Pubblicato il: 9 luglio 2019 alle 7:00 am

Turismo, Food & Wine: una notizia buona e una cattiva I tour gastronomici hanno avuto un incremento del 45%. E l'Italia resta la destinazione preferita tra le mete straniere dai turisti 'enogastronomici'. Ma c’è un gap pesante…

di Aldo Morlando.

Roma, 9 Luglio 2019 -E’ proprio il caso di dire che sul fronte turismo, quello legato all’enogastronomia da sempre vanto del nostro paese, abbiamo una notizia buona e una cattiva.

In un anno le prenotazioni per tour legati al cibo e ai vini hanno fatto registrare un incremento del 53% in Italia, con Toscana, Veneto e Sicilia sui tre gradini del podio. I tour gastronomici hanno avuto un incremento del 45%, quelli a tema vini +67%; un vero boom per il cioccolato, +195%, e soprattutto per le distillerie, +779%. Le prenotazioni sono arrivate da Usa, Regno Unito e Australia, con l’Italia al sesto posto.

La cattiva è che il gap che l’Italia sconta nell’economia digitale – è al quart’ultimo posto tra i paesi della Ue – rischia di avere effetti ancora pesanti per il turismo, l’unico settore che cresce costantemente dal dopoguerra. Si rischia di perdere terreno rispetto ai competitors e di non stare al passo con le richieste dei ‘nuovi’ turisti, dall’Asia e dagli altri paesi emergenti, e dei millennials.

E’ questo il messaggio, chiaro e diretto, arrivato dal Food&Wine Tourism Forum, organizzato a Grinzane Cavour (Cuneo).

«Il ritardo nella digital economy rischia di pesare ancora di più nel campo del turismo – ha spiegato Roberta Milano, coordinatrice scientifica del Forum – dove sta affermandosi il modello 4.0. Molti viaggiatori, come ad esempio i cinesi, viaggiano senza denaro contante e usano il Qr code. I ristoranti dovranno attrezzarsi per menu che possano essere letti e tradotti simultaneamente solo inquadrandoli con gli smartphone. Nell’outdoor le app ormai diffuse tra la stragrande maggioranza degli appassionati».

Un’accelerazione dell’economia digitale serve quindi anche al comparto enogastronomico del turismo, in grande salute in Italia ma con vicini molto agguerriti. Una ricerca condotta in Spagna, presentata per la prima volta a Gerinzane Cavour., ha evidenziato che in un anno nel paese iberico 8 milioni di turisti hanno viaggiato per motivi legati all’enogastronomia, l’87.6% in auto, il 45% in aereo. E l’Italia resta la destinazione preferita tra le mete straniere dai turisti ‘enogastronomici’ spagnoli, davanti alla Francia. Tuttavia, per non perdere posizioni guadagnate e proseguire nel trend (+11% di turisti, ma solo +3 in termine di valore economico, nel 2018 rispetto al 2017), «l’innovazione è fondamentale – ha spiegato Maria Elena Rossi, direttrice marketing di Enit – anche perché ai turisti ‘baby-boomers’ si stanno sostituendo i millennials. L’Italia deve puntare sul turismo di qualità, sul lusso considerato non nell’accezione classista, ampliando e migliorando la gamma dei servizi di chi viene da noi per conoscere la storia, i prodotti e le tradizioni ma raccontate con agganci culturali con la sua cultura».

Che il food&wine sia sempre più determinante nelle scelte turistiche lo dicono i dati di TripAdvisor, illustrati da Valentina Quattro, Associate director Italia: la crescita delle prenotazioni per tour enogastronomici è stata in un anno del 53%, e al top tra le mete ci sono sono Toscana, Veneto e Sicilia.

Millennials onnivori nelle scelte della ristorazione. Amano i locali etnici, il food trucks e il social eating, ma desiderano anche le esperienze in locali stellati e gourmet. Sono loro a guidare le tendenze, scalzando i baby boomers e la generazione X, come vengono definite le generazioni precedenti. A tracciare l’identikit dei millennials nel rapporto con il sempre più florido turismo enogastronomico è stata Roberta Garibaldi, docente di Marketing e di Economia della gestione delle imprese turistiche all’Università di Bergamo e ambasciatrice per l’Italia della World Food Travel Association. Suo è stato l’intervento che ha chiuso il Food&Wine Tourism Forum, organizzato a Grinzane Cavour (Cuneo) nell’ambito del programma europeo Alcotra.

Per il 66% dei millennials considerati come turisti ‘enogastronomici’ c’è interesse per locali alla moda e di tendenza (+22% rispetto alla generazione dei ‘boomers’), per il 79% conoscere la cucina etnica, per l’82% il cibo di strada venduto dai food trucks. L’incontro con altre persone è un motivo di pranzi e cene fuori casa per il 62% dei giovani, che ambiscono a frequentare in corso di cucina molto più dei loro padri o nonni (59%, una percentuale più alta di 21 punti rispetto ai ‘boomers’.

Tra i desideri e la realizzazione c’è però ancora un gap notevole, «che spesso arriva al 40% nel caso delle esperienze che vanno oltre la serata al ristorante – ha spiegato Roberta Garibaldi – per il loro reddito ancora basso ma anche per un altro motivo ricorrente: la mancanza di informazioni, specialmente per quanto riguarda gli orari e la disponibilità alla visita e ad attività in cantine, pastifici, caseifici, cioccolaterie».

Un dato potrebbe sorprendere: il 74% dei millennials referiscono un viaggio per motivi enogastronomici in Italia. Dietro forse dato c’è probabilmente l’apprezzamento del cibo italiano e dei suoi produttori.

Una riflessione, in chiusura, rivolta alle Regioni del sud: come si pensa di poter superare questo gap, se molti territori (ad esempio della Campania o della Puglia, aree di grande interesse per il food & wine) non sono state ancora raggiunti dalla fibra veloce? (Foto di Gaia Studio)

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