Pubblicato il: 2 luglio 2019 alle 8:00 am

Imprese: rapporto Confartigianato, Pmi frenate da pressione fiscale e costo lavoro dipendente “I vincoli e le zavorre” che arrestano la corsa delle aziende italiane hanno a che fare, innanzitutto, con la tassazione che nel 2019 in Italia e arrivata al 42,4 per cento del Pil: oltre un punto percentuale sopra alla media dell'Eurozona

di Massimo Saccone.

Roma, 2 Luglio 2019 – Le piccole e medie imprese italiane stentano a decollare. Le cause, secondo il recente rapporto presentato da Confartigianato in occasione dell’assemblea annuale sono da individuare nella pressione fiscale, nel cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente, nella tassazione sull’energia e in altri freni che arrestano la corsa delle Pmi del nostro paese. Nel dettaglio “i vincoli e le zavorre” che, secondo Confartigianato, arrestano la corsa delle Pmi italiane hanno a che fare, innanzitutto, con la pressione fiscale che nel 2019 in Italia e arrivata al 42,4 per cento del Pil: oltre un punto percentuale sopra alla media dell’Eurozona che si assesta al 41,3 per cento. In pratica gli imprenditori italiani, nel complesso, pagano 19 miliardi di tasse in più rispetto alla media dell’Eurozona, corrispondenti a un prelievo di 314 euro in più per abitante.

Poco confortanti sono anche i dati registrati da Confartigianato sulla competitività delle Pmi italiane su cui pesa soprattutto il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente pari al 47,9 per cento: 11,8 punti in più del 36,1 per cento della media Ocse. In totale il costo del lavoro pagato dalle imprese italiane, per i 5,9 milioni di dipendenti, ammonta a 174 miliardi di euro. E, secondo il rapporto, l’Italia e tra le peggiori in Europa per quanto riguarda la tassazione sull’energia che fa pagare alle piccole imprese una bolletta elettrica più cara di 1,5 miliardi rispetto alla media europea. Il divario tra le nostre Pmi e quelle europee riguarda anche gli investimenti pubblici fissi lordi: per il 2019 l’Italia investe 11 miliardi in meno rispetto alla media dell’Eurozona. E non va meglio sul fronte del credito: a fine 2018 i finanziamenti alle piccole imprese sono diminuiti dell’1,1 per cento e, in dodici mesi, le imprese artigiane hanno ricevuto 3,9 miliardi in meno di prestiti.

Nonostante questo in Italia sono presenti 4,4 milioni di piccole e medie aziende che, con i loro 10,8 milioni di addetti pari al 65 per cento degli occupati nelle imprese italiane, rappresentano il motore della nostra economia. Soltanto nel 2018, il rapporto Confartigianato ha contato la nascita, in Italia, di 308 imprese artigiane al giorno e «le esportazioni, dei settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese, valgono 127 miliardi con una crescita del 2,5 per cento in un anno – spiega Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato – anche sul fronte della produttività le Pmi italiane se la cavano bene. Il rapporto rileva che negli ultimi cinque anni, in particolare nel settore manifatturiero, le imprese italiane hanno registrato una crescita della produttività del 18,6 per cento: più del doppio rispetto al dato contemporaneo (7,3 per cento) registrato dalle aziende tedesche. Tante cose positive per le nostre imprese sono state avviate – aggiunge Merletti – tuttavia le attese non si sono finora trasformate in realizzazioni effettive e la spinta all’economia che doveva esserci non c’è stata. La nostra crescita e praticamente inesistente, a danno dello sviluppo».

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