Pubblicato il: 23 luglio 2019 alle 7:00 am

60 anni del grattacielo Pirelli, simbolo dell’estro italiano degli anni ’50 Non solo grattacieli, ma anche attrezzi da cucina, mobili e piastrelle nella produzione del grande Gio Ponti

di Pierluca Mandelli.

Milano, 23 Luglio 2019 – La posa della prima pietra era avvenuta il 12 Luglio 1956, nel Centro Direzionale adiacente alla Stazione Centrale di Milano, ma era stato progettato sei anni prima da Gio Ponti, Giuseppe Valtolina, Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Rinardi e Egidio Dell’Orto. Fu completato nel 1959 come sede della Pirelli e da subito il grattacielo è diventato per i milanesi il Pirellone. Da allora questo simbolo del razionalismo italiano, con i suoi 127 metri di altezza distribuiti in 31 piani, due dei quali sotterranei, è uno dei grattacieli in calcestruzzo armato più alti del mondo (per 35 anni anni è il grattacielo più alto d’Italia; detiene il record di edificio più alto dell’Unione europea dal fino al 1966, anno di costruzione della Tour du Midi di Bruxelles).

Inizialmente l’edificio fu costruito per ospitare gli uffici della famosa azienda italiana di pneumatici Pirelli, i cui stabilimenti erano stati distrutti dai bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1978 tuttavia l’edificio fu ristrutturato e acquistato dalla Regione Lombardia.

Ponti, che si era ispirato ai grattacieli di New York, nel ’56 spiegava perché aveva voluto proprio una torre: l’edificio a torre, concentrando in sé i volumi costruibili, concede spazio alla circolazione e al parcheggio. Era un’idea avveniristica, di respiro europeo. Il rapporto larghezza/altezza era basso e costituiva un problema senza precedenti per soluzioni in cemento armato. Eppure è diventato uno degli edifici più amati nel mondo ed è stato il grattacielo più alto d’Italia per 35 anni ed oggi, con i suoi 710 scalini, è inserito nelle corse “run up”, gare in cui gli atleti competono salendo di corsa le scale fino all’ultimo piano.

Curiosità

Il grattacielo ha una superficie di 1.900 mq, la sua pianta è lunga 75,5 metri e larga 20,5 metri. La stima di calcestruzzo per la sua costruzione sembra sia di 30.000 mc e l’edificio si valuta complessivamente pesi 70.000 tonnellate per un volume di 125.324 metri cubi.

La consulenza di Nervi fu fondamentale: a causa del rapporto abbastanza ridotto tra larghezza e altezza, la struttura era particolarmente soggetta alle azioni del vento ed è stato costretto la redazione di uno schema strutturale composto da sette rigidi triangolari alle estremità, pilastri cavi e quattro grandi pilastri-pareti centrali, tutti in calcestruzzo armato (cit. Infobuild, portale per l’edilizia e l’architettura).

L’architetto Ponti

Giovanni – Gio – Ponti a Milano ci era nato nel 1891. Dopo aver interrotto gli studi per partecipare alla prima guerra mondiale, si laurea in Architettura nel 1921 al Politecnico di Milano ed è subito attratto dalle varie Biennali e Triennali che si svolgono a Monza e Milano. Lavora per l’industria ceramica Richard Ginori, dove rivoluziona il disegno industriale: con le sue ceramiche vince il “Gran Prix” all’Expo di Parigi del 1925. Fonda nel ‘28 la rivista “Domus”, che con “Casa bella” rappresenterà il centro del dibatto culturale dell’architettura e del design italiano della seconda metà del Novecento.

Si dedica anche ai disegni di scenografie teatrali e costumi per La Scala, e qualunque cosa progetti diventa ben presto un successo: lampade, sedie (famosa la sedia “superleggera”, disegnata nel 1955) utensili da cucina, interni dei transatlantici allora in voga. E’ docente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano fino al 1961.

Nel campo degli edifici, il Pirellone non è l’unico: sempre a Milano progetta anche il palazzo degli uffici della Montecatini (1951), la chiesa di San Francesco (1964) e di San Carlo (1967), a Taranto nel 1970 la Concattedrale.

“Nonostante il prestigio di cui ha goduto l’opera di Gio Ponti presso il grande pubblico – scrive Paolo Portoghesi -, e l’influenza fondamentale che ha avuto sulle trasformazioni del gusto italiano durante un lunghissimo periodo che coincide quasi con la metà di un secolo, la sua figura di artista è tra le meno indagate ed apprezzate dalla critica”.

Non solo Milano: Napoli

Per chi volesse ammirare, a Napoli, l’estro del grande architetto e designer, L’hotel Royal Continental, sul lungomare Partenope di fronte a Castel dell’Ovo, ha dedicato a lui uno dei suoi 8 piani, che Ponti arredò completamente. “Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte” era il suo motto e nel Gio Ponti Floor è possibile verificarlo soggiornando in una delle camere ‘museo’ con arredi e finiture in legno progettati da Ponti. Le pareti attrezzate prive di piedi di appoggio, i comò a tre cassetti con piede unico, i portariviste e le lampade in ottone satinato, integrate nelle testate dei letti in radica, hanno fatto la storia del design italiano e qui si ritrovano, testimonianza viva del fascino del tutto “vintage”, del comfort e dell’eleganza delle 24 camere dedicate interamente a celebrare la creatività del grande architetto.

In via Francesco Petrarca, Ponti progettò nel 1952 Villa Arata. A Sorrento l’Hotel Parco dei Principi, realizzato da Gio Ponti nel 1962, è considerato il primo esempio al mondo di hotel con arte, design e architettura “all inclusive”. Qui i bianchi e blu, i materiali e gli elementi decorativi scelti dall’architetto svolgono un ruolo decisivo per la storia e l’identità del luogo. I cento pavimenti in ceramica – della storica Ceramica d’Agostino di Salerno – per le cento stanze dell’albergo sono tutti diversi uno dall’altro.

Ma suoi sono anche il Mediterraneo in via Ponte di Tappia, il Cesare Augusto e il Domitiana in viale Kennedy.

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