Pubblicato il: 11 luglio 2019 alle 8:00 am

La dieta mediterranea che avvelena Secondo Legambiente non si fa abbastanza per limitare i pesticidi su frutta e verdura, ma anche nel Prosecco

di Aldo Morlando.

Roma, 11 Luglio 2019 – La dieta mediterranea è un modello nutrizionale e uno stile di vita ispirato alle abitudini dei paesi europei del bacino del Mar Mediterraneo, compresa l’Italia, negli anni Cinquanta del XX secolo.

Gli ingredienti principali di questo regime alimentare sono: frutta e verdura, cereali integrali, olio di oliva, vino; ma anche pesce, carni bianche, latticini e uova.

La dieta mediterranea, secondo i medici, è in grado di ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori, diabete e disturbi alimentari, nonché di rallentare il declino cognitivo tipico dell’invecchiamento.

E’ un’alimentazione sostenibile anche per l’ambiente, grazie all’utilizzo di risorse naturali e alle basse emissioni di gas serra, in quanto fondato prevalentemente su alimenti di origine vegetale; e grazie al rispetto della stagionalità dei prodotti, delle tradizioni locali e della biodiversità.

D’estate, poi, le temperature particolarmente elevate come in questi giorni fanno ancora più preferire la dieta mediterranea, prediligendo le cotture come quella a vapore che salvaguardano vitamine e sali minerali.

Ma come conciliamo dieta mediterranea con i pesticidi che sempre più invadono la nostra spesa, e la nostra tavola?

La lotta ai pesticidi è molto diminuita negli ultimi tempi nei prodotti e il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti commercializzati in Italia lo attesta. La frutta si confermerebbe la categoria “più inquinata”, con un aumento annuale delle irregolarità: infatti, su 3.507 campioni il 2,3%, sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge. Solo il 53,8% dei prodotti ortofrutticoli in Italia è privo di residui chimici.

I pesticidi spruzzati su frutta e verdura si accumulano su bucce e scorze, che non rappresentano una barriera impermeabile, per cui riescono a penetrare fino alla polpa, anzi, alcuni pesticidi sono specificamente progettati per venire assorbiti nel tessuto di frutta o verdura. La loro funzione è chiara: proteggere dai parassiti che penetrano nella pelle per succhiare il liquido all’interno.

Tra i più “inquinati” ci sono fragole, spinaci, pesche noci, mele, uva, ciliegie e pomodori, come dire ciò che mangiamo d’estate.

Addirittura il boom Prosecco, orgoglio italiano – fresco di riconoscimento Unesco che ha inserito le sue colline nell’elenco dei siti patrimonio dell’umanità – cinquecento milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo con una crescita che minaccia lo champagne, rischia di sfumare a causa dei residui chimici nel processo produttivo, con la presenza accertata di sostanze come solfiti, erbicidi, diserbanti e fungicidi.

E se questi veleni sono dannosi per l’uomo, per un organismo in fase di sviluppo come un bambino gli agenti tossici interferiscono con l’azione degli ormoni.

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