Pubblicato il: 18 giugno 2019 alle 8:00 am

“Retake” Roma, i cittadini di buona volontà contro il degrado nei quartieri C’è un gruppo di volontari che non si arrende e da dieci anni ripulisce periodicamente alcune zone di Roma con scope, pennelli. Dalla Capitale l’esempio si è esteso ad altre città italiane, contagiandole con la filosofia delle pratiche attive

di Anna Giuffrida.

Roma, 18 Giugno 2019 – Remo è un pensionato, Gianni fa l’informatico. C’è chi lavora come fornaio, chi fa l’impiegata o chi è disoccupato. Tutti loro, e tanti altri, hanno in comune l’amore per la loro città, Roma, e il desiderio di difenderla dal degrado. Nasce anche da questa concreta volontà di tutela dei beni comuni e da questa indole di cittadinanza attiva il movimento no-profit Retake che, a distanza di dieci anni dal primo gruppo creato a Roma dalla professoressa americana Rebecca Spitzmiller, che vive nella Capitale da 30 anni, conta sul territorio romano una settantina di gruppi distribuiti nei vari quartieri della Capitale.

Con indosso le loro pettorine blu, in mano il decespugliatore, pennelli e secchi di vernice per cancellare le scritte da muri e serrande, i retaker hanno cambiato il volto già di tanti angoli di Roma dalle periferie al centro storico. Un “manifesto di cose fatte” che punta a creare un circuito virtuoso che riqualifichi gli spazi comuni. «I nostri valori sono quelli di migliorare questa città che viviamo e che soffriamo nel vederla ogni giorno maltrattata da scritte vandaliche e da adesivi messi dappertutto – ci dice Gianni Romano, retaker da sette anni e amministratore di vari gruppi Retake a Roma – Il degrado è diventato parte integrante della città. Siamo arrivati a un punto tale che non possiamo stare solo con il dito puntato. C’è il momento in cui il cittadino ha il dovere di dare una mano, con un Like, comprando dei pennelli per darci una mano, scendendo in strada quando è possibile. Dire che non va bene niente è facile, scendere in strada dopo una settimana di lavoro è più difficile ma dà una grande soddisfazione». E prosegue, sorridendo: «Siamo un po’ matti, ma è una follia che ci piace coltivare. Il giorno dell’evento ci alziamo la mattina alle sette, torniamo a casa sporchi e a volte punti da qualche insetto, ma poi sulla chat interna ci scambiamo foto di com’era ridotto un gioco per bambini e com’è adesso, e questo ci dà uno scopo per proseguire».

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Un progetto in continua attività, che organizza circa 15 Retake di quartiere ogni settimana che vengono pubblicizzati sul sito e sulle pagine social dell’associazione, e a cui chiunque può prendere parte. «Ti iscrivi al gruppo e puoi partecipare come vuoi, quando vuoi, se vuoi. Per mezz’ora, per un’ora, per sempre. I nostri Retake vengono fatti anche da 2 o 3 persone. Io ho fatto Retake anche da solo – aggiunge il signor Gianni – Sono comunque dei gruppi più o meno piccoli che fanno del bene alla città. E questo penso sia un bel messaggio. Anche perché pulire la strada davanti casa ha senso se fa parte di un progetto più grande, quello di pulire il degrado mentale».

Un’opera di sensibilizzazione che coinvolge anche le scuole con attività fatte insieme ai bambini e ragazzi a cui insegnare a riconoscere il degrado, facendoli partecipare anche alla pulizia di muri e strade. O, nell’ottica della cittadinanza attiva, invitando gli esercizi commerciali del territorio ad aderire alla difesa dei luoghi pubblici inserendosi nella rete inRetake che impegna i commercianti a manutenere le proprie pertinenze su strada, con piccoli gesti di cura e pulizia.

Un movimento di cittadini, quello di Retake, apartitico ma che dialoga con enti e aziende territoriali come Ama, che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale, e di recente con l’Ater Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica. Come è avvenuto lo scorso 9 giugno tra i lotti delle case popolari dell’Ater nel quartiere di Primavalle, con un evento generale che ha richiamato i volontari Retake, ma anche il comitato inquilini di Primavalle e l’associazione TorPiùBella di Tor Bella Monaca. «Con i dipendenti Ater abbiamo lanciato una chiamata pubblica. E ogni seconda domenica del mese andremo in un quartiere diverso dell’Ater – ci spiega Andrea Napoletano, Direttore generale dell’Ater Roma, che incontriamo con il rastrello e la pettorina dell’operazione VolontariAter a cui hanno aderito vari dipendenti – L’azienda sta individuando fondi insieme alla Regione Lazio, mentre si sta costruendo questo piano straordinario sulla manutenzione. Anche perché solo qui nel quartiere la morosità storica, degli ultimi decenni, arriva a 20 milioni di euro. Ci siamo allora voluti mettere in prima linea con le organizzazioni che fanno del bene per questa città, e la partecipazione c’è stata».

