Pubblicato il: 7 luglio 2019 alle 7:00 am

lo spettacolo naturale del Cilento direttamente dal mondo del mito Storia e geografia, ma anche leggende: visitiamo la perla del turismo balneare della Campania, e non solo

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 7 Luglio 2019 – Se siete alla ricerca di un luogo ancora incontaminato dove la natura incontra il mare, allora andate in Cilento, la zona della Campania che si estende dalla piana di Paestum fino al Golfo di Policastro. Il mare più bello d’Italia è proprio questo, e in particolare quello di Pollica: parola di Legambiente e Touring Club. Quest’anno infatti le 5 vele, per la provincia di Salerno, sono state assegnate, oltre al litorale del Cilento Antico, anche alla Costa del Mito e all’area marina protetta Coste degli Infreschi e della Masseta guidata da San Giovanni a Piro.

Terra di dolci colline ricoperte dai pini di Aleppo – portato dai Fenici – viti e ulivi che si specchiano nel blu del Tirreno, è da sempre crocevia di popoli e tradizioni. Attraversato da vivaci torrenti, ricco di boschi di castagni e di lecci, il suo splendido paesaggio è interrotto da paesi aggrappati alle rocce o adagiati sul mare.

Qui sorge il magnifico Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni, che vede la presenza di specie di alto valore naturalistico, come il falco pellegrino,il lupo, l’Aquila reale e la Lepre appenninica. E poi i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, inseriti nel 1998 nella world heritage list dell’Unesco.

E’ una terra ricca di storia e cultura, che richiama le tappe dei viaggi degli Argonauti, dei Fenici, dei Greci, di Ulisse, di Enea…Prima di approdare sulle coste del Lazio, infatti, secondo il racconto del poeta latino Virgilio, Enea era passato davanti all’odierno capo Palinuro e lì, una notte, il suo nocchiero Palinuro cadde in mare per volere divino.Si era innamorato di una splendida fanciulla di nome Kamaratòn (da qui Camerota), e l’aveva inseguita fino in fondo al mare, fino alle scogliere del Capo, che da allora prese il suo nome: Capo Palinuro.

E’ la terra della sirena Leucosia, un essere fantastico con la parte superiore del corpo di donna, formosa e di bell’aspetto, e la parte inferiore a forma di coda di pesce, che sfruttava le sue doti di seduzione sessuale, mostrando solo la parte superiore del corpo, per attrarre ignari giovani marinai, facendo loro perdere il controllo della nave e uccidendoli trascinandoli in mare. Insieme alle sorelle Ligea e Partenope, Leucosia abitava gli scogli e le insenature del golfo di Salerno, e, secondo l’Odissea di Omero, tentò invano di sedurre Ulisse. Suicidatasi per il fallimento del suo piano, il suo corpo fu trasportato dalla corrente fino all’attuale golfo di Paestum dando così il nome al promontorio di Punta Licosa.

Come non citare Velia (la Hyele greca, un’accessibile collinetta nei pressi del comune di Ascea), fondata dai greci Focesi, una tra le polis più ricche della Magna Graecia, culla della filosofia antica, dove vissero i filosofi Senofane, Leucippo, Parmenide (ricordate nei libri di filosofia il suo celebre assunto l’essere è e il non essere non è?), Zenone (quello del paradosso di Achille e la tartaruga), il grammatico Stazio (padre del più noto poeta latino).

Non c’è bisogno di citare la piccola Castellabate, resa famosa grazie al film “Benvenuti al Sud”.

Più a nord c’è Paestum, nel comune di Capaccio, uno dei più importanti complessi monumentali della Magna Grecia, chiamato dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone. Qui si trovano un’infinità di reperti e manufatti decorativi, molti dei quali custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale (qui c’è lo splendido affresco della Tomba del tuffatore, rimasto al buio per quasi due millenni e mezzo, fino al ritrovamento nel 1968).Di immensa bellezza sono i tre templi di ordine dorico in ottime condizioni, tanto da essere considerati esempi unici dell’architettura magno-greca: il Tempio di Nettuno, in realtà dedicato ad Hera, il Tempio di Athena, noto anche come Tempio di Cerere e la Basilica.

Addentrandoci potete visitare la Certosa di San Lorenzo di Padula, uno dei complessi monumentali più grandi d’Italia, patrimonio UNESCO e tra i più vasti in Europa. La costruzione, iniziata nel 1306, durò fino al ‘700. Passando dalla grande facciata barocca, potrete visitare le scuderie, le officine, la farmacia e le cantine. Nelle cucine si racconta che venne preparata una frittata di 1000 uova per Carlo V! La chiesa conserva gli altari con le raffinate decorazioni policrome in scagliola con inserti in madreperla, gli affreschi del XVI – XVIII secolo, il pavimento a maioliche di Vietri del ‘700, i cori lignei intagliati e intarsiati del primo Cinquecento. L’ex monastero vanta il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²). In realtà i monaci certosini di Padula erano sì alla ricerca della pace spirituale, ma si dice che fossero molto ricchi: avevano per celle veri e propri appartamenti con giardino, pregavano di notte e non mangiavano carne, ma si alimentavano con uova, pesce, formaggi e altri prodotti fatti arrivare dai propri possedimenti.

Infine, una piccola perla ancora per fortuna non del tutto famosa: nel cuore del Cilento c’è un posto dove lo scorrere dell’acqua ha creato uno spettacolo naturale che sembra uscito da un libro di fiabe.

Siamo in collina, nel paese di Casaletto Spartano e qui c’è la cascata dei Capelli di Venere che nasce dalle acque del Rio Bussentino. Si chiama così per via della rigogliosa pianta denominata “capelvenere” che caratterizza l’oasi. Non è difficile arrivarci: dal centro del paese seguite le indicazioni per l’Area Capello da dove partono due vecchi sentieri che costeggiano il Rio. Si paga un biglietto di 3 euro (non sempre!). La cascata si trova alla base di un vecchio ponte normanno e vicino ai resti di un vecchio mulino. Lo spettacolo è davvero affascinante e siamo sicuri che resterete incantati. Se ci capitate in una calda giornata estiva, potrete avere un po’ di refrigerio sotto la cascata- in realtà il bagno, avverte un cartello, è vietato- la cui temperatura è però proibitiva aggirandosi sui 6-8 gradi.

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