Pubblicato il: 23 luglio 2019 alle 8:00 am

Popoli in fuga Gli sbarchi dei migranti stanno assumendo agli occhi degli italiani l’aspetto di un pericolo incombente. Se ampliamo il nostro sguardo, completamente focalizzato sull’Italia, scopriamo che il nostro è solo un elemento marginale del fenomeno migrazioni

di Danilo Gervaso.

New York, 23 Luglio 2019 – Il dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali (UN-DESA), ha diffuso gli ultimi dati disponibili sulle migrazioni, evidenziando come negli ultimi 30 anni il fenomeno sia in forte crescita globale, con un flusso migratorio di 3,4 milioni l’anno, pari allo 0,05% della popolazione mondiale.

Il tema dei migranti è stato centrale nella recente campagna elettorale e continua a esserlo, lo vediamo ogni giorno in tv e sulle pagine dei giornali.

Da dove arrivano queste persone? Secondo l’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) più della metà dei migranti complessivi che arrivano nell’Unione europea provengono da Siria, Iraq e Guinea. Quelli che arrivano in Italia partono dalla Libia, ma provengono da paesi dell’Africa subsahariana. Qui lasciano condizioni di vita pessime, dovute a conflitti, insicurezza e violazioni dei diritti umani (come in Mali, Siria, Afghanistan, Iraq, Sudan, Camerun, Nigeria e Somalia), reclutamento forzato e altre violazioni dei diritti umani, come accade in alcune aree dell’Africa orientale.Eritrea, Sudan e Nigeria sono i paesi di provenienza più frequenti per chi passa attraverso la Libia per approdare sulle coste europee.

I rifugiati e i migranti intervistati da UNHCR hanno riferito di abusi subiti dai trafficanti durante il passaggio dalla Libia, dove subiscono detenzione a scopo di estorsione, ogni tipo di violenze, sfruttamento, torture e lavori forzati, anche per diversi mesi, poco cibo, epidemie (come quella di tubercolosi l’anno scorso), e naturalmente si registrano diversi casi proprio nei centri di detenzione libici.

Al netto delle affermazioni propagandistiche di alcuni gruppi politici e di interesse, la percezione diffusa riguardo ai migranti è spesso di diffidenza, legata anche all’ignoranza delle cause che obbligano queste persone a scappare dal proprio paese d’origine e, dai dati raccolti del 2018, è stata la Spagna la principale porta d’approdo all’Europa via mare.

Ma non sono solo gli africani a partire: ad esempio, se l’Asia è il primo continente nel quale la gente lascia il proprio Paese (Cina, Bangladesh, Siria, Pakistan), il secondo è l’Europa (Russia e Ucraina).

Dove vanno questi milioni di sfortunati in cammino? La rotta più seguita per i flussi migratori è quella che va dal Messico agli Stati Uniti, seguita a distanza da quella che va dall’India all’Arabia Saudita. Dopo lo scoppio della guerra in Siria anche i siriani hanno abbandonato la terra d’origine.

A tentare la strada messicana per raggiungere il Nord America sono migranti provenienti dal triangolo centramericano composto da El Salvador, Guatemala e Honduras. A spingerli verso un cammino duro e incerto le condizioni di vita proibitive nel loro paese di origine, dove regnano violenza, emarginazione ed estorsioni praticate dalle gang criminali nella totale anarchia.

In Messico i migranti viaggiano spesso sul tetto dei treni cargo che attraversano il paese, ma anche nascosti nei veicoli dei trafficanti, coi taxi e a piedi. Perfino il Messico appare un paradiso di possibilità per i migranti in fuga dai territori caldissimi del Centro America.

In Arabia Saudita circa 400 mila cittadini etiopi vivono in senza permessi di soggiorno, lavorando in nero come domestici e operai.

I sei paesi ricchi del Golfo – Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita – rappresentano la terra promessa di milioni di persone provenienti sia dall’Africa Orientale che dall’Asia Meridionale. I sei Paesi destinano il più alto budget alle spese militari e hanno tra i più alti standard di vita e non hanno mai aderito alla convenzione Onu sui rifugiati del 1951. Qui oggi il gruppo nazionale più popoloso è quello degli indiani, seguiti dai nepalesi. Ad attrarre tutti questi migranti, a partire dagli anni Settanta, è stato il boom dell’industria petrolifera a cui sono seguite a catena tutte le altre attività: costruzioni, giardinieri, cuochi, camerieri, domestici e negli ultimi anni anche il settore dei trasporti aerei.

I fenomeni migratori non sono un fenomeno dei nostri giorni, ma una costante della storia dell’umanità: infatti, non esiste epoca storica che non abbia conosciuto movimenti migratori, né area del Pianeta che non ne sia stata investita. Il mescolarsi degli uomini e delle culture è sempre stato, e tuttora è, la regola, non l’eccezione.

Se ce ne fosse bisogno, ricordiamo che quasi tutti i popoli europei discendono da antichi migranti provenienti probabilmente dall’Europa centrale e dalla Russia meridionale, gli indoeuropei (Greci, Italici, Celti, Germani, Slavi, Latini), e le cause sono state sempre racchiuse in poche parole: povertà, cambiamenti climatici, catastrofi naturali, carestie, guerre, persecuzioni.E nuove migrazioni sono in atto oggi e lo saranno sicuramente anche in futuro.

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