Pubblicato il: 5 luglio 2019 alle 7:00 am

Buon compleanno bikini! 73 anni del bikini, dal 5 luglio 1946 oggetto di scandalo e simbolo di liberazione

di Giulio Caccini.

Roma, 5 Luglio 2019 – “Cosa fai se vedi una donna in bikini?” chiedeva un compassato Vittorio De Sica esaminatore agli esami di concorso per un posto di vigile urbano in Pane amore e… ad uno sprovveduto (e raccomandato) Antonio Cifariello. “La guardo!”. “Come la guardi? Devi elevare regolare contravvenzione”. Sì, perché nella timida Italia degli anni 50 il Bikini era uno scandalo, e il ministro degli interni Scelba mandava i poliziotti sulle spiagge per controllare (metro alla mano) che l’altezza del bikini fosse “regolamentare”.

E’ nato il 5 luglio 1946, il bikini, 73 anni portati con successo, e, da oggetto di scandalo a simbolo di liberazione, oggi non fa impressione a nessuno. Ma non fu così all’inizio.

Quando l’Italia scopriva le vacanze democratiche le donne scoprivano un nuovo modo di esporsi al sole… e agli sguardi maliziosi dei vicini d’ombrellone. Anche il cinema indossò il bikini: quando le vacanze al mare iniziarono a essere un bene indispensabile nell’Italia del boom, dopo l’automobile e il frigorifero, i bikini invasero le scene, dal Sorpasso agli abbronzatissimi anni Sessanta al suono dei juke box, per arrivare al filone della commedia sexy, con insegnanti, poliziotte, mogli in vacanza e liceali al mare, anche in topless, in film recitati da divi nazional-popolari e ragazze cui bastava infilarsi o sfilarsi il bikini, a seconda dei copioni, per diventare dive.

Ancora in tv ce li propongono, con gli splendi scenari vacanzieri di Ischia, Sorrento, Capri, Taormina, Viareggio, Forte dei Marmi, Rimini, da Domenica d’agosto (1949, primo film girato in spiaggia, di Luciano Emmer), alla Spiaggia, di Alberto Lattuada, alla Voglia matta, Peccati d’estate…

Da dove arrivava il bikini?

Da molto lontano, almeno nel nome. Nel 1946, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli stati Uniti effettuarono oltre 60 test nucleari nell’atollo delle Isole Bikini, nel Pacifico, per studiare l’effetto dell’atomica sulle navi militari; poco dopo a Parigi Louis Réard battezzò Bikini un suo costume da bagno che, come una bomba atomica, avrebbe scombussolato la moda e l’intera società. E aveva ragione.

Il suo primo bikini era formato da quattro triangoli di soli 30 pollici di tessuto stampato con un motivo che ricordava la prima pagina di un giornale. Però il sarto non trovò facilmente una modella che volesse indossarlo alla presentazione, così ingaggiò una spogliarellista del Casino de Paris, Michelle Bernardini, che non aveva alcun problema a mostrarsi al pubblico seminuda. La presentazione ufficiale avvenne alle Piscines Molitor di Parigi: si dice che arrivarono 50.000 biglietti di congratulazioni, tra i quali almeno un centinaio di proposte di matrimonio alla modella.

C’è da dire che il bikini non è un’invenzione moderna. Infatti, come dimostrano i mosaici romani, anche le donne dell’antica Roma lo usavano.

Ma negli anni ’50 la lusinghiera passerella di Parigi era diversa dalle spiagge: per circa 15 anni non fu facile convincere le donne ad acquistare un bikini, vista anche l’opposizione del Vaticano (che lo dichiarò “peccaminoso”) e bandito da Spagna, Portogallo, Italia, Belgio e Australia. Perfino in molti stati americani restò fuori legge fino al 1959.

Con il passare del tempo e l’adozione dell’indumento da parte di Marylin Monroe, Bettie Page e la diffusione nell’immaginario collettivo delle donne in due pezzi nel cinema, il bikini divenne lo strumento estivo per accendere il desiderio maschile.

La vera bomba scoppiò quando Brigitte Bardot ne indossò uno nel 1956 sul set del film E Dio creò la Donna. All’improvviso tutte le dive del cinema indossarono il bikini: nel 1956 Marisa Allasio ne vestiva uno che lasciava ben poco all’immaginazione nel film Poveri ma belli di Dino Risi; nel 1962 Ursula Andress nei panni della bond girl Honey Ryder ne sfoggiava uno in 007 – Licenza di uccidere, diventato un’icona della moda tanto da meritarsi una pagina su Wikipedia tutta per sé. Perfino Miss Italia 1947, Lucia Bosè, vinse il concorso indossando un due pezzi.

Ne sono passati anni da quando sulle spiagge giravano i vigili a misurare i centimetri leciti dei minuscoli triangoli di stoffa, e da allora il bikini non ha mai smesso di essere un successo.

neifatti.it ©