Pubblicato il: 22 giugno 2019 alle 7:37 am

Sannio Falanghina, il riconoscimento, da solo, serve a poco E’ tempo di una strategia condivisa finalizzata a realizzare un sistema di offerta di successo partendo dal binomio vino-territorio. Ed è necessario l’impegno di tutti gli attori

di Emiliana Navarra.

Benevento, 22 Giugno 2019 – Il Sannio e la sua Falanghina hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento assegnato da Recevin,la Rete comunitaria delle 800 Città del Vino,durante l’incontro svoltosi il 10 ottobre scorso: Capitale europea del vino per il 2019.

Un riconoscimento arrivato dopo anni di impegno continuo, coraggioso ed ostinato da parte di tante imprese che hanno creduto nel proprio prodotto, nel proprio territorio, nel proprio lavoro realizzando vantaggi competitivi assoluti grazie alla qualità dei prodotti e delle realtà produttive, che valorizzano le tradizioni, il know-how del loro ambiente locale, per creare strategie di successo nei mercati globali. Un territorio costituisce un patrimonio di risorse e competenze necessarie e indispensabili all’impresa, un sistema di opportunità strategiche e fonti di vantaggi competitivi esclusivi e difficilmente imitabili, nonché il “fondamentale scenario in cui le imprese interagiscono e competono per assicurarsi la sopravvivenza e la crescita.”

Un’ area “vocata”, dunque,non è più rappresentabile quale insieme di fenomeni, eventi esterni e dati strutturali non controllabili dall’impresa ma capaci di condizionarne l’esistenza e il successo; gli attori territoriali, detti anche portatori d’interesse diventano soggetti interni e non esterni ad esso e, tra essi le imprese assumono il ruolo di forze di sviluppo.

La dimensione territoriale è determinante nell’accrescimento e nella trasmissione di quella parte di conoscenza tacita che è tipica dell’imparare facendo che nelle comunità di mestiere e nei mercati professionali del lavoro locale trova delle preziose terre di coltura, un humus appropriato in cui svilupparsi e crescere.

Il progresso non capita mai per caso, è la storia che lo costruisce conquistando nuovi “followers” valorizzando l’identità che esprime attraverso il proprio capitale umano, ambientale, economico- produttivo, istituzionale, culturale; è unico e distintivo quanto più peculiare la percezione della complessità degli elementi che lo compongono; ed il mix di materialità e di immaginario che offre è la chiave che spiega il successo sui mercati internazionali dei prodotti di qualità italiani e Sanniti.

Questa complessità ed originalità economico-produttiva fa sì che i prodotti italiani e Sanniti e, in particolare, quelli tipici di certe zone, diventino il motore di sviluppo di territori vocati, uno sviluppo eco-compatibile ed integrato, in grado di valorizzare tutte le potenzialità di un’Area Vocata e le varie componenti economiche: turismo, artigianato, ecc., ma anche l’esaltazione delle risorse immateriali legate alla tradizione, cultura, all’identità come elementi di valore esaltanti la qualità di vivere bene, la fantasia e la professionalità nel creare occasioni di business promuovendo nuove combinazioni di elementi naturali, umani e tecnologici-produttivi stratificati in certe aree.

Cosa fare adesso?

Analizzare le risorse di un territorio e comprendere i meccanismi e le relazioni tra diversi stakeholder in grado di orientare il territorio verso un vantaggio competitivo “assoluto”, attraverso la messa a punto di un progetto strategico finalizzato a realizzare un sistema di offerta di successo partendo proprio dal binomio “vino-territorio”: ecco quale dovrebbe essere l’impegno delle istituzioni, adesso. Regione e Governo centrale, insieme. Con il contributo fattivo, deciso e propositivo di tutti gli attori locali, (comuni, imprese, associazioni). Un impegno che, se partisse oggi, lo farebbe con un ritardo di anni, dunque non è più procrastinabile.

Biowine e l’esempio di Valdobbiadene

Si guardi l’implementazione del Progetto BIOlogic Wine INNovative Environment (BIOWINE) finanziato nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Governance e Assistenza Tecnica 2014-2020 (PON Governance-Avviso per il finanziamento di interventi volti al trasferimento, all’evoluzione e alla diffusione di buone pratiche attraverso Open Community PA 2020). Il progetto ha come obiettivo quello della standardizzazione e sperimentazione di metodologie e strumenti, a carattere fortemente partecipativo, per il trasferimento di una buona pratica implementata nell’area del Conegliano-Valdobbiadene, anch’essa coinvolta nel progetto Biowine.

In particolare i 15 Comuni che rientrano nell’area DOCG Conegliano-Valdobbiadene hanno condiviso la definizione e l’implementazione di un Regolamento Intercomunale di Polizia Rurale con «l’imperativo di tutelare la salute dei cittadini, il territorio e la biodiversità, e di immettere sul mercato prodotti di qualità eccellente non solo dal punto di vista organolettico e sanitario, ma anche portatori di valori e significati, il consumo dei quali sia legato all’idea di uno sviluppo sostenibile e della promozione piena dell’essere umano. E’ ferma la convinzione che il rispetto della salute umana e animale, la tutela ambientale, l’impatto controllato sul paesaggio siano elementi costitutivi della qualità e dell’eccellenza e vadano ricercati con grande determinazione».

