Pubblicato il: 24 luglio 2019 alle 8:00 am

Ecco due formidabili sfide del 21° secolo Possiamo sfamare 11 miliardi di persone e allo stesso tempo prevenire la diffusione di malattie infettive?

di Teresa Terracciano.

New York, 24 Luglio 2019 – Nei prossimi 80 anni, si prevede che la popolazione mondiale supererà gli 11 miliardi di persone, creando un aumento della domanda alimentare globale e presentando una vera e propria sfida per la produzione e la distribuzione di cibo.

La ricerca della Notre Dame University (Indiana, USA) descrive come l’aumento della popolazione e la necessità di nutrire tutti, alla fine, darà origine anche a malattie infettive umane, una situazione che gli autori del documento considerano «due delle più formidabili sfide ecologiche e di salute pubblica del 21° secolo».

L’articolo è il primo a tracciare connessioni tra la futura crescita demografica, lo sviluppo agricolo e le malattie infettive.

«Se iniziamo ad esplorare come l’aumento della popolazione e l’agricoltura influenzeranno le malattie umane, possiamo prepararci e mitigare questi effetti» ha detto Jason Rohr, professore in Scienze biologiche presso l’Università di Notre Dame.

Secondo la ricerca, l’area più veloce di crescita demografica prevista per l’anno 2100 si verificherà nei paesi in via di sviluppo dove il controllo delle malattie, la sorveglianza e l’accesso all’assistenza sanitaria devono già da adesso affrontare sfide significative. Alcune stime suggeriscono che le malattie infettive rappresentano il 75% dei decessi nei paesi in via di sviluppo delle regioni tropicali. Ogni anno negli Stati Uniti circa 48 milioni di persone soffrono di infezioni di origine alimentare. Di queste, 128.000 riescono a trovare i mezzi per ricoverarsi in ospedale e circa 3.000 persone muoiono ogni anno per infezioni di origine alimentare.

Con l’aumento della popolazione mondiale, lo stato delle economie rurali, l’uso di prodotti chimici agricoli e lo sfruttamento delle risorse naturali, tra gli altri fattori, sono pronti a contribuire ulteriormente all’insorgenza di malattie infettive. «Ci sono molti esempi moderni in cui l’elevato contatto umano con gli animali da allevamento o la selvaggina è probabilmente la causa di nuove malattie che sono diventate pandemie globali, come l’influenza aviaria e suina, e la malattia della mucca pazza» ricorda il prof. Rohr.

Rohr, che lavora anche come parte dell’Environmental Change Initiative di Notre Dame e dell’Eck Institute for Global Health, studia la schistosomiasi umana, un’infezione da verme trasmessa dalle lumache agli esseri umani in molte parti tropicali e subtropicali del mondo.

Attraverso quella ricerca, ha visto in prima persona come le pratiche agricole possono influenzare le malattie perché le lumache prosperano in acque con alghe che crescono prolificamente in aree di deflusso agricolo contenenti fertilizzanti. I principali predatori delle lumache sono i gamberi che migrano verso gli estuari per riprodursi, ma questi estuari spesso diventano irraggiungibili a causa delle dighe installate per facilitare l’irrigazione delle terre coltivate.

L’agricoltura è importante per un’alimentazione che può essere cruciale per combattere le malattie, ma occorre trovare il giusto equilibrio.

Rohr e i suoi collaboratori offrono diverse soluzioni potenziali a varie sfide, come il miglioramento dell’igiene per combattere l’uso eccessivo di antibiotici per promuovere la crescita degli animali da allevamento. Essi suggeriscono inoltre che gli agricoltori aggiungono variabilità genetica alle loro colture e ai loro animali per ridurre le epidemie causate in parte da monocolture e da troppi animali strettamente correlati che vivono vicini.

Altre soluzioni includono il miglioramento dell’educazione e dell’alfabetizzazione sanitaria, che è stato documentato come uno dei principali fattori di riduzione delle infezioni. I ricercatori suggeriscono anche di investire in modelli matematici predittivi che integrano associazioni tra pratiche agricole e malattie infettive. Questi modelli potrebbero prevedere i rischi su scala spaziale per facilitare l’individuazione di misure preventive e di mitigazione.

Fonte per approfondimenti: AA.VV. Emerging human infectious diseases and the links to global food production. Nature Sustainability, 2019; 2 (6): 445 DOI: 10.1038/s41893-019-0293-3

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