Pubblicato il: 27 luglio 2019 alle 8:00 am

«Non fate troppi pettegolezzi» L’amore tormentato tra cesare Pavese e Tina Pizzardo attraverso i loro diari

di Caterina Slovak.

Roma, 27 Luglio 2019 – Cesare Pavese ha iniziato a scrivere Il mestiere di vivere. Diario (da Amazon EUR 13,60) il 6 ottobre 1935 durante i giorni del confino politico, e ha continuato fino al 18 agosto 1950, nove giorni prima della sua morte. E’ il libro a cui affida i pensieri sul proprio modo di scrivere, sull’impostazione delle sue opere, ma è soprattutto una confessione ultime su quei drammi interiori che laceravano la sua esistenza, un’amara meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull’arte scritta senza mai scendere nel patetico.

Che avesse deciso di uccidersi perché anche l’ultima donna l’ha lasciato non c’è scritto. «Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla».

E’ un libro arrabbiato, dove Pavese generalizza anche, scagliandosi contro tutte le donne: «Le donne mentono, mentono sempre e ad ogni costo… Su cento, 99 sono troie», ma di lei aveva scritto anche: «Ti voglio bene, cara, e ti odio, sei per me letteralmente l’aria che respiro, se mi manchi ti maledico come fa un annegato; mi fa male fisicamente esser lontano da te; non sei per me una donna, sei l’esistenza stessa; dove sei tu è la mia casa, tutto il resto è niente…».

Anche Pavese è sospettato di antifascismo, ma, al contrario dei suoi amici intellettuali e di Tina, non è un attivista. Il 15 maggio del 1935, sospettato perché amico di Leone Ginzburg, subisce una perquisizione e, tra le sue carte, viene trovata una lettera di Altiero Spinelli, già detenuto per motivi politici a Roma.

E’ arrestato e incarcerato dapprima alle Nuove di Torino, poi a Regina Coeli a Roma e, in seguito al processo, è condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro, poi ridotti a 8 mesi per grazia ricevuta.

Chi è Tina?

Battistina Pizzardo (Tina), “la donna dalla voce roca” ne “la bella estate”, nel diario ricordata ogni giorno, e ogni giorno amata, maledetta, odiata, insultata… Molto intelligente, molto politicizzata e molto bella, si diploma maestra, poi si laurea in matematica. Antifascista fin da giovanissima, nel 1926 si iscrive al partito comunista, conosce Altiero Spinelli, che la introduce nel giro dei suoi amici antifascisti (tra cui Benedetto Croce), Giuseppe Levi, maestro del futuro premio Nobel Rita Levi Montalcini, padre di Natalia Ginzburg e suocero di Leone Ginzburg (morto in carcere a Regina Coeli a causa delle torture subite) e Adriano Olivetti. Viene incarcerata spesso e, poiché la sua posta è controllata, si fa spedire le lettere di Spinelli e di altri antifascisti a casa di Pavese, che viene così individuato dalla polizia e spedito al confino in Calabria. Intanto però lui si è innamorato di Tina e le chiede subito di sposarlo, ottenendo un secco rifiuto.

Quando Pavese, nel 1936 torna dal confino, Tina sta per sposarsi con un loro amico, Henek Rieser, un comunista ebreo polacco, ma lui non lo sa ancora. Si racconta che gli amici torinesi, temendo le reazioni dello scrittore, non sappiano come fare a dirglielo. Sembra che alla fine venga incaricato della delicata missione il filosofo Norberto Bobbio.

Il matrimonio non ferma il coraggioso innamorato e la sua ossessione, lui le chiede continuamente di lasciare il marito, fino al giorno in cui Tina gli rivela che non lo ama e che la storia va considerata chiusa. Per lei, con ogni probabilità, quella relazione era stata solo un modo per ingannare l’attesa aspettando il ritorno di Altiero Spinelli.

Il mestiere di vivere di Pavese è un vero diario, scritto giorno per giorno con estrema sincerità per se stesso, ma anche la Pizzardo ha scritto poi i suoi ricordi (Tina Pizzardo, Senza pensarci due volte, Il Mulino) anni dopo, quasi una memoria a sua difesa, descrivendosi “come una donna libera e disinibita, piena di vita e di socialità, anche volubile” che aveva bisogno di “legami con più uomini contemporaneamente”. L’epilogo del suo diario recita: «16 agosto 1950. La mia parte pubblica l’ho fatta — ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti […] Non scriverò più».

Due brevissimi amori consolano Pavese: quello, felice, con Romilda Bollati (futura moglie dell’imprenditore Turati, padrone della Carpano, e poi del ministro Bisaglia), una specie di musa per lo scrittore torinese, e quello infelice con Constance Dowling, che lo porterà al suicidio a appena 42 anni: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi», è il suo congedo dalla bella attrice americana. E dalla vita: «Non fate pettegolezzi».

neifatti.it ©