Pubblicato il: 27 luglio 2019 alle 7:00 am

Pizzica, taranta e tammurriata, i ritmi viscerali del sud Riscoperti da musicisti famosi, valorizzati da studiosi del territorio, in estate esplodono i ritmi etnici e selvaggi del sud Italia, come nella Notte della Taranta in Salento. Impariamo a ballarli

di Marina Monti.

Lecce, 27 Luglio 2019 – Nel cuore del Salento, a 26 chilometri da Lecce, circondato da uliveti e muretti a secco, c’è Melpignano, da 22 anni capitale della Taranta, il cui festival si tiene l’ultimo fine settimana di agosto. Siamo nella cosiddetta Grecìa Salentina, dove si parla un antico idioma d’origine greca, il griko. Numeri straordinari: 350.000 visitatori in media, 100 ore di musica live, 400 musicisti internazionali, 53 concerti.

Chi assiste a un evento del genere ne viene rapito: il ritmo dei tamburelli punta dritto allo stomaco e colpisce. Si balla nelle piazze, in estate, anche i più timidi, anche chi non conosce i passi: i balli popolari travolgono, non si può restare fermi e indifferenti.

Diverse le origini dei balli. La pizzica salentina secondo fonti storiche era conosciuta già nell’antica Grecia. Questo ballo, oltre a essere presente nei momenti di festa, costituiva il principale accompagnamento del rito etnocoreutico del tarantismo. La tradizione vuole che dopo il morso della tarantola (piccolo ragno che si manifestava soprattutto nei mesi estivi della mietitura) si cadesse in uno stato di shock e malessere generale – dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni – dal quale solo la musica aveva il potere di guarire. La tarantata ballava a ritmo di musica fino a liberarsi totalmente dal veleno dell’insetto che l’aveva pizzicata. Il rito rappresentava un momento collettivo durante il quale la comunità si estraniava dalle costrizioni morali e dalle regole imposte dalla società. Era un momento liberatorio a cui tutti potevano partecipare. Con l’avvento del Cristianesimo, la danza assunse la connotazione di rito terapeutico, in grado di liberare dal male, e viene affiancata alla figura di San Paolo: si racconta che una tarantata guarì bevendo l’acqua sacra di un pozzo presso la cappella di S. Paolo a Galatina, e successivamente fece alcuni passi di danza.

Anche la tarantella campana, nata in età borbonica durante il Regno delle Due Sicilie, prende il nome dal morso del ragno velenoso ma è meno “scatenata”.

La tammurriata, invece, nasce come ballo popolare che segue il ritmo del tamburo, la “tammorra” e, come la tarantella nasce in epoche antiche da fortissimi legami con la terra e con il mondo contadino, a cui è indissolubilmente legata.

Il tamburo accompagnava il duro lavoro dei campi, ma era anche il mezzo per l’approccio amoroso, la conquista della donna e dell’uomo che solo in queste occasioni godevano di una relativa libertà. Ci s’incontrava sulle aie, sui campi, quando al termine della raccolta stagionale, si festeggiava. Pare che anche questa danza risalga all’epoca greco-romana, ai riti dionisiaci. Ma pare che anche i Sanniti amassero queste manifestazioni. Per i sanniti, il ballo era un rito propiziatorio legato al ciclo riproduttivo della terra: la tammurriata è la danza contadina campana per eccellenza, che ricalca il ritmo della gestualità contadina nel lavoro dei campi, come il movimento del setaccio del grano da cui deriva uno dei gesti tipici del “ball’ ngopp ‘a tammorra”. Il ballo era un rito propiziatorio legato al ciclo riproduttivo della terra.

È un ballo di coppia (coppia che può essere formata da un uomo e una donna, da due uomini o da due donne) in cui assumono particolare importanza i movimenti delle braccia.

Possono essere utilizzati anche altri strumenti poveri e popolari: le castagnette (una specie di nacchere), la voce umana, la tromba degli zingari, il putipù, il triccheballacche, lo scetavaiasse, il flauto dolce e il doppio flauto a becco.

La tammurriata è legata al culto delle Sette Madonne campane, le sette sorelle: la Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, la Madonna a Castello di Somma Vesuviana, la Madonna delle Galline di Pagani, la Madonna dei Bagni di Scafati, la Madonna dell’Avvocata di Maiori, la Madonna di Montevergine della provincia di Avellino e la Madonna di Briano della provincia di Caserta. A queste sette Madonne corrispondono vari stili di tammurriata, a seconda dei luoghi: l’agro nocerino-sarnese, la Costiera Amalfitana, l’avellinese e l’agro casertano. A seconda dei movimenti dei danzatori il ballo può essere di corteggiamento, di combattimento o ludico.

E’ difficile imparare a ballare?

Ci sono tante scuole in tutta Italia in cui ci si può imparare il ritmo dei balli popolari che, oltre a essere danze piene di fascino, aiutano a mantenersi in forma nel corpo – la pizzica salentina oggi si collega con la musicoterapia – e nello spirito. Si imparano le tecniche, ma poi si deve improvvisare, seguendo se stessi e lasciandosi travolgere totalmente dalla musica. Ecco perché fanno bene anche allo spirito.

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