Pubblicato il: 4 agosto 2019 alle 7:00 am

Tasse, dai tempi di Costantino all’occhio di Serpico gli italiani (medi) sono un popolo di tartassati Col passare dei secoli il fisco ha operato con diversi metodi per stanare gli evasori, ma con scarso risultato in quanto quelli più grandi hanno spesso saputo eludere i controlli

di Giosuè Battaglia.

Roma, 4 Agosto 2019 – Le tasse sono dovute da ogni cittadino in quanto si beneficia di servizi pubblici e a questo tributo è stato assoggetto chiunque faccia parte di una comunità come il villaggio, la città, la nazione. Nei secoli, il fisco ha rappresentato sempre una specie di forca che ha strangolato tutti, colpendo in modo impietoso ogni comunitario a prescindere del suo status sociale e con diverse differenze. Insomma il fisco ha sempre perseguitato i più, senza tanto badare alle posizioni. Sì, è vero che nei vari periodi storici e sotto diversi poteri si sono avuti delle diverse applicazioni non proprio omogenee fra i contribuenti, in quanto alcuni strati sociali avevano il privilegio di essere esenti dalle tasse al tutto discapito del comune cittadino costretto a sacrifici per il mantenimento di servizi anche per questi ultimi. Famoso rimane il metodo applicato dall’Imperatore romano Costantino, che inasprì molto il fisco ereditato da Diocleziano, suo predecessore, applicandolo in modo molto opprimente e ossessivo. Infatti, da quanto scritto dallo storico bizantino, Zosimo, sotto Costantino, anche i più umili erano assoggettati al pagamento delle tasse, perfino le prostitute; a ogni scadenza del pagamento, in ogni città si sentivano lamenti e pianti a causa delle torture e frustate che venivano inflitte a coloro che erano molto poveri e non potevano pagare nemmeno la penale. Le madri arrivavano a vendere perfino i loro figli e a prostituire le figlie per poter pagare. Costantino per poter procurare delle preoccupazioni in fatto di imposte, a chi occupava un posizione “brillante”, li nominava Pretori, in modo da assoggettare al pagamento anche a posizioni di “rango”. A lui è dovuto il contributo del “Crisagiro”, che era un tassa detta anche “Collazione Lustrale” pagabile in oro e argento, obbligata a chi esercitava il commercio e pagabile ogni cinque anni (ad ogni lustro). Col passare del tempo, il fisco ha operato con diversi metodi per stanare gli evasori, ma con scarso risultato in quanto gli evasori, specialmente i grandi evasori, hanno sempre saputo eludere questo “cappio” sempre più stretto, che ha il nodo nel percorso delle dichiarazioni, base di partenza per ogni indagine sul soggetto. E allora, questi consigliati da commercialisti e tributaristi di un certo rango, esportano capitali all’estero e attività in stati più morbidi fiscalmente in modo da sfuggire a certi controlli che sarebbero evidenziati solo con indagini mirate, cosa abbastanza rara per certi ambienti. E allora chi è sotto la lente del fisco? I soliti noti, cioè i lavoratori dipendenti e i pensionati, cioè quelli monitorati e che non possono sfuggire al cappio. E’ già da qualche anno, e ancora in fase di “aggiustamenti” il nuovo metodo di controllo, “Serpico” che impietosamente colpisce tutti (ovviamente non il grande evasore) che registra ogni movimento in entrata e uscita di una famiglia e in ogni momento della giornata. Il risparmiatore che va in banca per il prelievo di una parte dei propri risparmi, si sente dire: «A che le servono?». Insomma veramente è arrivato il momento per tenere i risparmi sotto la mattonella del pavimento di casa, visto anche il tasso d’interesse in continuo calo.

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