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Il culto dei defunti dà ragione a Ugo Foscolo

di Giosuè Battaglia.

Roma, 16 Giugno 2019 – Dopo circa due secoli si attua la prima posizione dl pensiero del poeta Ugo Foscolo, il quale durante i diversi incontri intrattenuti col Pindemonte, asseriva che dopo la morte dell’uomo, non esistesse più niente perché con la morte si mette fine a ogni patire umano. I due erano frequentatori del salotto di madame Isabella Teotochi Albrizzi e il Pindemonte pose l’argomento sui cimiteri asserendo che anche dopo la morte del corpo rimaneva il ricordo dell’umano. Il Foscolo, dapprima era di diverso avviso, ma dopo qualche tempo, attraverso un profonda analisi, si trovò d’accordo con il suo interlocutore. Così sostenne la nuova tesi, con il quale il defunto era nei cuori dei suoi famigliari e di quelli che lo avevano conosciuto, per questo doveva essere ricordato attraverso la tomba in modo da infondere nei cuori dei posteri, un esempio da continuare. Purtroppo da allora diverse cose sono cambiate e il mondo ha dovuto fare i conti con il progresso che nei fatti ha portato a un cambiamento anche dei modi di essere e di pensare. Molti sono i fattori che incidono sulle cose e spostano usi e consumi, perché basati su un modo frivolo di fare le cose, che non tiene conto più di vecchie teorie e logiche sulle quali i basavano certi modi di agire, mettendo da parte anche certe ideologie basate sul tema religioso, in nome di un mondo che ruota vertiginosamente. E allora è il caso, appunto, della trattazione del modo di considerare il culto dei morti che pian piano sta sparendo avendo imbroccato già da tempo, la strada del “non ricordo” della persona defunta. Infatti ha preso piede la “cremazione” del corpo della persona che muore e il tutto si risolve in una custodia del frammisto di ceneri conservato in un’ampolla a testimonianza del “fu” e da alcuni conservata su un mobile di casa. Quindi non più ossa conservate nel luogo santo, che potrebbero essere ricordate dai più attraverso la scritta sulla tomba e che infonda nel visitatore il suo ricordo.

Con il nuovo atto della cremazione, si risolvono i diversi i diversi problemi, rappresentanti il bisogno di spazi per le tombe, l’impegno economico è ridotto rispetto al mantenimento richiesto per la tenuta del loculo, con tutti gli annessi e connessi. Ma tutto ciò in barba anche alla fede cattolica, da sempre contraria al “rogo” che rappresenta solo una punizione per l’anima. Infatti il rogo rappresentava una condanna per quelli che praticavano azioni ritenute contrarie alla fede cristiana. Anche se la vecchia condanna al rogo veniva inflitta a un vivente, il rogo di oggi è inflitto a un corpo già liberatosi dell’anima, ma pur sempre rappresentante di una vita terrena vissuta, nel bene e nel male, e che ingloba rapporti sociali importantissimi. Il corpo del defunto è considerato come un fatto culturale e l’uomo seppellisce i propri morti perché questo è l’estremo tentativo di strapparli alle offese del tempo. Insomma il rogo moderno della cremazione rappresenta la fine di ogni ricordo del defunto e un’ingiuria alla fede.

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