Pubblicato il: 30 luglio 2019 alle 8:00 am

Ecomafia, rapporto Legambiente: nel 2018 meno illeciti, ma business per 17 miliardi di euro I dati sono ancora preoccupanti: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali, ben 368 clan attivi nel settore

di Massimo Saccone.

Roma, 30 Luglio 2019 – Ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali. Sono i settori prediletti nel 2018 da eco-criminali ed eco-mafiosi secondo i dati di “Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, raccolti anche quest’anno dal Legambiente nel report annuale dedicato alle illegalità ambientali.

Il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente cala dagli oltre 30mila registrati nel 2017 ai 28.137 illeciti del 2018, più di 3,2 ogni ora. Una diminuzione dovuta alla netta flessione degli incendi boschivi, pari a un -67% – un vero e proprio crollo dai 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018, e, in parte, alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). A calare sono anche le persone denunciate, che passano dalle oltre 39mila del 2017 alle 35.104 del 2018, gli arrestati, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri, 10mila contro gli 11.027 del 2017, ma il giro d’affari dell’ecomafia, 368 clan attivi in tutta Italia, è di ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto al 2017.

È nel ciclo illegale dei rifiuti che si registra un aumento degli illeciti, circa 8mila (quasi 22 al giorno), mentre nel cemento selvaggio, con un’impennata di +68%, si tocca quota 6.578, contro i 3.908 del 2017. Crescita che si spiega perché per la prima volta rientrano nel conteggio del rapporto Ecomafia anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione.

Quasi 123 al giorno, per un totale di 44.795, le illegalità nel settore agroalimentare ai danni del Made in Italy, con un aumento rispetto al 2017, in cui se ne erano registrate 37mila. Un miliardo e 400 milioni il fatturato illegale calcolato considerando il valore dei prodotti sequestrati, con un aumento del 35,6% rispetto all’anno precedente. Crescono di poco anche i delitti contro animali e fauna selvatica con 7.291 reati, circa 20 al giorno, contro i 7mila del 2017. Fondamentale nella lotta ai criminali ambientali, per Legambiente, è la legge 68/2015 sugli ecoreati, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno e una tendenza in crescita costante (+129%).

«Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta alle ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso argomenti per denigrarla».

Nella lotta alle ecomafie per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali) sulla legge 68. Tra le altre principali proposte avanzate, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando a se la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo, all’interno del Titolo VI bis del Codice Penale, un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini.

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