Pubblicato il: 8 giugno 2019 alle 8:00 am

Cibo (in)sicuro: un allarme al giorno Quattro prodotti pericolosi su cinque provengono dall’estero. I maggiori pericoli nel piatto da micotossine, microrganismi patogeni e metalli pesanti

di Aldo Morlando.

Roma, 8 Giugno 2019 – Più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 399 notifiche inviate all’Unione Europea durante tutto il 2018. A parziale riscatto del nostro Paese c’è da dire che solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%). Dunque oltre quattro prodotti su cinque pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%).

L’analisi, elaborata da Coldiretti, si basa sui dati del sistema di allerta Rapido (Rassf), diffusa in occasione della prima Giornata Mondiale Onu della Salubrità Alimentare, promossa da Fao e Oms a livello mondiale, per ricordare che ogni anno circa una persona su dieci nel mondo (per un totale stimato di 600 milioni) si ammala e 420mila muoiono dopo aver mangiato cibo contaminato da batteri, virus, parassiti e sostanze chimiche.

Rasff

Creata nel 1979, RASFF consente alle informazioni di essere condivise in modo efficiente tra i suoi membri e fornisce un servizio 24 ore su 24 per garantire l’urgenza le notifiche vengono inviate, ricevute e risposte collettivamente ed efficientemente. Grazie a RASFF, molti rischi per la sicurezza alimentare sono stati evitati prima che potessero essere dannosi per i consumatori europei.

Nel caso in cui, a seguito di un controllo ufficiale, disposto sul mercato o presso un posto di ispezione frontaliera, nell’ambito di un autocontrollo effettuato da un operatore del settore, di un reclamo di un consumatore, o di un episodio di malattia alimentare, e così via, venga identificato un rischio per la salute correlato ad un determinato prodotto, viene attivato il sistema di allerta rapido RASFF.

Nell’anno 2017 sono state trasmesse, attraverso il RASFF, 3.759 notifiche a fronte di 2.925 nel 2016, 2.967 nel 2015 e le 3.097 nel 2014. C’è stato un significativo incremento delle notifiche rispetto agli ultimi anni con un aumento del 28%, rispetto al 2016. L’Italia risulta essere il primo Paese membro per numero di segnalazioni inviate alla Commissione europea, grazie alla particolare attenzione delle nostre autorità di confine (Uffici del Ministero della salute) e territoriali e degli organi di polizia specializzati (NAS) alle attività di controllo nel settore della sicurezza alimentare.

Dal 2014 è disponibile il portale dei consumatori RASFF, che fornisce le ultime informazioni sui richiami di prodotti alimentari e le avvertenze sulla salute pubblica in tutti i paesi dell’UE.

L’emergenza… a tavola

Per la Coldiretti l’emergenza del cibo “pericoloso” non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo ma, per effetto della globalizzazione degli scambi e della competizione al ribasso sui prezzi, si estende anche a quelli più ricchi. I maggiori pericoli in Italia durante lo scorso anno sono arrivati – precisa la Coldiretti – da ben 44 casi di presenza negli alimenti di aflatossine cancerogene oltre i limiti che hanno riguardato soprattutto nocciole dalla Turchia (nostro articolo su recente picco radioattivo in Turchia, ndr) e dall’Azerbaijan e le arachidi dall’Egitto ma anche la contaminazione da salmonella (44), rinvenuta tra l’altro nel pollo dalla Polonia, e da 35 casi di contenuto eccessivo di mercurio principalmente nel pesce dalla Spagna. Preoccupanti – continua la Coldiretti – sono anche le 32 segnalazioni per la presenza di parassiti Anisakis nel pesce e le 29 contaminazioni per il batterio escherichia Coli in carne, cozze e formaggi soprattutto importati dall’estero

Nella relazione della Corte dei Conti Europea del 15 gennaio scorso sui “pericoli negli alimenti che consumiamo”, si parla di tolleranze all’importazione e si chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare” per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.

Infatti il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è stato pari al 4,7% rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia secondo le elaborazioni Coldiretti sulle analisi relative alla presenza di pesticidi rilevati sugli alimenti venduti in Europa effettuata dall’Efsa. “In altre parole – precisa la Coldiretti – i prodotti extracomunitari sono 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli Made in Italy”.

In questo contesto, in caso di allarme alimentare le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio generando un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi e che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. «L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti», spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza della trasparenza dell’informazione ai consumatori evidenziata dalla stessa Fao.

«In quanto commissario per la salute e la sicurezza alimentare, posso affermare con orgoglio che nell’Unione europea godiamo dei più elevati standard di sicurezza alimentare grazie a una serie di azioni e sistemi efficaci messi in atto per affrontare le sfide globali in materia di sicurezza alimentare – dichiara Vytenis Andriukaitis -. La sicurezza alimentare implica la protezione della salute e la prevenzione delle malattie, ed è per questo che è anche strettamente legata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile». Per il futuro? «Penso che sia giunto il momento di andare molto oltre – conclude il Commissario per la salute e la sicurezza alimentare Ue -, assicurarci che il cibo che mangiamo sia non solo sicuro ma anche sano, rispettoso dell’ambiente e accessibile a tutti».

La classifica dei cibi stranieri più pericolosi
  1. Pesce dalla Spagna per mercurio (24 notifiche) e infestazione di Anisakis (14)
  2. Ostriche vive dalla Francia per Norovirus (23)
  3. Pollo dalla Polonia per Salmonella enterica (8)
  4. Pesce dalla Francia per Anisakis (8)
  5. Nocciole dalla Turchia per aflatossine (7)
  6. Cozze dalla Spagna per Escherichia Coli (7)
  7. Arachidi dall’Egitto per aflatossine (6)
  8. Manzo refrigerato dal Brasile per Escherichia Coli-Shigatoxin (6)
  9. Nocciole da Azerbaijan per aflatossine (6)
  10. Pollo dal Brasile per Escherichia Coli-Shigatoxin (6)

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su allarmi alimentari in Italia nel 2018 (RASSF).

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