Tra i volontari, anche alcuni inquilini delle case popolari che si sono fermati ad aiutare. Tutti impegnati in una pulizia e manutenzione del parco, circondato dalle palazzine di via Michele Bonelli, che qui mancava da tempo. Una consuetudine radicata in tanti quartieri della periferia romana, che il movimento Retake ha saputo trasformare in impegno e in uno slogan: “Riprendiamoci i nostri quartieri”.

«Mi fa piacere che dopo 40 anni ci sia questa iniziativa. Io sono tornata qui da mia madre da tre anni e ricordo che tanti anni fa avevamo fatto un giardino bellissimo, con le piante, le siepi e la panchina. Ce ne occupavamo noi, lo abbiamo sempre custodito noi – ricorda con soddisfazione la signora Tiziana, inquilina di uno dei lotti di Primavalle, al termine del Retake – Quando pulivamo noi c’erano tutte le signore che scendevano il pomeriggio. Tutti stavano qui sotto a chiacchierare, con sdraio e sedioline. Era bellissimo, era una famiglia! Poi quando l’Ater, più di sei anni fa, ha rifatto i palazzi, le piantine sono state tolte e questa abitudine è andata a sparire». E poi aggiunge: «Oggi hanno montato queste panchine, messo i sacchetti nei cestini. Non so quanto dureranno. Ma se uno riesce a mantenere il parco così, è tutto più semplice. D’altronde lo viviamo noi questo posto, è nostro. Quindi dobbiamo cercare di mantenerlo!».

Ne è convinto anche Gianni Romano che, da retaker, si è dovuto confrontare con nuovi atti vandalici nei luoghi che erano stati ripuliti. «Non nascondo che a volte siamo frustrati. Come quando capita che in un parco per bambini, che abbiamo sistemato, vengono rubati i fiori che avevamo messo. Ma noi torneremo e risistemeremo tutto – ribadisce determinato Gianni – Perché è al cambiamento culturale che noi puntiamo. Un posto degradato è un posto che attira degrado. La nostra paura è che i bambini crescano nella normalità dell’orrore, e che il brutto finisca per essere accettato. Faglielo capire, poi, ad un 30enne che ha vissuto circondato da queste cose che la serranda di un negozio pulita è più bella di una tutta piena di scritte o svastiche. È questa decadenza culturale che noi vogliamo interrompere».

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La comunità dei retaker intanto va crescendo, e da Roma il progetto ha contagiato altre città italiane da Napoli a Milano, da Palermo a Torino con altri quaranta nuovi gruppi nati in poco tempo. E anche dalla Spagna e dalla Grecia sono arrivate richieste di adesione al movimento che lotta contro degrado e illegalità negli spazi pubblici.

Un impegno che ha ottenuto 10mila euro di fondi da un progetto europeo, No Planet B, che sono stati investiti per riqualificare Corviale, quartiere popolare della periferia sud di Roma. «Abbiamo comprato tagliaerba, decespugliatori. Abbiamo fatto fare un murales artistico sul muro perimetrale di una scuola – spiega Gianni Romano, che ha presentato con il suo gruppo Retake Roma Corviale il progetto ‘Immagina. Corviale verde’ – Abbiamo parlato con i ragazzi di terza media e abbiamo fatto fare a loro un murales artistico nel parco. In sei mesi abbiamo fatto fruttare questi 10mila euro con progetti molto carini».

 

Dopo una mattina di lavoro, ma anche di sorrisi e condivisione, palette rastrelli e scope vengono raccolte e portate via dai volontari, ultimi ad andarsene insieme agli inquilini che erano scesi nel parco. Dietro di loro un nuovo spazio restituito agli abitanti del quartiere. Aspettando il prossimo Retake, qui o altrove, con le parole e l’entusiasmo del signor Gianni: «È un vizio da condividere. Ma attenzione, perché queste attività danno dipendenza!».

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