistema fino ad un massimo di 3 richieste (prezzo-quantità), purché differenziate nel rendimento di almeno un centesimo di punto. La richiesta minima che può essere immessa deve essere pari a 1,5 mln di Euro, mentre l’importo massimo richiedibile è pari al quantitativo offerto dal Tesoro in asta.

Il meccanismo di asta competitivo prevede che le richieste vengano aggiudicate al rendimento proposto fino ad esaurimento del quantitativo offerto in asta. In primo luogo, vengono soddisfatte le domande ai rendimenti più bassi e poi in ordine crescente le altre.

I BOT hanno attualmente, e da anni, dei rendimenti negativi in quanto la domanda è sempre superiore all’offerta. Anche per i BTP la domanda è sempre superiore all’offerta ma i tassi sono sensibilmente più alti. Perché?

Le ragioni sono diverse ma quella “originaria” è la seguente. I BTP a differenza dei BOT vengono emessi con un meccanismo diverso, detto dell’asta marginale. A differenza dell’asta competitiva, nell’asta marginale asta marginale prevede che le richieste vengano aggiudicate tutte ad un medesimo prezzo, detto prezzo marginale. Come per l’asta competitiva, ciascun operatore può presentare al massimo 3 richieste differenziate nel prezzo di almeno un centesimo di punto. La richiesta minima è di 500.000 Euro, mentre l’importo massimo richiedibile è pari al quantitativo offerto dal Tesoro in asta.

Il prezzo marginale viene determinato soddisfacendo le offerte, ordinate dal prezzo più alto, fino a quando la quantità domandata non è pari a quella offerta. Il prezzo dell’ultima domanda che viene soddisfatta determina poi il prezzo marginale.

Cosa significa quanto sopra? Significa che se su 1000 titoli venduti, per 900 titoli richiesti ho una offerta di 90 euro e per 100 titoli una offerta di 80, tutti e 1000 i titoli vengono aggiudicati ad 80.

Non bisogna essere degli scienziati per capire cosa ciò importi: si tratta di un meccanismo d’asta che favorisce cartelli speculativi. Gli “specialisti” possono infatti mettersi d’accordo affinché l’ultima richiesta sia ad un prezzo più basso di quello che si otterrebbe in un’asta competitiva pura.

Esistono diverse ragioni per cui si utilizza il meccanismo dell’asta marginale: la principale è che alcuni lotti di titoli possano rimanere invenduti. Questa ragione però, nel caso Italia, non vale in quanto la domanda di Btp è sempre doppia o tripla rispetto a quella offerta dal Tesoro.

Ma allora, perché il Ministero del Tesoro utilizza il meccanismo dell’asta marginale?

In realtà nessuno lo sa: l’Italia è l’unico Paese tra Germania, Francia, e gli altri ad utilizzare questo meccanismo.

Di sicuro si tratta di un meccanismo che favorisce la formazione di cartelli speculativi tra gli operatori dei c.d. “mercati” (cioè le 17 Banche autorizzate come “specialisti” sul mercato dei titoli) e, quel che è peggio, può costituire ed in effetti costituisce un’arma di indebita ingerenza sulle politiche economiche adottate da questo o quel governo. Per di più, siccome lo “spread” è pur sempre una misura della differenza in termini di rendimento con i corrispondenti titoli (Bund a 10 anni) tedeschi, bisogna sapere che in Germania la Bundesbank ha mandato dal Tesoro di acquistare le quantità di titoli tedeschi offerti nelle aste che dovessero eventualmente rimanere invenduti mentre in Italia questa attività è vietata alla Banca d’Italia. Ovvio che la Germania abbia tassi di rendimento dei propri titoli negativi e che “lo spread” aumenti.

Meditate, “popolo dello spread…

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