Pubblicato il: 17 luglio 2019 alle 8:00 am

Le mani della mafia sui nebrodi? E qui casca l’asino In Sicilia, gli asini della legalità contro la mafia dei pascoli

di Arcangela Saverino.

Palermo, 17 Luglio 2019 – I monti Nebrodi sono una catena montuosa della Sicilia settentrionale, mentre il Parco dei Nebrodi, istituito il 4 agosto del 1993, con i quasi suoi 86.000 ettari di superficie è la più grande area naturale protetta della Regione. Ettari di proprietà pubblica nelle mani, fino a poco tempo fa, della c.d. mafia dei pascoli, spregiudica, spietata e pronta a tutto per accaparrarsi i titoli di proprietà di vasti appezzamenti di terreno, alcuni anche del demanio dello Stato, poi rivenduti con espedienti ad enti pubblici della Regione siciliana, sebbene di fatto rimasti sempre nella disponibilità di prestanome di famiglie mafiose.

Un business ben organizzato: i clan prendevano in affitto i terreni pagano 12/20 euro a ettaro per incassare 350/400 euro a ettaro di finanziamenti europei come misura di compensazione, poiché tali zone agricole venivano considerate svantaggiate. Per seminare terrore tra gli agricoltori, i clan facevano vagare per i campi le loro “vacche sacre”, un modo per affermare chela terra era cosa loro. Il business della mafia dei pascoli è entrato in crisi nel 2013, quando Sebastiano Venezia è diventato sindaco di Troina, un comune della provincia di Enna che rientra nel Parco regionale dei Nebrodi, e ha portato alla luce il sistema criminale perpetrato dalle famiglie mafiose. Le indagini portate avanti dalla Dda e dalla Guardia di Finanza di Nicosia (EN) hanno evidenziato l’infiltrazione mafiosa nell’aggiudicazione dei pascoli demaniali per ottenere i soldi comunitari mediante la presentazione di offerte segrete con aumento di un euro rispetto a quelle fissate a base d’asta, non prima di avere ottenuto i terreni da agricoltori e allevatori attraverso intimidazioni e minacce. Non sono mancati, però, i tentativi dei clan di riappropriarsi del business con avvertimenti e attentati che hanno spinto gli assegnatari di terreni a rinunciarvi.

Per contrastare tale fenomeno, il sindaco Venezia e l’Azienda Speciale Silvo Pastorale (istituita dal Comune nel lontano 1963 per la valorizzazione il patrimonio boschivo di oltre 4.200 ettari) hanno promosso un progetto che prevede la gestione di quei terreni dall’azienda pubblica che, a regime, darà lavoro a 60 giovani, e l’allevamento di razze autoctone in via di estinzione, come l’asino siciliano e i cavalli di razza “sanfratellana”. A tale fine, è stata lanciata una campagna di crowfunding etico su www.laboriusa.it, che ha già raccolto più di 20mila euro, mentre altri aiuti sono arrivati dalla Regione. «Un progetto meritevole perché in antitesi con la spartizione mafiosa di quel vasto territorio: per questo ho sottoscritto un contributo – ha dichiarato in una nota il sindaco Venezia – Suggerisco di coinvolgere quanti più giovani residenti nei comuni adiacenti Troina (Cesarò, San Teodoro, Capizzi) perché possano svolgere anche un’attività di diffusione della bontà del progetto dal punto di vista ambientale ed economico, in un luogo dove lo sfruttamento del territorio ha illecitamente arricchito soggetti prepotenti».

La campagna di crowdfunding “Legalità di razza” ha raccolto le donazioni di 281 sostenitori del progetto che, contro le “vacche grasse”, porterà gli asinelli della legalità sui Nebrodi per riportare tra i boschi “quel fresco profumo di libertà”. Oggi nei terreni contesi dai clan pascolano già cento asini ragusani acquistati grazie ai 20mila euro raccolti “dal basso”, che insieme ai venti asini sanfratellani (donati dalla Regione Siciliana) saranno protagonisti di una nuova stagione di resistenza civile di una comunità che si è opposta ai soprusi della mafia. «Abbiamo avviato un lungo percorso che si snoda dal lago di Ancipa fino al Parco dei Nebrodi, in provincia di Messina – spiegano in una nota Giovanni Ruberto Angelo Impellizzeri, responsabili dell’Azienda Speciale Silvo Pastorale – lì dove gli affari erano in mano alle stesse famiglie di sempre, che affittavano i terreni a 15 euro ad ettaro e poi incassavano fino a 400 euro con i finanziamenti europei senza produrre nulla(aziende dei clan oggi colpite da interdittiva grazie all’azione di denuncia del sindaco Venezia), nascerà un allevamento di razze autoctone in via di estinzione che a regime darà lavoro a 60 giovani. L’antimafia vera in Sicilia riparte da un bosco incontaminato. E soprattutto trascina nel vortice della legalità le nuove generazioni, pronte a scappare con la valigia di cartone verso altre destinazioni». Assia La Rosa di Laboriusa.it fa sapere «La #gentelaboriusa ha risposto all’appello: oltre alla raccolta fondi, c’è un’azione di sensibilizzazione che parte dal web e si viralizza tra le coscienze, che vale molto più di 20mila euro. Vale un giro sui Nebrodi per conoscere chi, senza paura, ha seminato la voglia di riscatto».  

neifatti.it ©