Pubblicato il: 8 agosto 2019 alle 8:00 am

Il Sud si svuota Aumentano i segnali di frenata, più di un giovane su due non lavora, solo nel 2017 sono andati via 132 mila meridionali. Ma ad agosto si pensa ad altro

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 8 Agosto 2019 – La cronaca politica di agosto insabbia per qualche settimana quei fatti ai quali né il governo né il parlamento ha trovato ancora una soluzione. E’ tradizione, da sempre, che il dibattito mediatico si sposti su temi più leggieri o su strategiche anticipazioni di quelli che saranno gli argomenti caldi dell’autunno successivo. Così è già stato rimosso un dato di primaria importanza per il Paese: nei primi mesi del 2019 il Sud ha visto affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti.

Secondo l’analisi di mezza estate condotta da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo), più di un giovane meridionale su due non lavora e il miglioramento, dice il Rapporto, “si fa sempre più lieve soprattutto con riferimento al Pil, all’occupazione, agli investimenti e alle imprese”.

La notizia si è sgonfiata nel giro di un paio di giorni dalla presentazione del rapporto. Ma può essere considerata una notizia a scadenza, questa?

Si tratta di una emergenza che, come per altre emergenze del Paese (sismica, idrogeologica, criminale, ecc.) necessita della massina attenzione e di impegni concreti, immediati, forti.

E anticipa gli altri dati allarmanti del Rapporto Svimez, che uscirà in autunno, dall’omonima associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ente privato senza scopi di lucro nato per studiare le condizioni economiche del Sud Italia così da proporre “concreti programmi di azione” per il loro sviluppo: la vera emergenza del Sud Italia? Non sono gli immigrati, ma gli emigrati, emerge dallo studio. Più di 2 milioni di persone hanno infatti lasciato le regioni del Mezzogiorno alla volta del Nord Italia o dell’estero.

Dalle prime anticipazioni emerge che dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa del Mezzogiorno, si riallarga la forbice con il Centro-Nord. Tengono solo gli investimenti in costruzioni, crollano quelli in macchinari e attrezzature, mentre prosegue il declino dei consumi della Pubblica Amministrazione e degli investimenti pubblici.

Al Mezzogiorno mancano quasi 3 milioni di posti di lavoro per colmare il gap occupazionale col Centro-Nord, ma il dramma maggiore è l’emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero. Il rapporto parla anche di diritti di cittadinanza limitati al Sud e fotografa la forte disomogeneità tra le regioni meridionali: nel 2018 Abruzzo, Puglia e Sardegna hanno infatti registrato il più alto tasso di sviluppo.

Le regioni meridionali si svuotano

Continua inarrestabile la migrazione verso l’altrove, che sia il Nord Italia o l’estero. Svimez parla di “vera emergenza” nel paragrafo che anticipa alcuni dei dati che verranno diffusi in autunno: “Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017 – è scritto -. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970).

Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Nel solo 2017 sono andati via 132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità.

La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese. Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali.

In base alle elaborazioni della SVIMEZ, infatti, i cittadini stranieri iscritti nel Mezzogiorno provenienti dall’estero sono stati 64.952 nel 2015, 64.091 nel 2016 e 75.305 nel 2017.

Invece i cittadini italiani cancellati dal Sud per il Centro-Nord e l’estero sono stati 124.254 nel 2015, 131.430 nel 2016, 132.187 nel 2017. Questi numeri dimostrano che l’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze. Tale dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti”.

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