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Rileggiamo la trilogia degli Hunger Games

di Rosa Aghilar.

Roma, 3 Agosto 2019 – Dal primo amore, ai mondi fantastici, storie amate dai ragazzi in cui si riconoscono, che gli editori definiscono libri per “Young Adult”, ma la categoria ha più un sapore commerciale che non reale, giacché il più delle volte non è lo scrittore a stabilire quale lettore potrà apprezzare la sua opera. Comunque si veda i romanzi con gli adolescenti al centro dell’intreccio narrato, il più delle volte conquistano anche gli adulti.

Non amo particolarmente il fantasy, ma l’immagine di questa giovane donna “avvolta tra le fiamme” con arco e frecce dall’aspetto audace, come fosse una guerriera greca in un mondo ultramoderno, mi ha attratto. Ed ecco che tra le mie mani si materializzano, per gentile concessione di un’amica che ha una figlia adolescente, i tre libri della saga. La ragazza di fuoco (Catching Fire) è un romanzo di fantascienza per i più giovani, del 2009, frutto della penna di Suzanne Collins, la trilogia degli Hunger Games, in cui si racconta di Katniss Everdeen e della futuristica nazione di Panem.

Mai avrei immaginato di appassionarmi tanto alla saga, poi sulla quarta di copertina, la frase di Stephen King “È un romanzo che dà assuefazione”.

Hunger Games, infatti, ha la capacità subitanea di farti entrare in quest’assurdo gioco raccontato, con un linguaggio non ricercatissimo della Collins ma capace di avvilupparti in questo mondo fantascientifico e distopico.

Alla base della storia, un reality show che coinvolge due adolescenti di ogni distretto in cui è stato diviso il Paese, organizzato da un regime totalitario spietato, impietoso nei confronti dei più dei deboli, bambini compresi.

Nessuna regola nel gioco creato dal governo di Capitol City, se non evitare il cannibalismo, per mostrare la propria forza e l’accentramento di potere nelle loro mani. Buttati in un’arena, ventiquattro giovani giocatori estratti a sorte, un ragazzo e una ragazza tra i dodici e i diciotto anni, dovranno combattere fino alla fine. Solo chi sopravvivrà all’atroce battaglia sarà proclamato vincitore.

I partecipanti devono trovare il modo di procurarsi il cibo, di evitare trappole e catastrofi di ogni genere, compresi mostruosi ibridi creati nei laboratori della futuristica città, di resistere al clima poco favorevole, di difendersi dagli attacchi dei nemici e di uccidere per difendersi. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l’audience.

“A un certo punto devi smettere di correre e voltarti e affrontare chi ti vuole morto. Il difficile è trovare il coraggio di farlo”.

Il premio: risorse in quantità sufficienti a sfamare gli abitanti del proprio distretto e a farli vivere in serenità.

Tutto sembra folle e crudele nel romanzo, ma non emerge solo la cattiveria cui sono spinti i partecipanti del reality show, viene fuori anche il loro valore messo in atto grazie alle strategie che devono ideare per sopravvivere, e poi c’è spazio per l’amicizia e per l’amore, anche su un campo di battaglia come quella voluta dal regime. Intanto l’occhio del Grande Fratello vigila su di loro e le persone da ogni distretto possono osservare tutto ciò che avviene all’interno dell’arena.

Alcuni personaggi sono eccellentemente descritti e l’autrice li ritrae senza artificio, per quanto siano anche complessi e sia piuttosto difficile creare personalità del genere, primi fra tutti Haymitch e Caesar, i più folli e contemporaneamente lucidi di tutti (binomio complesso e meraviglioso).

Non è del tutto originale il triangolo d’amore che si viene a creare tra i protagonisti della storia, la coraggiosa Katniss Everdeen, il pacato ma convincente Peeta Mellark e l’audace Gale, ma la suspense e il modo in cui è architettato Hunger Games non può lasciare indifferenti, anzi è davvero astuto.

Descrizioni futuristiche artificiose e maliarde, colpi di scena improvvisi ci regalano una storia incredibile, a perdifiato fino all’ultimo colpo.

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