La revisione dei regolamenti di polizia rurale dei Comuni è stata realizzata in un quadro unitario e condiviso, capace di contemperare le necessità di adempiere al modificato quadro normativo nel settore ambientale, urbanistico e veterinario e l’esigenza di rispondere alle aumentate sensibilità della popolazione per la tutela della salute, in un contesto fortemente contraddistinto dalla diffusione della coltivazione della vite. Il Regolamento Intercomunale contiene anche disposizioni in materia di utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari. Ha reso obbligatorio il rispetto del Protocollo Viticolo ossia un Codice di autoregolamentazione per la gestione sostenibile dei vigneti, inteso a minimizzare l’impatto della chimica sul territorio e a dare indicazioni sempre più precise nella gestione del vigneto, anticipando le normative ministeriali e dell’Unione Europea sull’utilizzo dei fitosanitari. Ad oggi, è più severo delle leggi vigenti: esclude, infatti, vari principi attivi tuttora ammessi dal Ministero dell’Agricoltura, dalla UE e dall’OMS. Il protocollo viticolo è stato adottato per la prima volta nella stagione viticola 2011 ed è il perno dell’attività di sostenibilità del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco. La pubblicazione del Protocollo e la sua diffusione tra le 178 aziende che aderiscono al Consorzio di Tutela ha contribuito a diffondere negli anni i temi di sostenibilità agronomica tra gli agricoltori del territorio[1].

Biowine ha anche come finalità quella di consentire a quattro aree vitivinicole, due in Campania e due in Basilicata (figura sotto), di mutuare questa pratica efficiente e finalizzarla alla predisposizione ed applicazione di atti amministrativi con un forte impatto locale. Alla base del progetto, pertanto, c’è la fondamentale necessità di costruire un processo sostenibile di cooperazione interistituzionale e di confronto dialogico con gli attori territoriali, attraverso il supporto di una piattaforma multi-attoriale.

I dati ci offrono un Sannio in cui con imprese agricole rappresentano il 37,90% (11.500) del totale delle imprese attive (30339), con un tasso di crescita del 1,6%, e il 36,6% di imprese (1929) del settore turistico, con una crescita dello 0,1% (dati CCIAA 2018).  L’incidenza percentuale delle imprese femminili per settore economico è pari al 42,2% (4.857) aziende agricole al femminile, rispetto al36,6 % Regionale e rispetto al 28, 5% Nazionale. L’incidenza delle imprese al femminile nel turismo è pari al 33,4% del rispetto al 27,4% Regionale e al 29,4% Nazionale. Le imprese giovani impegnate in agricoltura sono al 10,1%, quasi in linea col dato regionale pari al 10,8% e al 7,7% Nazionale. Le imprese giovani impegnate nel turismo sono al 19,00 %, quasi in linea col dato regionale pari al 18,8% e al 13,7 % Nazionale.

Il consigliere regionale della Campania Mino Mortaruolo ha annunciato lo scorso 7 giugno, intervenendo all’evento di implementazione del progetto Biowine, “Verso lo statuto del Territorio e del Paesaggio Rurale” che la Regione Campania ha stanziato ancora un milione di euro, per sostenere la crescita ecosostenibile basata sul binomio vino-territorio.

I numeri di Sannio Falanghina

12 mila ettari di vigneto, la più estesa area vitivinicola in Campania; 3 denominazioni di origine ed 1 indicazione geografica per più di 60 tipologie di vini; il 50% dell’intera produzione vitivinicola regionale, con oltre la metà del vino campano tutelato da denominazioni di origine; 900 ettari di vigne specializzate solo a Castelvenere (il 60% della superficie totale), il territorio più vitato della Campania e tra i più vitati d’Italia; 10 mila aziende impegnate nella produzione di uva; oltre 100 aziende che vinificano ed etichettano; 160 cantine con circa 2.500 lavoratori, senza considerare l’indotto; 2 milioni di euro destinati alla promozione; 1 sfilata dei carri realizzati ogni anno a Solopaca con i primi chicchi d’uva della stagione; 120 abitazioni già acquistate da turisti stranieri nel borgo di Guardia Sanframondi (provenienti da Scozia, Stati Uniti e Canada); la più importante realtà cooperativa della Campania ed una delle principali del Mezzogiorno, la Guardiense, con 1.000 soci, circa 140 mila ettolitri di vino prodotti annualmente, 5 milioni di bottiglie vendute in Italia e nei principali mercati internazionali.

I (tanti) limiti

Troppi, però, sono ancora i limiti di un territorio vocato, che in il 15 anni ha visto crescere aziende e fatturato delle aziende del settore realizzando export con trend di crescita a due cifre in nicchie di mercato estero eccezionali (vedi il caso Erbagil, azienda di cosmesi da uve certificate e biologiche, o il caso La Guardiense) primo fra tutti la marginalità del territorio. I trasporti pessimi sono una delle principali cause di mancato sviluppo delle aree interne. L’alta velocità potrebbe ridurre questo gap ma strutturare un’offerta condivisa diversificata e qualificata è altrettanto importare che dotare il territorio dei collegamenti che consentano a turisti, importatori di venire a conoscere un territorio unico, che ha in sé i semi del suo successo e radici forti per proiettarsi nel futuro. La sensibilità istituzionale accresciuta sembra aver assunto la consapevolezza giusta per sostenere le imprese che per troppi anni hanno costruito in solitaria un percorso straordinario. Insomma è tempo di crederci, è tempo di fare rete, è tempo di una strategia condivisa di sviluppo ecosostenibile di lungo periodo. (Copertina, foto di Osvaldo Lombardi, da Pinterest)

[1]Risale al 2013 l’esclusione di tutte le formulazioni contenenti prodotti a base Folpet, Mancozeb, Dithianon, e diverse altre sostanze, come accaduto successivamente nel 2016. Nel 2018, oltre a ribadire la recente decisione dei 15 comuni della Denominazione di eliminare il Glifosate dal 1° gennaio 2019, si sottolinea la necessità della lotta integrata e se ne forniscono gli strumenti per attuarla.

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