Pubblicato il: 12 giugno 2019 alle 7:00 am

«La cultura nel mezzogiorno è più viva che mai» «Lo dimostrano i risultati del Salone del Libro di Napoli che dal prossimo anno cambia sede». Intervista a Diego Guida, riconfermato presidente del gruppo Piccoli editori AIE

di Marzio Di Mezza.

Roma, 12 Giugno 2019 – Torna da Milano con una nuova certezza, Diego Guida: la cultura deve stare al centro dell’agenda politica. Un concetto che è stato ripetuto più volte nel corso dell’assemblea degli editori, che lo ha riconfermato presidente del gruppo Piccoli editori AIE e vicepresidente nazionale, confermando Ricardo Franco Levi presidente dell’Associazione Italiana Editori, l’associazione di categoria degli editori che pubblicano libri, riviste scientifiche e prodotti di editoria digitale e che proprio quest’anno celebra i suoi 150 anni. “La lettura è una vera e propria emergenza nazionale – ha detto Levi -. Non abbiamo futuro se non mettiamo l’istruzione al centro dell’agenda politica”.

L’assemblea ha eletto anche i presidenti dei gruppi (che ricoprono anche la carica di vicepresidenti dell’AIE) in cui è strutturata l’Associazione: Marco Tarò (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol) presidente del gruppo Editoria di varia, Andrea Angiolini (Il Mulino) presidente del gruppo Accademico professionale, Giovanni Bonfanti (Rizzoli Education) presidente del gruppo Educativo e Diego Guida (Guida Editori) presidente del gruppo Piccoli editori.

Guida, il libro non vive un momento facile in Italia

«Non è ritenuto, come invece dovrebbe essere, uno strumento di crescita anche sociale, per cui viene utilizzato durante la scuola come una medicina imposta dal medico e spesso poco gradita. Fino a diventare una spesa superflua quando si esce fuori dall’ambito scolastico e universitario. Un grande errore. Si pensi che in altri Paesi si è notato che più si legge, più è forte la spinta della crescita sociale. Parliamo, ad esempio, di Norvegia dove i lettori sono il 90% della popolazione, del Regno Unito dove sono l’86% o della Francia con l’84%. Numeri molto lontani dai nostri».

Ricardo Franco Levi ha parlato di una emergenza nazionale. Per essere precisi ha detto: “Quella della mancanza di lettura, è una emergenza nazionale”

«Manca una vera e propria politica di promozione della lettura. Devo anche dire che ho dato la mia disponibilità a un secondo mandato perché abbiamo instaurato buoni rapporti con ministri attuali, sia con il Ministro dei beni e delle attività culturali, Bonisoli, che ha deciso di mettere mano a una legge per la promozione della lettura; sia con il Ministro dell’istruzione, Bussetti anch’egli convinto che bisogna promuovere la lettura partendo dalle scuole. Consideri che nel 2021 saremo Paese ospite al Salone del libro di Parigi e nel 2023 saremo Paese ospite alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, la più prestigiosa fiera del libro europea ed è una delle maggiori fiere del libro al mondo. Le basi le stiamo mettendo, per cui speriamo che si possa avere una attenzione diversa».

Quali sono i numeri di questa emergenza?

«Il primo è che il 60% dei cittadini non legge nemmeno un libro all’anno. Sembra ci sia una piccola inversione di tendenza in quanto il fatturato dei primi 4 mesi del 2019 segna un +0,6% per il mercato del libro nei canali trade (librerie, online, grande distribuzione organizzata, a cui è stata aggiunta la stima di Amazon). Diminuiscono però del -2,2% le copie vendute, 494mila in meno dello scorso anno. Il settore vive una crisi profonda, con conseguente depauperamento delle aziende».

Come AIE in che direzione vi state muovendo?

«In più direzioni. Abbiamo ribadito anche in sede di Commissione Cultura della Camera la necessità di avere un piano pluriennale di promozione della lettura, ottenendo una politica di investimenti nel settore, investimenti per la lettura e sostegno alla domanda.

Come AIE stiamo anche cercando di rafforzare il cosiddetto sistema integrato dei saloni del libro. Partiamo da Torino, passiamo da Bologna e arriviamo a Roma passando per la giovanissima iniziativa di Napoli che il prossimo anno sarà alla terza edizione, muove i primi passi ed è anche la sfida più interessante».

A proposito di NapoliCittàLibro, è soddisfatto del Salone del Libro e dell’Editoria di Napoli?

«Molto. La mia follia su Napoli è quella di riuscire a far tornare il salone del libro al centro dell’attenzione. Solo il 5% del mercato riguarda la Campania, ma ci sono importanti margini di crescita e anche questo evento può aiutare a far recuperare uno spazio perduto, a tutto il sud, dove la cultura è più viva che mai. E il fermento intorno a questo Salone lo dimostra. Sono molto contento di tutte e due le edizioni che sono andate benissimo, non solo in termini di visitatori, perché c’è stata una buona miscela tra visitatori ed editori. Hanno creduto nel nostro progetto dal piccolo editore di Foligno che ha sostenuto un impegno non da poco per essere presente, fino alle grandi case editrici».

Ci può dire già qualcosa sulla prossima edizione? Qualche anteprima?

«Che stiamo cercando una nuova sede, magari potrebbe essere quella definitiva. Una sede che consenta di avere maggiori spazi, connessioni agevoli alle Reti, che possa essere facilmente raggiungibile anche dai più giovani. Napoli, purtroppo, non dispone di molte grandi strutture per grandi eventi. Abbiamo ricevuto diverse offerte, in questi mesi valuteremo. Di certo, ci sarà molto da lavorare ma lo faremo con grande entusiasmo».

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