Pubblicato il: 6 agosto 2019 alle 8:00 am

Civitacampomarano, il borgo molisano resiliente Il paesino che si è adattato al clima e ai cambiamenti, proprio come sanno fare le persone forti

di Marina Monti.

Campobasso, 6 Agosto 2019 – E’ da un po’ che va di moda la parola resilienza. La resilienza in psicologia è la capacità di rialzarci dopo una caduta, di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, di reagire e di rialzarsi più forti di prima. 

Civitacampomarano è così. E’ un paesino medievale immerso nelle colline del Molise, in provincia di Campobasso, in mezzo a una natura incontaminata, arroccato su uno sperone di arenaria a 520 m s.l.m., ricco di storia e cultura e abitato da appena 600 persone. E’ la patria del filosofo Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe, patriota, letterato e poeta italiano, ufficiale dell’esercito napoletano.

Dal 20 aprile di quest’anno Civitacampomarano fa parte della Making Cities Resilient (MCR), Campagna delle Nazioni Unite UNISDR (United Nation Office for Disaster Risk Reduction) – Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri, una rete internazionale a cui, ad oggi, in Italia aderiscono circa 150 città. La Campagna MCR delle Nazioni Unite si pone l’obiettivo di incrementare la riduzione dei rischi di catastrofi e l’aumento della resilienza delle comunità, con il coinvolgimento attivo dei cittadini e della protezione civile.

Può essere la mèta di una escursione estiva, per chi è in cerca di autenticità, relax, silenzio e bellezza, una mèta alternativa, lontano dalle spiagge e dalle grandi città. Sono i piccoli borghi italiani, borghi che fioriscono, che rinascono, culla di eccellenze gastronomiche, vinicole, artigianali da scoprire o da riscoprire.

Campomarano era territorio sannita e solcato dai tratturi, oggi in fase di recupero, che seguivano un andamento tendenzialmente parallelo alla costa, e che coincidevano poi con le vie di età romana.

Fu poi sotto il dominio longobardo, normanno, angioino, aragonese e borbonico, fino alla fine del feudalesimo. Al periodo angioino si deve il maestoso castello, risalente al 1300 e protetto da 4 torri perfettamente conservate. Al suo interno si possono ammirare una fontana medievale, le camere dei signori e le prigioni nei sotterranei.

In questo splendido borgo sono molti, durante l’anno, gli eventi a cui si può partecipare, come il Festival della Street Art ad aprile, Balconi in Fiore a luglio e castelli d’Autore sempre a luglio. Una delle sagre più apprezzate è quella dei cavatelli che si svolge ad agosto nella splendida piazza del Municipio, dove si possono gustare i “cavatiell cu suc” (cavatelli fatti in casa con farina e uova, conditi con un sugo misto di carni di maiale, agnello e vitello), oltre alle altre specialità molisane.

Questa zona è perfetta per chi ama le escursioni naturalistiche e per chi vuole passare una vacanza all’insegna del relax e del riposo. Gli oltre 600 ettari di bosco circostante offrono al turista la possibilità di fare passeggiate a piedi o a cavallo lungo i sentieri impervi e sterrati che lo caratterizzano, arrivando nei boschi della Maiella, tra carpini, aceri e noccioli. In autunno è possibile raccogliere tartufi e funghi, mentre d’estate le fragoline di bosco.

Tra i vicoli del borgo è possibile visitare i resti della Casa del Mercante (XVIII sec), di cui restano il portone ad arco e un parapetto dal quale venivano venduti i prodotti locali. Da vedere anche la Chiesa di San Giorgio Martire con all’interno uno splendido bassorilievo in marmo e, nelle vicinanze, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie con una meravigliosa fonte battesimale. Nei pressi di Civitacampomarano si può visitare anche il cimitero napoleonico, in località Contrada Giardino, un sito molto ben conservato e uno dei pochi esempi di arte napoleonica presenti nel sud della nostra penisola.

Ma in questo tour culturale non potevamo non fermarci un attimo a tavola. Qui i piatti tipici hanno il sapore contadino dei piatti che nei rigidi inverni riscaldavano con poca spesa, come i “fasciuol cuott ca pgnat” (fagioli cotti nella pignata di creta sul fuoco del camino), il “pancuott chi fasciuol” (pancotto con i fagioli), la “queccett chi patan”?? (testina di agnello con le patate), e “i patan abblat ca cen” (patate cotte nella cenere del camino). C’è poi la “pizz e foglie” (pizza di granturco e olio, cotta nel carbone e cenere, poi ribollita nella verdura), i “bottapzzient”, una specie di grossolane tagliatelle fatte con farina e acqua cotte in un sugo di pomodori, sedano e fagioli.

Tra i dolci: ce n’è uno particolarmente caro a tutti i Civitesi: “i cielli”, pasta ripiena con mosto cotto, pane raffermo di grano duro, miele, cacao dolce e amaro in polvere, cioccolato al latte, mandorle tostate, buccia di limone e arancia, caffè, liquore Strega, chiodi di garofano, cannella, noce moscata, zucchero. Ma anche le “past chi mennl” (paste con le mandorle), e i “bscott” , grossi taralli di uova, farina e zucchero.

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