Pubblicato il: 12 luglio 2019 alle 7:00 am

Il vino sputato diventa brandy L’idea è di un artigiano australiano che ha raccolto gli avanzi delle degustazioni per trasformarle in un distillato al 40% di alcool

di Aldo Gervaso.

Sidney, 12 Luglio 2019 – Peter Bignell, un distillatore artigiano australiano, ha realizzato un brandy con il vino sputato durante le degustazioni. Voi berreste un distillato realizzato con il vino sputato dai sommelier?

Facciamo qualche passo indietro. Avete un’idea di quanto vino venga sprecato durante le degustazioni? Saloni, fiere, dal Vinitaly al ProWein di Düssendorf, dal VinExpo di Bordeaux al Vinexpo Hong Kong, dal Merano Wine Festival al Wine and Spirit Wholesalers Association Convention di Orlando e così via: migliaia di litri di vino finiscono nelle apposite sputacchiere dopo aver superato le varie prove, visive, olfattive e gustative da parte di esperti e di neofiti.

E’ così che a Peter Bignell, un distillatore 67enne della Tasmanian Belgrove Distillery, è venuta un’idea. Partecipando al festival Rootstock a Sydney, un raduno di produttori di vino provenienti da tutto il mondo che promuovono pratiche sostenibili nel settore enologico e osservando le ripetizione di alcuni gesti in particolare. «Ero con un gruppo a degustare vini – spiega -, e come da tradizione nella degustazione, una parte dei vini veniva sputata in un secchio». Questa pratica consente agli assaggiatori di provare molti vini diversi evitando l’ubriachezza. Bignell, tuttavia, lo considerava uno spreco.

«Odio i rifiuti, odio assolutamente i rifiuti – afferma il distillatore in una intervista rilasciata a ABC Radio Hobart -. Così mi sono chiesto: se portassi a casa quel secchio, distillassi il contenuto e lo portassi indietro l’anno prossimo, chi lo berrebbe?». Ed è partita da questa domanda la sfida dell’artigiano, il quale ha applicato il concetto di riciclaggio a un livello completamente nuovo, prendendo quel vino sputato e trasformandolo in un distillato chiamato, appunto, Kissing a Stranger. Letteralmente: baciare uno sconosciuto.

Bignell si è messo d’accordo con gli organizzatori di Rootstock per raccogliere gli avanzi di vino dopo la degustazione, con l’obiettivo di distillarlo. «Abbiamo ottenuto 500 litri di vino in 3 giorni» racconta Bignell, rivelando poi: «C’erano dentro perfino pezzi di biscotti, formaggio e un po’ resti di birra».

Dodici mesi dopo, Bignell aveva trasformato il vino da sputare in un liquido alcolico trasparente a 80 proof (cioè 40% di alcool), con un sapore paragonabile al brandy inattivo. E per testare il gradimento del pubblico, ha portato una parte del distillato ottenuto al festival dei Rootstock 2017.

E’ piaciuto. Ed è stata superata anche la preoccupazione per la salute, trattandosi di vino sputato: «Soprattutto, quello che preoccupava, è la trasmissione di microrganismi, germi – aggiunge -. Ma il calore nel processo di distillazione si sbarazza della maggior parte di quelli. Il resto dovrebbe essere abbastanza innocuo perché erano sostanzialmente cibi prima di mescolarsi al vino». L’elemento in più è la saliva. Ma sbirciando tra le varie usanze nel mondo, si apprende che lo sputo è stato tradizionalmente usato per distillare l’alcol e altri prodotti commestibili come Kava, una bevanda dell’Isola del Pacifico prodotta da una pianta con lo stesso nome e caratterizzata da proprietà allucinogene. Gli enzimi della saliva estraggono i principi attivi nella pianta, rendendo la saliva un elemento cruciale. Una tradizionale birra di mais peruviano richiede anche enzimi salivari per trasformare il mais in zuccheri fermentabili.

Bignell, che normalmente produce whisky di segale nella sua distilleria della Tasmania alimentata da biodiesel e che tra le altre produzioni ha realizzato una Grappa al 63,5% a meringa al limone e marshmallow tostati, potrebbe aver appena scoperto una nicchia completamente nuova. E, come lui ama dire, rispettosa dell’ambiente. Ma la domanda resta la stessa: voi berreste un sorso di Kissing a Stranger?

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