Pubblicato il: 13 agosto 2019 alle 7:00 am

Rimpatrio volontario dei migranti: progetto sperimentale in Piemonte Verrà avviato un tavolo di concertazione territoriale coordinato dalla Regione. Siglato un protocollo con il Ministero dell’Interno e le Prefetture piemontesi

di Alessia Alladio.

Torino, 13 Agosto 2019 – Il Piemonte, storicamente, è tra le regioni dalle quali sono emigrati più italiani: 709.076 (pari al 13,5 % dell’intera ondata migratoria) nel periodo 1876-1900, e 831.088 (il 9,5%) tra il 1901 e il 1915. Negli anni più recenti, sono stati circa 8mila gli espatri nel 2015 e circa 9mila nel 2016.

Ecco perché il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio ha siglato un protocollo insieme al sottosegretario del Ministero agli Interni Nicola Molteni, il capo Dipartimento per Libertà civili e l’Immigrazione Michele di Bari e i Prefetti piemontesi, che sancisce in materia di immigrazione un modello innovativo di intervento a regia regionale, in partenariato con Prefetture, Enti Locali, organizzazioni internazionali ed enti di riferimento del settore.

«Il tema dell’immigrazione è prioritario per la nostra regione – ha detto Cirio – e abbiamo avviato un progetto che ci permetterà di incentivare il rimpatrio dei migranti presenti in Piemonte».

La Regione coordinerà un Tavolo di concertazione territoriale per incentivare i rimpatri volontari dei migranti presenti in Piemonte, attraverso progetti che ne consentano il concreto reinserimento nel tessuto sociale e produttivo dei paesi di origine. Il sostegno economico, infatti, non sarà assegnato al singolo individuo, ma per sostenere l’avvio di una attività lavorativa.

Il Piemonte è la seconda regione, dopo il Friuli Venezia Giulia, a sottoscrivere questo tipo di sperimentazione, che sarà finanziata per il 50% con risorse europee (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione – Fami) e per il 50% dal Ministero degli Interni.

«È importante come nel caso dell’ex Moi sgomberare le occupazioni abusive, ma allo stesso tempo servono misure concrete per gestire la situazione anche dopo, altrimenti si rischia solo di spostare il problema da un posto all’altro – ha aggiunto il presidente Cirio -. Questo progetto è una sperimentazione importante perché non dà un sussidio economico fine a se stesso, ma crea le condizioni perché un migrante possa tornare a casa e poi avere realmente le opportunità per restarci. Diciamo spesso “aiutiamoli a casa loro”, ma poi non lo facciamo. Questa volta invece alle parole seguono i fatti, anche attraverso le risorse di quell’Europa che troppo spesso ha lasciato solo il nostro Paese nel gestire un problema che, però, non è solo italiano. Il Piemonte è una terra solidale, ma la solidarietà deve sempre andare di pari passo con la legalità».

«Con questa firma cambia il paradigma utilizzato fino a oggi sul tema della gestione dell’immigrazione: non più soldi per far restare gli immigrati sul nostro territorio ma incentivi per farli tornare nel loro Paese – ha affermato poi l’assessore alla Sicurezza Fabrizio Ricca -. Il rimpatrio volontario, insieme ad altri strumenti, può essere un tassello in più per mettere ordine in una crisi migratoria che per troppo tempo non è stata gestita. Il caso delle palazzine dell’ex-Moi, definitivamente liberate nelle scorse settimane, può essere un banco di prova interessante per sperimentare questo tipo di approccio innovativo, coinvolgendo gli ex occupanti».

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