Pubblicato il: 15 luglio 2019 alle 8:00 am

«La scrittura è nei miei occhi la più bella espressione di felicità» Intervista allo scrittore francese Maxence Fermine, autore di capolavori come Neve e la trilogia dei colori. Scrivere? «Un messaggio d'amore inviato alle stelle». In autunno uscirà il nuovo romanzo

di Marzio Di Mezza.

Parigi, 15 Luglio 2019 – Neige è il suo primo racconto e quest’anno compie 20 anni. Viene pubblicato nel 1999 da Arléa, poi ristampato da Points e tradotto in 17 lingue, tra cui l’italiano con il titolo Neve (da Bompiani, novembre 1999). Oltre 300mila copie vendute. Maxence Fermine ha 29 anni quando si affaccia sul panorama editoriale mondiale proponendo una scrittura diversa, una via di mezzo tra il romanzo e la poesia. Quattro lustri dopo, l’autore di Neve, Opium, Il Palazzo delle Ombre, attraverso Instagram ci fa conoscere pezzi del suo mondo: ciò che vede ogni giorno o durante i suoi viaggi. Tessere minuscole di un mosaico che ci incuriosisce e ci affascina.

Ma quanto è social Fermine?

«Uso solo Instagram da poco tempo e non mi piace molto Facebook. Non ho nulla contro i social network, li trovo molto utili per inviare o ricevere messaggi, ma in realtà penso che nulla equivalga ad una relazione umana diretta. Mi piace avere persone di fronte a me. È molto più facile rompere il ghiaccio».

Su Instagram pubblica spesso foto di montagne. C’è un ambiente che la ispira maggiormente per la scrittura?

«Scrivo nel mio ufficio, che sembra un igloo, nella mia casa in Savoia. Il resto del tempo prendo appunti su un quaderno, soprattutto quando faccio report sulle montagne per la rivista Alpes Magazine, un bimestrale con il quale collaboro regolarmente da 10 anni. Molti luoghi mi ispirano, come le città e il mare, ma vivo in un ambiente montano, quindi lo uso come ambientazione della mia scrittura».

Il suo primo romanzo “Neve” è scrittura che diventa poesia. Quanto è cambiato da allora Fermine?

«Grazie a Neve, mi sono reso conto di essere più un poeta e un narratore che un romanziere. A poco a poco, mi sono evoluto verso il romanzo, ma quello che mi interessa soprattutto è raccontare una storia che sia al tempo stesso poetica, dolce e iniziatica. Sono cambiato diventando me stesso, e ho pubblicato regolarmente perché la scrittura è nei miei occhi la più bella espressione di felicità. Un messaggio d’amore inviato alle stelle».

Il difficile, ha scritto tempo fa, è “diventare funambolo della parola”. Lo pensa ancora?

«La cosa più difficile è seguire la trama nel romanzo, portarla all’estremo, in modo che non ci sia mai una parola di troppo. È un’arte che è sia musica che ossessione. Sì, lo penso ancora, anche se ora conosco la tecnica per scrivere, grazie all’esperienza. Ma dobbiamo rimanere umili perché imparo ancora ogni giorno, e non so mai dove i personaggi mi condurranno lungo il racconto che scrivo. In effetti, è il libro che mi scrive».

Fermine e la politica, che rapporto c’è?

«Non mi piace la politica, odio le riunioni e le manifestazioni. Sono fuori da tutto ciò. Quello che mi piace è essere libero, di idee come di movimento. La mia vita è come il volo di una farfalla, elegante e imprevedibile come il mio impegno – o disimpegno – politico».

A quale dei suoi libri è più legato?

«Neve, naturalmente, è il romanzo all’origine della mia carriera di scrittore, ed è l’unico che continua dopo vent’anni a non volersi sciogliere».

Sta lavorando a qualcosa in particolare adesso?

«Sto preparando un romanzo che sarà pubblicato in autunno da Michel lafon, e metto in scena un personaggio che decide di cambiare radicalmente vita impegnandosi come visitatore di una prigione. Il titolo: La probabilità matematica della felicità».

In Italia si legge poco, Ma a sorpresa in Francia si legge ancora meno dell’Italia. Come mai secondo lei?

«Finché ci saranno ancora lettori e lettrici, anche una persona che si prenda il tempo di leggere la mia storia, allora mi considererò felice».

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