Pubblicato il: 6 agosto 2019 alle 7:00 am

Il destino dell’eroe dei due mondi sarebbe stato diverso se non avesse incontrato Anita Anniversari: il 4 agosto 1849 muore Anita Garibaldi, la pasionaria del Risorgimento italiano

di Caterina Slovak.

Roma, 6 Agosto 2019 – Una ragazza di famiglia povera, sposata suo malgrado con un calzolaio scansafatiche, alla periferia di un impero brasiliano in pieno subbuglio. Questa è Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, ma sarà chiamata Anita dopo l’incontro con Giuseppe Garibaldi. Con lui condividerà ideali e coraggio al suo fianco vivrà e combatterà fino alla morte.

Nasce il 30 agosto 1821 a Morrinhos, terzogenita di 10 figli, nello Stato brasiliano di Santa Catarina, dal padre mandriano Bento Ribeiro da Silva e la madre Maria Antonia de Jesus Antunes, che dopo la morte prematura del marito deve occuparsi della famiglia molto numerosa, senza più riuscire ad uscire da una situazione di estrema povertà. Il bisogno di sopravvivere la spinge a soli 14 anni a sposare Manuel Giuseppe Duarte, calzolaio e pescatore.

Intanto nel 1839 Giuseppe Garibaldi è arrivato nella città di Laguna in Brasile con l’obiettivo di fondare la Repubblica Juliana. Quando sbarca a Rio de Janeiro dal brigantino francese “Nautonnier”, il ventottenne Garibaldi vanta già solide conoscenze marittime (ha navigato nelle acque tunisine, nel Mar Nero e vissuto a lungo sul Bosforo nella cosmopolita Costantinopoli) e pericolosi trascorsi politici (fugge da una condanna a morte inflittagli dal tribunale militare di Genova per aver partecipato a un fallito moto ispirato da Mazzini).

Le vicende vissute da Garibaldi nel sud America hanno dell’incredibile: un’ epopea durata 5 anni in Brasile e 7 in Uruguay: battaglie e passioni, o anche battaglie di passioni, coraggio e momenti romantici, fra cui appunto la storia con Anita.

La sera stessa del suo arrivo Garibaldi conosce Ana, un vero colpo di fulmine per entrambi. “Tu devi essere mia”, le sussurra. L’incertezza di lei è brevissima. Si lascia tutto alle spalle e segue Garibaldi.

Si comporterà come un uomo, combattendo accanto al compagno e ai suoi uomini, nelle battaglie di terra e di mare: nel 1840 partecipa alla battaglia di Curitibanos, in Brasile, contro l’esercito imperiale, è fatta prigioniera quando è incinta di sette mesi. Il bambino si chiamerà Menotti, in ricordo dell’eroe italiano Ciro Menotti. Dodici giorni dopo la nascita del figlio, Anita è già a cavallo, costretta a calarsi dalla finestra della casa dove si era nascosta, con il neonato in braccio. Rimane lì diversi giorni sola con il bambino, senza mangiare né bere, finché finalmente riesce a ricongiungersi con Garibaldi e i rivoluzionari. Avranno altri tre figli: Rosita che muore alla tenera età di due anni, Teresita e Ricciotti. Nel 1842 la coppia si trasferisce a Montevideo, dove si sposerà, una città che ha già vissuto una prima ondata di immigrazione italiana, gente del mare e commercianti, soprattutto liguri.

Nel 1848 Giuseppe e Anita lasciano l’America latina per andare a combatere in difesa della neonata Repubblica Romana. A Nizza i due sono accolti dalla mamma di Giuseppe, Rosa. In Italia diventa la moglie del Generale Giuseppe Garibaldi, colui che deve guidare il Paese verso un sogno, l’Unità nazionale. Nonostante le difficoltà ad adattarsi al nuovo contesto sociale, per amore del marito soffre in silenzio, mostrando sempre un atteggiamento gentile. Ma il carattere di guerriera viene furi, e accompagnerà l’eroe sui campi di battaglie, con i capelli corti e vestita da uomo.

A un certo punto si ammala di malaria, ma nemmeno questo ferma il suo coraggio. Continua a combattere al fianco di Garibaldi. Muore il 4 agosto 1849 nella fattoria Guiccioli a Mandriole, vicino Ravenna. Ha 28 anni ed è di nuovo incinta.

Pochi giorni dopo, il 10 agosto, il suo cadavere è scoperto da un gruppo di ragazzini della zona. Si apre un caso: il corpo sembra aver subito delle percosse e che la giovane donna sia stata strangolata, voci create ad arte, forse per mettere in cattiva luce il marito, ma alla fine si comprende che la vera causa della morte sono le “febbri perniciose”.

Oggi la Fattoria Guiccioli a Mandriole è diventata un piccolo Museo, dedicato alla figura di Anita e all’epopea garibaldina. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua morte, si tiene una piccola commemorazione – nel 2018 è arrivata anche una delegazione dal Brasile.

Nel 1931 il corpo di Anita viene trasferito per volontà del governo italiano nel Gianicolo, a Roma, dove si trova in suo nome anche un monumento che la rappresenta nella sua immagine più vera, a cavallo con il figlio in braccio.

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