Pubblicato il: 18 agosto 2019 alle 8:00 am

Quei libri che non sono stati ancora scritti Esistono storie dentro di noi che potrebbero diventare romanzi. Ma non sempre l’ispirazione si traduce in testi

di Caterina Slovak.

Roma, 18 Agosto 2019 – Vi capita mai di provare il forte desiderio di leggere qualcosa che non è stato ancora scritto? Lo so, detto così sembra un concetto un po’ confuso. Provo a spiegare la sensazione. In piedi davanti alla libreria, scorro i titoli, ne saranno un migliaio, mandando a memoria le immagini delle storie lette. Cerco di immaginare il contenuto dei volumi non ancora aperti ma ho l’impressione che non siano, in quel preciso istante, ciò che desidero leggere. E scatta un meccanismo di costruzione narrativa un po’ particolare, cioè immagino un romanzo, con una sua trama e soprattutto con delle ambientazioni. Quasi ci entro nella storia. Pochi secondi per realizzare che quel libro non è sui miei scaffali: non ce l’ho oppure, chissà, non sarà stato nemmeno pubblicato.

Il pensiero immediatamente successivo è: ora lo scrivo.

L’immaginazione sfiora come un drone declivi fioriti, corre lungo sentieri poco battuti e quindi si fonde con i ricordi, quelli di strade e palazzi: la fanciullezza, i giochi all’aperto, i profumi dell’estate trascorsa a casa, quando in pochi conoscevamo quell’aspetto timido e silenzioso della città che tuttavia si offriva a noi in modo esclusivo e pieno, regalandoci emozioni e sorprese. Come quando scoprimmo, dietro una griglia e nascosto da una vegetazione svogliata, quel cunicolo che tagliava in due il centro storico. Odorava di muffa e catrame, era stretto e basso che bisognava percorrerlo stando curvi come un primate; forse nascondeva mille pericoli ma per noi era la scoperta più importante dell’anno e continuavamo a visitarlo, in fila, senza parlare. In quei dieci minuti circa necessari a completare la sua lunghezza si sentiva solo il rumore dei nostri respiri, affannosi.

Ricordi e immaginazione, memoria e fantasia, come vanno dosati per scrivere una storia di successo? Sembra che stia prendendo forma, vorrei che fosse come un abito cucito per me, seguendo la misura dei miei pensieri, assecondando ogni difetto del mio carattere, esaltando – se c’è – qualche pregio della mia personalità.

Poi quella storia svanisce, dell’ambientazione restano le tinte. Un’altra casella della memoria si riempie, presto o tardi ci sarà un déjà vu in più da annotare.

Il caldo di questi giorni non ha aiutato a mettere ordine nelle idee. E’ come se fossero fatte di cioccolata: pronta a sciogliersi con l’aumento della temperatura esterna e quando si solidifica di nuovo non ha più la forma originale. Così i pensieri in estate. I miei.

Meglio dedicarsi alle recensioni, allora. Parlare dei libri scritti dagli altri. Entrare nelle loro strutture narrative e mentali, ben più solide della mia che proprio adesso, mentre vergo con mano decisa queste righe su un foglio strappato da un vecchio quaderno, si sta liquefacendo.

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