Pubblicato il: 1 agosto 2019 alle 7:07 am

Cybersecurity: in Italia quasi 130 attacchi informatici al mese Dal rapporto Clusit emerge che il cybercrime è la principale causa di attacchi. Ecco perché nel Paese crescono anche le imprese “specialiste” anti-hacker

di Armando Pannone.

Roma, 1 Agosto 2019 – Nel 2018 gli attacchi informatici con impatto significativo sono aumentati a livello globale del 38% con una media di 129 al mese. Poco più di quattro al giorno, e si tratta solo di quelli gravi e conosciuti. Il dato è contenuto nel Rapporto Clusit 2019 sulla Sicurezza ICT in Italia, dal quale emerge anche che il cybercrime è la principale causa di attacchi. Quattro quinti degli attacchi effettuati sotto questo profilo (il 79%) sono effettuati per ottenere denaro o per sottrarre informazioni allo scopo di monetizzare le informazioni stesse.

Preoccupante, ma non sorprendente visto il trend ormai consolidato da anni, è anche l’aumento dei casi di spionaggio cyber (+57%) a testimonianza di un sempre crescente interesse dei criminali per queste tipologie di attività. Le finalità tipiche di questi attacchi sono lo spionaggio geopolitico, industriale e il furto di proprietà intellettuale.

La crescita del cybercrimine prosegue propozionalmente alla digitalizzazione sempre più diffusa. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a oltre 2.800 unità.

Non solo nuove aziende ma anche realtà esistenti che, negli ultimi 18 mesi, hanno fatto ingresso nel comparto rivedendo la descrizione della propria attività prevalente. A questo “balzo” nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti ad una media di 8 addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.

La concentrazione più elevata di “custodi digitali” si registra nel Lazio, dove al 31 marzo scorso avevano sede 634 imprese (il 23% del totale) e sempre il Lazio si aggiudica la fetta più consistente della crescita assoluta del periodo (468 imprese in più tra 2017 e marzo 2019, il 22% dell’intero saldo nazionale). A seguire in entrambe le classifiche c’è la Lombardia (con 492 imprese residenti alla fine di marzo e un aumento di 371 aziende dal 2017). A seguire Campania, Sicilia e Puglia si segnalano come le regioni più sensibili al tema della sicurezza informatica e del contrasto professionale al cyber-crime.

Sul fronte degli addetti, le imprese che hanno creato più opportunità di lavoro sono localizzate in Lombardia, Lazio e Trentino Alto Adige che, con i loro 13.909 addetti, rappresentano il 60% di tutto il settore. La Campania, al quinto posto in questa classifica, è la prima tra le regioni del Mezzogiorno con 1.153 addetti e il 4,9% del totale.

Dal punto di vista delle performance finanziarie, analizzando i bilanci delle 562 imprese del comparto costituite nella forma di società di capitale e che hanno presentato il bilancio negli ultimi tre anni (il 38% del totale), nel 2017 il valore della produzione è stato di quasi 2 miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2015: in media, ciò equivale ad un valore della produzione di circa 2,4 milioni di euro pro-capite per le aziende della cyber-security tricolore. Con il 42,5% del totale (835 milioni), è la Lombardia la regione leader per fatturato realizzato dalle imprese del comparto. Solo secondo il Lazio con 307 milioni, mentre la terza regione, molto distaccata, è l’Emilia –Romagna (233 milioni).

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