Pubblicato il: 16 luglio 2019 alle 8:00 am

L’altra Fallaci Tutti, anche quelli che in vita loro non hanno mai sfogliato un libro o un giornale, hanno conosciuto Oriana Fallaci dopo l’11 settembre

di Caterina Slovak.

Roma, 16 Luglio 2019 – All’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, la giornalista e scrittrice proponeva il suo duro punto di vista, ancora più attuale dopo i successivi attentati in Europa, sul rapporto tra l’Islam e l’Occidente, nei suoi libri La rabbia e l’orgoglio (2001), La forza della ragione (2004), Oriana Fallaci intervista se stessa (2004). Si descriveva come una moderna Cassandra, la detentrice della verità sull’invasione dell’Islam sull’Occidente, paragonando ciò che succedeva in Europa con quello che oltre tremila anni fa accadde a Troia, cioè “quando i troiani aprirono le porte della città e si portarono in casa il cavallo di Ulisse”. “Questa – diceva – è la loro Terra Promessa”.

Contro i politicamente corretti e i favorevoli all’accoglienza tuonava: “Ma non lo capite che questa è un’invasione ben calcolata, che se non li fermiamo subito non ce ne libereremo mai più?”.

Ma la lettura che vi proponiamo non è quella delle invettive contro l’Islam. C’è un libro diverso, appassionato, personale: è Un uomo (su Amazon formato Kindle EUR 7,99, cartaceo EUR 11,05), best-seller mondiale pubblicato nel 1979 e che vendette 3 milioni e mezzo di copie appena pubblicato.

E’ il romanzo della vita di Alekos Panagulis: era il suo uomo, si erano incontrati e subito innamorati, tanto da condividere le stesse battaglie appassionate.

Avrebbe compiuto 90 anni a giugno di quest’anno, Fallaci; era nata a Firenze nel 1929, in piena era fascista, da un padre attivo antifascista(sarà poi imprigionato e torturato dai nazisti) che la addestra a sparare – lei ha appena dieci anni. Appena può Oriana entra lei stessa nella resistenza, poi diventa giornalista sempre più brava e richiesta: sue le celebri interviste all’Ayatollah Khomeini e a Henry Kissinger e un emozionante libro sulla guerra del Vietnam. Non si fa scrupolo di manifestare le proprie opinioni, anche se non seguono la massa, come in Lettera ad un bambino mai nato (1975), scritto proprio in seguito alla perdita di un possibile figlio.

Un uomo inizia con il funerale di Alekos, e via a ritroso con il periodo del carcere, delle sevizie fisiche e psicologiche. Nel 1968 era stato condannato a morte nella Grecia dei colonnelli per aver organizzato l’attentato a Georgios Papadopulos, allora a capo del regime. Torturato in carcere per cinque anni, viene poi rilasciato in seguito a proteste popolari, gode di una breve libertà, va in esilio, torna in patria alla fine della dittatura ed è eletto deputato in Parlamento.

Poi il loro incontro, fino alla morte di lui. Si conoscono ad Atene, nel 1973, lei va ad intervistarlo e subito intravede in lui i suoi ideali: il senso della giustizia, il coraggio. Lo porta con sé a Roma e nel suo casale in Toscana. Lui pubblica la raccolta di poesie Vi scrivo da un carcere in Grecia, con la prefazione di Pasolini.

Un uomo racconta il coraggio di un giovane che si è battuto per l’indipendenza e la dignità della Grecia, ma anche un amore e il dolore per la sua perdita.

I momenti terribili del carcere descritti nel libro sono proprio come lui stesso le aveva confidato: la celletta di cemento di un metro e mezzo per tre costruita apposta per lui, sui cui muri scrive per non impazzire, quando non gli concedono carta e penna. La prigionia lo segna, lo marchia a vita. Una volta libero non smette di impegnarsi in politica. I servizi segreti lo eliminano nel maggio del 1976, simulando un incidente stradale: l’indomani Panagulis avrebbe reso pubblici alcuni documenti riservati e scomodi per molti uomini di potere. “Questo libro lo scriverai tu” le aveva detto, E lei mantiene la promessa, dopo la morte di lui, perché il mondo non dimentichi. “Non puoi aiutarmi- le aveva scritto il poeta – ma guarda quel fiore, quello che appassisce. Io ti dico: annaffialo”.

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